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Corchia: guida al Museo Martino Jasoni di Marzio Dall'Acqua

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COMUNICATO

Corchia, nei castagneti della Val Manubiola, un piccolo borgo tra gli Appennini, frazione di Berceto, nel parmense, ha mantenuto intatte le caratteristiche dell'antico insediamento, con le case sulla strada, un tempo battuta da pellegrini, commercianti, carbonai, cavatori,  contrabbandieri, che ora si perde nei boschi verdi e vasti. Un paese di roccia in una vallata appartata intensamente verde, a 650 metri sul livello del mare con 39 abitanti residenti, dalla elegante architettura spontanea, che continua un tardo medioevo, mai rinnegato, disteso su uno slargo del monte, in una specie di altopiano, che si raggiunge con faticoso serpentiforme cammino in salita, con gli edifici in una treccia di strada.

Proprio all'inizio del paese è Casa Corchia divenuta Museo Martino Jasoni (1901 - 1957), uno straordinario artista che unisce in sè le vicende della emigrazione all'estero e la partecipazione ai fermenti più significativi della pittura America degli anni venti, che cercava di ottenere un riconoscimento mondiale. Jasoni ha infatti studiato a New York alla scuola di John Sloan per diversi anni fino al 1924 allorché ritornò in Italia. Nasce nel corso del 2007 dalla volontà dell'Amministrazione Comunale di Berceto e della famiglia Gianpietro Jasoni di valorizzare l'opera e la vicenda umana di Martino Jasoni. 
Nel 2010 il museo è stato insignito dalla Regione della indicazione che lo qualifica tra  "i musei di qualità della Regione Emilia-Romagna". Nel territorio regionale solo 109 musei  hanno acquisito questa dichiarazione di "eccellenza". 
Sabato 14 settembre 2013 alle ore 16.30 presso la Casa corchia viene presentata la guida del Museo Martino Jasoni redatta da Marzio Dall'Acqua, già presidente dell'Accademia di Belle Arti di Parma, che nel 2007 aveva curato il percorso storico- artistico del Museo stesso. Con l'autore il sindaco di Berceto Luigi Lucchi e l'assessore provinciale alla Cultura Giuseppe Romanini. Si tratta di una guida tascabile che illustra gli ambienti del museo e le opere dell'artista fotografate da Mauro Davoli e la grafica di Stefania Benedetti di Parma.
Il Museo è organizzato al piano terra con la presentazione della personalità del pittore e salendo al primo piano la storia dell'emigrazione italiana verso gli Stati Uniti commentata da frasi tratte dal diario dell'esperienza americana dello stesso Jasoni, scritto nel 1936. Segue una sala dedicata "alla scuola di John Sloan (1919-1924), un'altra che raccoglie le opere, specialmente acquerelli, dedicati alla "vita in famiglia a New York (1922-1924) e a "New York all'aria aperta (1922-1924). Più spazi sono dedicati al "ritorno a Corchia (1925-1957) ed un ambiente al tema delle tecniche usate in pittura da Jasoni, particolarmente adatto alle esposizioni didattiche. Le classi di ogni ordine e grado infatti trovano nello spazio del Museo un ambiente ideale per comprendere anche le vicende dell'emigrazione. 
 
Breve biografia di Martino Jasoni
Una vita tra New York e l'Appennino
 
Del santo protettore di Corchia Martino Jasoni ha portato il nome, nato il 20 febbraio 1901. 
Nel 1906 il padre vende l'unica mucca che possiede e compra due biglietti per New York, dove era già emigrata, alcuni mesi prima la madre, che si era trasferita negli Stati Uniti dopo essere rimasta cinque mesi a Parigi. La prima abitazione è al quinto piano di un palazzine abitato da gente di diverse etnie nella 48^ strada Est a cinque minuti dall'Est River. I coniugi Jasoni lavorano insieme in un grande albergo. Il piccolo Martino affidato ad una vicina italiana soffre di solitudine. Un anno dopo però la famiglia si trasferisce in un nuovo quartiere caratterizzato da una maggior presenza di italiani. Di fronte alla loro casa, sull'altro lato della strada, era la Chiesa Boema dei Padri Redentoristi. Frequentando i ragazzi coetanei impara uno slang nel quale l'inglese si mescola, con i vari dialetti italiani.  Si trattava di un gruppo di condomini con trecento famiglie, uniti in una forte socialità, con mutui scambi. Jasoni, nell'autobiografia scritta nel 1936 e dedicata solo agli anni americani dal 1906 al 1924, racconta della sua vita libera nelle strade regno d'avventura, spazio delle prime esperienze di guadagno, raccogliendo e vendendo stracci, bottiglie vuote,  carta e libri usati, o raccogliendo carbonella per il fuoco domestico, correndo e trasportando con carretti fatti in proprio con casse di sapone e con ruote tolte alla carrozzine  inutilizzabili, personalizzati nei colori, nelle aggiunte e nelle decorazioni. Sui tetti e sulle terrazze di questa specie di villaggio condominiale intensa era la vita soprattutto nelle sere estive, allorché tutti vi si trasferivano alla ricerca di fresco, trasformandole in piazze aeree, chiacchierando e facendo musica insieme. Nella quotidianità  era il regno delle donne che si ponevano a seccare i pomodori per la passata e soprattutto die ragazzi che vi facevano volare gli aquiloni e i cervi volanti che costruivano o allevavano i piccioni viaggiatori, sport comune allora a molti giovani, per cui Jasoni non si stupì quando vide del maestro John Sloan la tela "Giovani che fanno volare i piccioni".
Dal 1908 al 1916 frequenta la scuola pubblica, ma già a dieci anni si iscrive alle biblioteche della fondazione Carnegie non per leggere romanzi, ma monografie sulla pittura e sugli artisti, spesso sperimentando da autodidatta le tecniche che veniva scoprendo. Frequentava anche i musei, per cui nel 1915 accompagna due suoi amici a visitare il Metropolitan e a vedere le opre di un pittore "quasi" suo compaesano: Correggio.
Dal 1916 al 1918, mentre lavora come apprendista incisore in una stamperia, quindi come tipografo e poi come assistente per la preparazione di impressioni su lastre fotografiche, si iscrive, sempre contestato e boicottato dal padre che si opponeva ostinatamente al suo destino d'artista, alla New York High School, dove segue dapprima i corsi di Charles Prior, insegnante che teneva la classe dell'antico ed era legato all'impressionismo e spesso portava i suoi allievi all'aperto a dipingere, lungo le rive dell'Hudson. Queste lezioni all'aria aperta più che i modelli classici proposti in aula hanno segnato il rapporto di Jasoni con la natura.
Nel 1919, sempre di sera, inizia a frequentare la Art Student League di New York. Durante l'estate del 1919 per tre mesi segue i corsi di nudo di George Bridgeman. Avendo perduto la possibilità di iscriversi al corso del maestro, venendo a sapere che John Sloan avrebbe iniziato le sue lezioni, ne diventa alunno, non senza iniziali scontri anche aspri.  Dal 1921 inizia ad esporre alle mostre  annuale organizzate dalla Society of Indipendent Artists, alla quale invierà opere fino alla XI edizione del  1927,  quindi ben dopo il suo ritorno in Italia, ottenendo ottimi successi e spesso vendendo i propri acquerelli.
Nel 1923 viene invitato ad allestire una personale di dodici acquerelli nell'atrio della New York Public Library 59 Street Branch, dove effettua la sua prima vendita. 
Abbastanza inaspettatamente il 24 giugno 1924 con la famiglia si imbarca sul "Conte Verde", prestigiosa nave della flotta italiana appena inaugurata, per ritornare in patria. Gli amici che lo accompagnano all'imbarco e forse lui stesso, per un certo periodo, penseranno ad un ravvicinato ritorno, che non ci sarà.
Nei primi anni di ritorno dall'America inventerà  il "Corriere di Corchia", un giornale umoristico che riprendeva modelli statunitensi come quelli realizzati dal suo amico e compagno di classe Otto Soglow, con il quale intrattenne a lungo una fitta corrispondenza. Come un'altrettante importanza corrispondenza dal 1927 alla morte  ebbe con Guido Battelli (Sarzana, 1869 - Firenze, 1955),  critico e storico dell'arte, docente di letteratura italiana in Portogallo, all'Università di Coimbra.
Nel 1928 dipinge per la chiesa di Serravalle Ceno "Il martirio di San Lorenzo e Sant'Antonio abate"  e nel 1929 dipinge nell'oratorio di Alto Bergotto. Nello stesso anno sposa Margherita Jasoni. Ha due figli: Maria Teresa e Giampietro.
La prima partecipazione a una mostra in Italia è del 1932. Seguiranno una nutrita presenza a mostre provinciali e regionali fino alla partecipazione, nel 1936, alla XX Biennale di Venezia. L'anno prima era stato presente alla II Quadriennale di Roma. In questo biennio inizia a scrivere il proprio "Diario americano", che chiude il 21 dicembre 1936 "giorno di san Tommaso". E' costretto dalle condizioni economiche famigliari peggiorate dopo la famosa "quota novanta", in seguito alla crisi di Wall Street, al duro lavoro nei campi, ma non per questo rinuncia a cercare una propria strada come artista, anche se spesso non capito dai colleghi parmigiani.
Al 1941 e 1942 datano le ultime opere. Alla morte del padre Giovanni, il 7 marzo 1943,, che pure lo aveva così ostacolato, smise di dipingere, limitandosi a pochi disegni peraltro scarsamente  significativi.  Deve inoltre impegnarsi sempre più nel lavoro dei campi. 
Il generale Harold Rupert Alexander (1891-1969), , comandante del XV corpo di armate anglo-americane, capo della campagna d'Italia fino al novembre 1944, allorché fu nominato comandante in capo delle forze alleate nel Mediterranei, diede a Martino Jasoni un encomia per l'aiuto dato ai soldati americani e sbandati che tentavano di attraversare la Cisa.
Dopo la guerra Jasoni scrive moltissimo di storia  e traduce dall'inglese. Sogna di presentarsi al popolare programma "Lascia o raddoppia" per la storia americana. Nel 1956 partecipa alla Mostra Internazionale di Arte Contemporanea di Roma organizzata dall'UNAC.
Muore il 26 novembre 1957.
 
 

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