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Fornovo, il futuro dell'area Eni accende il Consiglio comunale

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 Donatella Canali

L’area Eni ancora al centro del dibattito dell’ultimo Consiglio comunale. L’occasione è stata offerta dall’approvazione di una variante al Piano strutturale comunale rivolta in particolare, come ha spiegato l’assessore all’Urbanistica Dorina Pacini, a modificare alcuni ambiti territoriali. 
Nello specifico, sono state riviste le destinazioni produttive e commerciali e la dotazione di opere di urbanizzazione primaria e di ciò si è discusso nei numerosi incontri con Eni. Si è tenuto conto della rilevanza di tale area nel quadro complessivo dell’organizzazione urbana: la zona dismessa viene vista sia come spazio di collegamento  sia come luogo di compresenza di varie attività produttive con servizi importanti quali la cultura, lo sport, il tempo libero e l’istruzione. Elemento di fondamentale importanza è poi il nuovo tracciato stradale che da «tangenziale» dell’abitato diventa strada di miglioramento dell’accessibilità alla stazione ferroviaria. In sintesi, l’amministrazione comunale ha assunto le proposte del Pst quale riferimento per la trasformazione del territorio urbanizzato del capoluogo nell’area compresa tra la ferrovia ed il ponte sul fiume Taro, ma ha perfezionato alcune indicazioni a seguito degli approfondimenti condotti nei confronti con Eni. Viene in particolare prevista la destinazione scolastica della quasi totalità dell’attuale centro sportivo. 
Secondo il consigliere di minoranza Giuseppe Restiani «Dopo cinque anni di amministrazione si è ancora al punto di partenza per l’area Eni. C’erano aziende locali interessate a trasferire l’attività su tale area: non avendo ricevuto risposta, se ne sono andate trasferendo in altri luoghi l’attività, per cui a chi era nelle condizioni di operare è stato impedito di farlo. Fornovo è fermo ormai da molti anni sul tema delle aree industriali: si è solo fatto girare della carta e speso troppo denaro senza aver portato a casa alcun risultato. Si è perso tempo, si è rimasti indietro». 
Il consigliere Enrico Vaghezzani ha affermato che «Fin dall’inizio era chiaro che il Pst non avrebbe potuto essere tradotto in realtà, per cui è stato speso molto denaro inutilmente. Ci chiediamo se l’amministrazione sia in grado di dialogare con Eni o se è solo capace di scontrarsi, visto che dopo ben quattro anni non è stato raggiunto alcun accordo con la società. Si parla di spostare le scuole ma non esiste alcuna possibilità concreta di farlo». 
Il sindaco ha replicato che tutte le aziende del territorio erano state contattate e che nessuna aveva manifestato la volontà di trasferirsi sull’area Eni in quanto l’acquisizione di area era motivata solo da fini speculativi. «Per avviare trattative - ha aggiunto Emanuela Grenti-  occorre prima avere elementi concreti. L’area dismessa da Eni andava salvaguardata perché inquinata, c’è stata grave mancanza nel non porvi la salvaguardia, considerato che la raffineria ha inquinato per 100 anni: se si pretende di avere ed utilizzare un’area bisogna pretenderla bonificata perché è giusto farlo per la cittadinanza».

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