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Tele e colori contro la mafia dedicate a don Ciotti

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 LANGHIRANO

Giulia Coruzzi
La sua tenda, dopo tanto errare, è diventata stabile. A rinsaldare la sua struttura, già fortissima, vi sono adesso anche la pietra e le parole incise nel legno. Emanuele Modica ha raggiunto un altro dei suoi nobili obiettivi e domenica inaugurerà la «Casa museo La Tenda» dedicata a don Ciotti e a Libera, così vicino a lui negli intenti e nella lotta alla mafia. 
La mafia: ecco il grande mostro contro cui Modica ha combattuto fino a oggi con grande coraggio e tenacia e contro cui non intende deporre le sue «armi». Non violento, fervente credente, fermo nei suoi valori, legato alla terra e alla natura, Emanuele Modica è un esempio di come si può impegnare un’esistenza a lottare contro la realtà mafiosa. 
Nelle stanze della sua abitazione di Manzano ci sono le tele più significative del suo percorso, un cavalletto su cui continuare a creare e «urlare», fotografie e testimonianze del suo passato, ma c'è soprattutto la sua vecchia tenda, il luogo che fisicamente e simbolicamente fu custode della sua arte itinerante. 
Colpito quando era ancora ragazzo dalla morte del padre, ucciso dalla mafia nel 1961 mentre lavorava la terra del suo campo, Modica scelse la forza del colore, dell’arte e di una mano davvero libera, rifiutando quella delle armi e della vendetta. 
Nel 1969 l’artista creò a Palermo la «Tenda», mostra itinerante che lo portò attraverso le piazze d’Italia sfidando minacce, pregiudizi, intimidazioni. Tanti sono passati nel suo «regno»: critici d’arte, giornalisti, politici, scrittori e poeti come Ignazio Buttitta, Leonardo Sciascia, Vittorio Sgarbi, Michele Prisco, Lorenzo Piras, Gianni Bertone, Cesare Zavattini, Gianni Cavazzini, Leoluca Orlando, don Ciotti. 
Il legame forte con quest’ultimo grande personaggio diede un’iniezione di fiducia in più a Modica che oggi gli dedica la sua casa-museo. «Su un castagno secolare ho inciso questo mio ennesimo grido contro il male dell’uomo - spiega Modica mostrando la grande insegna che sovrasta l’ingresso -. Accanto alla dedica a don Ciotti spicca un nido, elemento ricorrente nelle mie opere e metafora di quella famiglia, di quella società che cresce, forte della giustizia e della verità che alimenta al suo interno. Le mie opere si rivolgono soprattutto a ragazzi e studenti. Anche per loro il mio impegno deve continuare: la lotta civica e culturale alla criminalità mafiosa non deve mai placarsi o scendere a compromessi». 
Sfidando minacce, paura, pregiudizi, intimidazioni, il suo messaggio di pace e non violenza è pronto per la trasformazione: un impegno sociale quotidiano, una perenne apertura al bene.
 L’inaugurazione, aperta a tutti, avverrà domenica pomeriggio alle 16, nella casa museo che sorge dietro la chiesa di Manzano, alla presenza delle autorità locali, della presidente di Libera Alessia Frangipane, dal referente regionale della medesima associazione Daniele Borghi, della giornalista e critica d’arte nonché coordinatrice della Casa museo Manuela Bartolotti e del parroco di Langhirano don Raffaele Mazzolini. 
Per tutti coloro che volessero visitare la Casa museo: 331-2226335.

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