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"Siamo rive dello stesso fiume": Aiola ha festeggiato i 50 anni della parrocchia con il vescovo di Reggio

"Siamo rive dello stesso fiume": Aiola ha festeggiato i 50 anni della parrocchia con il vescovo di Reggio
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Andrea Violi

La chiesa era piena, la gioia delle famiglie era palpabile. La parrocchia di Aiola ha celebrato i suoi cinquant'anni di vita con una messa guidata dal vescovo di Reggio Massimo Camisasca. La festa è per la comunità ma anche per monsignor Antenore Vezzosi, vero motore della parrocchia: lui l'ha fondata nel 1963, ha saputo farla crescere, dotandola di strutture - nuova chiesa, campi sportivi, spazi per i ragazzi - ma soprattutto facendo leva sulle persone. «Ci ha lasciato fare, tentare, applaudendo i nostri sforzi - ha detto un parrocchiano leggendo un messaggio di auguri -. Pian piano ci siamo scoperti coraggiosi, entusiasti, creativi: un po' come lei. Così Aiola, quattro case e un oratorio, è diventata... Aiola».
Il paese è cresciuto nei decenni e con lui il parroco, divenuto anche presidente nazionale dell'Anspi.
Nella terza domenica di ottobre sono quindi culminate le celebrazioni per le «nozze d'oro» della parrocchia. La messa celebrata dal vescovo (all'altare anche don Daniele Casini, parroco della Cattedrale, il parroco di Montecchio don Corrado Botti e il diacono di Sant'Ilario) e poi il pranzo della comunità. La festa è anche un'occasione per ricordare le vocazioni religiose scaturite da Aiola, come quelle di don Casini e suor Chiara, missionaria in Africa centrale. Alle missioni vanno anche le offerte raccolte a messa: saranno donate a don Pietro Ganapini, impegnato «nella sua straziata Africa», in Madagascar.

Alle 10,30 in punto la chiesa è già piena: nessuno pare voler essere in ritardo in questo giorno speciale, anche per gli ex aiolesi tornati soltanto per la messa solenne. Il vescovo e i sacerdoti entrano in processione. Nei primi banchi siedono il sindaco Paolo Colli - il cui nonno, Afro Reverberi, lavorò ad Aiola come barbiere negli anni '40-'50 - il maresciallo dei carabinieri Carlo Chiuri e i ragazzi che il 18 maggio 2014 faranno la cresima. Durante la messa del cinquantesimo c'è spazio anche per la presentazione al vescovo di Reggio Emilia-Guastalla.
I canti del coro scandiscono la prima parte della messa, fino all'omelia: Camisasca parla seduto davanti all'altare, «come un nonno che parla ai nipoti». Il vescovo ha ricevuto il libro scritto per l'anniversario: «Sarà sempre vero!!! - Storia di una comunità famiglia di famiglie». Il titolo lo ha colpito e diventa argomento del suo discorso: «Sarà sempre vero: ciò che qui è cominciato non finirà, anzi si perfezionerà, si purificherà strada facendo - dice Camisasca -. E' la festa di tutti voi ma soprattutto di don Antenore (come ancora oggi un po' tutti chiamano il monsignore, ndr): ha veramente creduto nella possibilità che ci fosse una comunità attorno alla parrocchia, ha donato tutte le energie della sua intelliganze viva, cuore creativo, fantasia e sensibilità».
Un pensiero va anche a don Ennio Caraffi, parroco di Montecchio che nel 1963 inviò don Vezzosi ad Aiola: «Per primo si adoperò per la nascita della comunità». Camisasca ricorda ai fedeli che «la parrocchia è il luogo in cui si impara a pregare. E' un luogo di umanità, che fonda una nuova socialità. E' il segno del primato di Dio nella nostra vita».
Ad Aiola i frutti della socialità che nasce dalla parrocchia sono evidenti. Anche il vescovo lo sa, tanto da sottolineare «il clima di famiglia e di confidenza che si respira subito entrando qui». Alla fine della messa monsignor Vezzosi si riallaccia al discorso e dice, suscitando ironia e poi un applauso: «Eccellenza, dica la verità: le è piaciuto venire ad Aiola! Una mamma ha detto a un ospite: “In questa parrocchia si sta meglio che a casa propria”. Una battuta che riassume il valore della fede, da vivere con gioia». «Sono venuto qui attratto da qualcosa - ribatte il vescovo -. E' la terza volta che vengo e non sono stato tre volte in tutte le parrocchie... Forse mi attrae la figura stessa di don Antenore. Abbiamo bisogno di sacerdoti così: dieci come lui rivoluzionano una diocesi».

Durante la messa si presentano a Camisasca i 15 ragazzi che faranno la cresima: Mattia, Nicole, Chiara, Sara, Eneo, Benedetta, Jacopo, Alfonso, Aurora, Francesca, Gabriele, Elia, Simone, Federica, Samuele.
La parrocchia compie mezzo secolo di vita ma questo non è un punto di arrivo. «Questa storia deve continuare», dice il vescovo. «Il nostro cammino non giunge a termine ma parte da qui con forza e speranza», aggiunge un aiolese nel messaggio finale. Parrocchia e sacerdote, sottolinea, hanno «camminato uniti, in cordata, alla ricerca della cima: Cristo»; sono stati «rive dello stesso fiume», con un don Antenore «inguaribile ottimista, entusiasta del Signore e della vita, mai malinconico o nostalgico».

Gli aiolesi hanno regalato a Camisasca un'immagine del Cristo della chiesa e al parroco un messale della liturgia e un paio di scarpe robuste. Le offerte della messa invece andranno alla missione in Africa di don Pietro Ganapini, amico di monsignor Vezzosi.
A fine messa, tutti sul sagrato per uno scatto di gruppo, con i fotografi costretti a salire su una scaletta per inquadrare tutti... E poi, il pranzo in parrocchia. Perché il vescovo torna a Reggio ma la festa continua, per ricordare insieme tanti episodi di vita vissuta e per guardare insieme... ai prossimi cinquant'anni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Franco Bifani

    20 Ottobre @ 19.37

    Et benedictio Dei omnipotentis descendat super Andrea Violi, et maneat semper; in nomine Patris etc., etc., etc.

    Rispondi

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