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Omicidio di Torrile: convalidati i due fermi. Leporace a Parma anche una settimana fa

Omicidio di Torrile: convalidati i due fermi. Leporace a Parma anche una settimana fa
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Chiara Cacciani

Gli hanno devastato il cranio a colpi (presumibilmente) di cric, gli sono passati sopra con l'auto, gli hanno portato via il telefono cellulare e hanno fatto sparire l'arma del delitto. Ma i killer hanno dimenticato il borsello con i documenti d'identità della loro vittima e il pezzetto di carta sul quale Antonio Leporace aveva segnato il suo nuovo numero di cellulare. Sono partiti da lì i carabinieri del Nucleo investigativo, della compagnia di Fidenza e della stazione di Colorno, coordinati dal pm Lucia Russo, per provare a districare il giallo di Halloween: l'omicidio del 45enne pregiudicato calabrese nella golena di Sant'Andrea di Torrile.

"A dispetto della brevità non è stata un'indagine semplice", ha commentato il comandante provinciale Carlo Cerrina, ringraziando i suoi uomini e annunciando la convalida del fermo chiesto dal pm Russo nei confronti di Luciano Scalise e Giuseppe Pallone, 32 e 38 anni, entrambi originari del Crotonese e domiciliati a Milano. Nei loro confronti l'accusa è quella di omicidio volontario con l'aggravante della crudeltà e ora i due sono nel carcere di via Burla, dove si è svolto l'interrogatorio di garanzia di fronte al gip Alessandro Conti. Scalise si è avvalso della facoltà di non rispondere, Pallone ha invece fornito una sua ricostruzione che deve essere verificata.

Molti tasselli importanti per l'indagine - come ha sottolineato il tenente colonnello Giorgio Sulpizi -sono arrivati dalle testimonianze di alcuni residenti nella Bassa che avevano visto il trio cenare e fare alcune consumazioni in bar della zona il giorno precedente. Elementi che sono stati incrociati con le risultanze delle intercettazioni telefoniche e con particolari riferiti dai familiari di Leporace. Un altro punto centrale è la Ford Ka rossa utilizzata abitualmente dalla vittima ma anche dai due arrestati: una vettura "immortalata" dalle telecamere di sorveglianza di una villa a Sant'Andrea di Torrile e poi rintracciata e sequestrata a Lambrate. Il giorno dopo l'omicidio Scalise e Pallone si erano messi al volante per tentare una fuga (non riuscita ) in Svizzera: l'auto era stata parzialmente ripulita ma all'esterno sono state ritrovate  tracce di materiale biologico, e in particolare di sangue. Sangue che potrebbe essere quello di Leporace, avvallando l'ipotesi che l'uomo sia stato anche investito. Un'ulteriore violenza nella violenza: come se la rabbia dei killer non fosse stata placata dai quei colpi foritssimi alla testa. L'arma del delitto non è stata ritrovata ma verosimilmente si tratta del cric della Ka, che ha provocato il parziale sfondamento del cranio dell' 45enne. 
 
Al domicilio dei due uomini, in lavatrice, sono stati trovati indumenti che sono stati sequestrati. Sui motivi alla base dell'omicidio ci sono al momento solo ipotesi. Secondo la ricostruzione degli investigatori, Leporace smerciava la cocaina che i due  gli procuravano, e la tappa  nel Parmense era dovuta probabilmente alla presenza di contatti "professionali" in loco. Non tanti: Leporace era stato nella Bassa nei sei giorni precedenti la morte ma non era un frequentatore della zona. Ma abbastanza per far scegliere Torrile come luogo per darsi appuntamento.
Alcuni testimoni hanno riferito di averli visti discutere anche il giorno precedente, forse per un debito che Leporace non aveva saldato con i suoi fornitori. E i dissidi sarebbero poi sfociati nell'aggressione mortale, non si sa ancora se premeditata o se esito di un ennesimo, violento litigio.
Leporace, forse sotto l'effetto della droga  (ma per questo bisognerà aspettare l'esito dell'autopsia), e sicuramente più esile rispetto ai due calabresi, sarebbe stato costretto ad arrivare sull'argine, dove poi è stato brutalmente ucciso.
 
 Ampi servizi sulla Gazzetta di Parma in edicola domani 

 La cronaca di ieri - Omicidio Leporace: presi i kiler

 DATABASE PARMA - Omicidi nel Parmense: un anno di sangue

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  • Gio

    06 Novembre @ 23.17

    ?Ndrangheta è Calabrese. Costro sono calabresi. Purtroppo "certi" calabresi hanno impestato la Lombardia, la Liguria, l'Emilia. Come certi napoletani camorristi. E' ormai uno schifo !

    Rispondi

  • mauro

    06 Novembre @ 20.00

    il problema per qualcuno sembra non essere, non e' la criminalita', ma che possa stare dalle nostre parti; se ne tornino in calabria e tutto torna a posto. Tornaimo un paese felice senza calabresi, o tunisini. o di monchio Questi, comuinque venivano da MIlano.

    Rispondi

  • gazzettadiparma.it

    06 Novembre @ 07.24

    A giligan (e intanto lo ricordiamo a tutti i lettori). Le parole vanno sempre misurate: un conto è criticare un gesto politicamente, un conto è un paragone con una vicenda di rilevanza penale. Poi qualcuno si lamenta perchè "censuriamo": è solo per evitare a voi (e soprattutto a noi) una querela per diffamazione....

    Rispondi

  • rataplan

    06 Novembre @ 07.15

    Innanzitutto, complimenti ai Carabinieri. Poi: originari del crotonese........la stessa provincia dove si reca il ministro sindaco reggiano, con tanto di fascia tricolore, alla processione del Santissimo Crocefisso per rinsaldare i legami........ Per la serie" Cosa mi tocca fare per raccattare voti", quasi come il bacio con Totò u curto di andreottiana memoria.

    Rispondi

  • Paolo Frambati

    05 Novembre @ 20.02

    Di positivo, in questa vicenda, c'è che gli abitanti del luogo hanno testimoniato. La paura non ha ancora generato l'omertà. Però, considerati gli errori che i due delinquenti hanno compiuto, ci troviamo di fronte a una criminalità non ancora radicata, spuria e pendolare. Riusciremo a ricacciarla dov'è venuta, cioè in quella Calabria che continua a rifornirci di boss e manovalanza, da Salsomaggiore a Medesano fino agli argini del Po?

    Rispondi

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