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Parma in bianco&nero - Oltretorrente, un caleidoscopio di storie

Parma in bianco&nero - Oltretorrente, un caleidoscopio di storie
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di Francesca Lombardi

E' la Parma storica: della storia scritta, e di quella ancora da scrivere. Delle Barricate di Guido Picelli e dei cappelletti di Singh Sukhjinder, fruttivendolo indiano di via Imbriani. Della sedia di piazzale Picelli su cui Gigliola Colombi legge la Gazzetta, e del Triangolo delle Bermude, dove la sera, dicono, è meglio non avvicinarsi, perché fa paura.
L'Oltretorrente è un caleidoscopio di immagini e di sensazioni. E' un quartiere che si muove, e che se stesse fermo non sarebbe lui. Non si può capire: solo guardare, fotografare, dipingere, annusare, vivere.

IL KEBAB DI SAID – Said è di più. Più di un algerino – parla il dialetto pramzàn - e più di un parmigiano, perché è algerino. Più di un kebabaro - cucina anche tortelli d'erbetta-, e più di un commerciante: quasi per una legge naturale, dei suoi clienti diventa anche amico, e quando si parla di lui, c'è chi fa a gara per rivendicare una conoscenza più “vera”. Said vede mille persone al giorno e si ricorda i gusti di tutti, e se ci passi anche solo una volta, lui non si dimentica. Said cucina il kebab.
VIDEO: Guarda come si prepara un kebab 

GIGLIOLA, STEFANO E I FIORI “INTERCULTURALI” - “Per fare tutto ci vuole un fiore”, diceva la canzone di Sergio Endrigo (Ascolta il brano ). Gigliola Colombi e Stefano Salvarani i fiori li vendono. Nel loro negozio che si affaccia su piazzale Picelli, in 25 anni hanno accolto tanti, tantissimi parmigiani, e ora accolgono anche tanti stranieri. Insomma, il “tutto”, che in Oltretorrente oggi fa rima con unire, legare culture diverse, loro lo fanno davvero.  Perché se ogni fiore nasconde un mondo, è anche vero che ogni mondo guarda ogni fiore in modo diverso. “Per esempio i crisantemi: da noi sono associati alla morte, ma per tante culture non è così – raccontano Gigliola e Stefano -: e infatti qui ne vendiamo parecchi per tutte le occasioni”. Di solito, poi, chi viene dall'est europeo impazzisce per le rose, mentre i giapponesi e i cinesi optano più per fiori semplici.  Altri stranieri amano invece seguire le tradizioni italiane. Così, il giorno dedicato agli innamorati in tanti “l'hanno detto” con uno o più fiori. “Quando lo straniero rispetta l'italiano, anche l'italiano lo rispetta – dice Gigliola -. I parmigiani sono gente per bene, seguono le regole, sono signori. Basta che qualcuno parcheggi in doppia fila, e già diventano insofferenti.  E' anche da queste piccole cose che nasce la diffidenza, il sospetto. Se ricevono rispetto, però, ripagano con il rispetto”.

FOTO - I volti e le immagini dell'Oltretorrente

L'INDIANO CHE CUCINA I CAPPELLETTI – Via Imbriani, due passi da piazzale Picelli: di colorato, oltre alle case, c'è anche la frutta e la verdura di Sing Sukhjinder, 29 anni e a Parma da 10, dopo tre passati in Germania. Sing, sulla porta d'ingresso della sua bottega, ha messo un cartello: è scritto in indiano, e dice che all'interno si possono trovare anche prodotti della sua terra. E infatti,  fra insalate e peperoni, spuntano lenticchie, spezie di ogni tipo, riso basmati. Ma Sing non è uno di quelli che non guardano oltre il loro cordone ombelicale. Anzi. Sing ha fatto il cuoco a Parma: per dieci anni ha cucinato piatti parmigiani, e ora se gli chiedi qual è la ricetta che gli viene meglio ti risponde i cappelletti in brodo.  E' sposato con una ragazza indiana, e ha una figlia di sei mesi. “Mi puoi preparare per dopo un sacchetto con dentro sedano carote e cipolla? Grazie”. Sulla porta si affaccia la barista del bar di fianco: Sing ha aperto da appena un mese, è ha già fatto amicizia con chi in via Imbriani vive e lavora. “Se qualche straniero finisce sui giornali perché fa qualcosa che non si dovrebbe fare, io do ragione agli italiani: siamo qui per lavorare, non per fare casino”.

MOHAMED, HECHME E IL TRIANGOLO DELLE BERMUDE (Ascolta il brano abbinato a questo paragrafo) Il negozio di Mohamed Shabir, pakistano, sorge proprio nel cuore dell' Oltretorrente “maledetto”. Cioè in piazzale Inzani, in quello che chiamano “Il triangolo delle Bermude”perché ci sono tanti stranieri che bivaccano. Alcuni in quella zona hanno paura a passarci. Il negozio di Mohamed sa di pulito. Un pulito quasi eccessivo, esibito. Hechme Basti, tunisino, entra a prendere una birra e si ferma a fare due chiacchiere. Hechme è in Italia da 20 anni. Anche lui ha visto cambiare Parma: “Vent'anni fa a Parma eravamo sì e no in duecento stranieri: i parmigiani ci guardavano come se fossimo chissà cosa. Io allora facevo il muratore, poi per lavoro sono stato in Francia tre anni. Quando sono tornato, qualcosa era cambiato. Lo sguardo era diverso. La gente passava accanto e non osservava più come prima: in un certo senso si era abituata. Ora non ci fa nemmeno caso”. Hechme, che in Tunisia ha preso il diploma di infermiere e oggi a Parma fa il restauratore, è sposato con una donna russa e sta bene. Mohamed no. O comunque, non come vorrebbe. Perché lavora tanto, tantissimo, paga le tasse, e quando chiede il rinnovo del permesso di soggiorno lo ottiene dopo due anni, quando praticamente è già scaduto. “E' una vergogna – dice -, perché in altri Paesi europei te lo rinnovano in due ore”. In Italia invece no. Lui la sua domanda di rinnovo l'ha presentata otto mesi fa: non ha ancora ricevuto niente. Hechme dorme tre-quattro ore a notte: dalle 4 del mattino fino alle 11 lavora per l'Enìa, poi va in negozio e tiene aperto fino alle 11 di sera.  Il giorno dopo ricomincia alle 4. così per sei giorni a settimana. “E poi devo spendere 200 euro e aspettare due anni per essere in regola: è assurdo”. Suo fratello, che fa il rappresentante di articoli di pelletteria in giro per il mondo (da sei anni), poco tempo fa è stato derubato dei documenti all'Autogrill. Ha sporto denuncia: ma per riavere il permesso occorre aspettare. Tanto, troppo. “Doveva partire per la Cina lunedì: ora come farà? Un conto è aspettare quindici giorni, un conto è aspettare magari un anno o più...Come fa a lavorare?!”.

LILI WU E I LIBERIANI – Lili Wu, 33 anni, viene dalla Cina. E' a Parma da otto anni, e ora lavora all'Asia & African Market di strada Inzani, un negozio dove l'odore di spezie si mischia a quello dei prodotti cosmetici cinesi.  L'italiano lo parla a stento: “Tutto va bene, tutto va bene”, continua a ripetere. Lili sorride come sorridono i cinesi, con quella posa plastica tenera da bambini. E' sposata e ha tre figli: a una ha dato un nome italiano, Elisa.
 Due liberiani passeggiano in via Cocconcelli con gli occhi spenti. E' una giornata di sole, e loro camminano lenti. “Cosa facciamo? Niente, non lavoriamo – dicono – E' da tanto che stiamo cercando, siamo costretti ad andare in prestito da amici”. “Poi, vedi, se ti capita di farti del male come lui,, hai finito”. Uno indica la gamba dell'altro. “Sono caduto sul lavoro e sono stato in ospedale a lungo – spiega l'amico con i suoi occhi blu estraniati -. Che farò ora?.. Dio solo lo sa..”.

LEGGI: Parma in bianco&nero - Via Saffi, una strada e mille storie. Non sempre di cazzotti

Di seguito, alcuni episodi di cronaca nera dell'ultimo anno:
 

 

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