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L'eco-mostro pericolante abitato dai senzatetto

L'ex stabilimento Tarasconi da 6 anni è simbolo dell'abbandono. I residenti: «Buttiamolo giù e ricostruiamo qualcosa di nuovo»

L'eco-mostro pericolante abitato dai senzatetto
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Margherita Portelli
I residenti del quartiere hanno imparato, loro malgrado, a conviverci. Undicimila metri quadrati di degrado che da sei anni danno il buongiorno a chi spalanca le finestre dei tanti palazzi fra via San Leonardo e il comparto Paradigna: l’ex stabilimento Tarasconi è ancora lì, smisurato simbolo dell’abbandono, polo produttivo che un devastante rogo ha come cristallizzato nel tempo, una notte d’estate del 2007. 
I cittadini che passeggiano a fianco di questo imponente vicino di casa dicono che la soluzione migliore, di cui si parla da tanto tempo, sarebbe quella di «buttare giù tutto e ricostruire qualcosa di nuovo». «Ci sono disperati che vanno a trovare rifugio fra quelle mura pericolanti di notte, ragazzi che vanno là a passare il tempo e a scrivere sui muri» accenna un signore mentre libera il suo amico a quattro zampe nell’attigua area cani. La proprietà è privata, ma l’accesso è quanto di più semplice, perché le sbarre del cancello che dà su via San Leonardo in vari punti sono state divelte, la rete che separa l’area da stradello Matilde di Canossa è piena di buchi e persino un piccolo cancello a lato dello spazio è aperto. Farsi strada è così facile che vedere gente «a passeggio» tra queste rovine in un giorno qualsiasi (qualcuno addirittura per far correre liberamente il proprio cagnolino) è ormai abbastanza normale, anche se avventurarsi da soli, stando ai residenti, è tutt’altro che consigliabile. 
La fotografia di questo spazio visto da vicino è desolante: un tappeto di vetri in frantumi e rifiuti circonda quel che resta del luogo che pochi anni fa dava lavoro a centinaia di persone. Ora si ha come la sensazione che tutto debba crollare da un momento all’altro, complice il tempo, e, non di meno, il puntiglio di instancabili vandali che hanno fatto di questo luogo meta prediletta delle loro scorribande. Bombolette e bottiglie abbandonate «ornano» ogni angolo. 
Si tratta di un luogo pericoloso e potenzialmente accessibile a tutti: il problema era stato portato all’attenzione dell’amministrazione anche nelle riunioni di quartiere dei mesi scorsi. «In agenda nei prossimi giorni ho un incontro con i proprietari dell’area per valutare insieme le reciproche idee e intenzioni su come si potrebbe procedere - specifica, in proposito, l’assessore ai Lavori pubblici del Comune di Parma, Michele Alinovi -. Lo spazio potrebbe essere riqualificato, si potrebbe pensare ad una riconversione, anche attraverso varianti di strumenti urbanistici: di certo, essendo un’area privata, i margini d’intervento dell’amministrazione sono piuttosto limitati, ma si farà il possibile per favorire una soluzione». I tempi non si preannunciano brevi, anche se, come aggiunge l’assessore: «Al Piano strutturale comunale stiamo mettendo mano in questo periodo, quindi già dal prossimo anno potrebbe muoversi qualcosa». 
Margherita Portelli

 

I residenti del quartiere hanno imparato, loro malgrado, a conviverci. Undicimila metri quadrati di degrado che da sei anni danno il buongiorno a chi spalanca le finestre dei tanti palazzi fra via San Leonardo e il comparto Paradigna: l’ex stabilimento Tarasconi è ancora lì, smisurato simbolo dell’abbandono, polo produttivo che un devastante rogo ha come cristallizzato nel tempo, una notte d’estate del 2007. I cittadini che passeggiano a fianco di questo imponente vicino di casa dicono che la soluzione migliore, di cui si parla da tanto tempo, sarebbe quella di «buttare giù tutto e ricostruire qualcosa di nuovo». «Ci sono disperati che vanno a trovare rifugio fra quelle mura pericolanti di notte, ragazzi che vanno là a passare il tempo e a scrivere sui muri» accenna un signore mentre libera il suo amico a quattro zampe nell’attigua area cani. La proprietà è privata, ma l’accesso è quanto di più semplice, perché le sbarre del cancello che dà su via San Leonardo in vari punti sono state divelte, la rete che separa l’area da stradello Matilde di Canossa è piena di buchi e persino un piccolo cancello a lato dello spazio è aperto. Farsi strada è così facile che vedere gente «a passeggio» tra queste rovine in un giorno qualsiasi (qualcuno addirittura per far correre liberamente il proprio cagnolino) è ormai abbastanza normale, anche se avventurarsi da soli, stando ai residenti, è tutt’altro che consigliabile. La fotografia di questo spazio visto da vicino è desolante: un tappeto di vetri in frantumi e rifiuti circonda quel che resta del luogo che pochi anni fa dava lavoro a centinaia di persone. Ora si ha come la sensazione che tutto debba crollare da un momento all’altro, complice il tempo, e, non di meno, il puntiglio di instancabili vandali che hanno fatto di questo luogo meta prediletta delle loro scorribande. Bombolette e bottiglie abbandonate «ornano» ogni angolo. Si tratta di un luogo pericoloso e potenzialmente accessibile a tutti: il problema era stato portato all’attenzione dell’amministrazione anche nelle riunioni di quartiere dei mesi scorsi. «In agenda nei prossimi giorni ho un incontro con i proprietari dell’area per valutare insieme le reciproche idee e intenzioni su come si potrebbe procedere - specifica, in proposito, l’assessore ai Lavori pubblici del Comune di Parma, Michele Alinovi -. Lo spazio potrebbe essere riqualificato, si potrebbe pensare ad una riconversione, anche attraverso varianti di strumenti urbanistici: di certo, essendo un’area privata, i margini d’intervento dell’amministrazione sono piuttosto limitati, ma si farà il possibile per favorire una soluzione». I tempi non si preannunciano brevi, anche se, come aggiunge l’assessore: «Al Piano strutturale comunale stiamo mettendo mano in questo periodo, quindi già dal prossimo anno potrebbe muoversi qualcosa». 

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