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Ex-Csac, cercasi progetto per un utilizzo pubblico

Lavori fermi da 3 anni nel padiglione all'interno di Stu Pasubio

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Enrico Gotti
Tremila metri quadrati, in via Palermo, in attesa di un destino. «La Casa della cultura – diceva il sindaco Pietro Vignali - sarà uno dei cuori pulsanti dell’arte in città, un grande polo della creatività che sarà di stimolo per il futuro di Parma». «Sarà gestito direttamente dagli artisti -spiegava Luca Sommi, all'epoca assessore alla cultura - come al Palais de Tokyo di Parigi. I giovani potranno imparare e poi esibirsi, un unicum in Italia, una bottega rinascimentale del terzo millennio». Tre anni dopo, i lavori nel Padiglione Nervi, ex sede dello Csac, non sono ancora iniziati. Il progetto è firmato da Oriol Capdevila, l’architetto catalano dello studio Mbm Arquitectes che ha disegnato la stazione di Parma. L’idea è di trasformare l’edificio industriale, conosciuto come padiglione-Nervi, in un grande contenitore per l’attività culturale. Nel progetto, da sette milioni di euro, l’ex stabilimento doveva ospitare il Caffé degli artisti, spazi teatrali, auditorium e atelier per artisti. Adesso il padiglione e i capannoni contigui sono completamente vuoti. Porte e finestre sono sigillate. Il cortile interno, invece, è diventato un rifugio per tossicodipendenti, come dimostrano alcune siringhe per terra. Le reti metalliche attorno all’edificio sono state abbattute. Il progetto di riqualificazione del quartiere, adesso, non è più in capo al Comune di Parma, che sotto la giunta 5 Stelle, ha venduto le proprie quote di Stu Pasubio, la società di trasformazione urbana che si occupa dei lavori. Il Municipio si è liberato, in questo modo, di 44 milioni di euro di debiti. L’amministrazione cerca comunque una soluzione, per non avere un’altra «incompiuta» da aggiungere all’elenco delle opere. Il mese scorso è stato creato un tavolo di lavoro, con Comune, attuatori e ordine degli architetti, per arrivare ad un accordo da presentare alla regione Emilia-Romagna. L’obiettivo è di far proseguire il piano urbanistico e di non perdere i 2.500.000 euro che la Regione aveva deciso di destinare all’intervento. «Cosa si farà dell’edificio? Stiamo discutendo, ma l'indicazione è che sia uno spazio pubblico – dice Michele Alinovi, assessore ai Lavori pubblici del comune di Parma - Adesso è tutto ancora in itinere. Si sta concertando una linea, l’obiettivo è mantenere l’interesse pubblico della riqualificazione urbanistica». 
Enrico Gotti

Tremila metri quadrati, in via Palermo, in attesa di un destino. «La Casa della cultura – diceva il sindaco Pietro Vignali - sarà uno dei cuori pulsanti dell’arte in città, un grande polo della creatività che sarà di stimolo per il futuro di Parma». «Sarà gestito direttamente dagli artisti -spiegava Luca Sommi, all'epoca assessore alla cultura - come al Palais de Tokyo di Parigi. I giovani potranno imparare e poi esibirsi, un unicum in Italia, una bottega rinascimentale del terzo millennio». Tre anni dopo, i lavori nel Padiglione Nervi, ex sede dello Csac, non sono ancora iniziati. Il progetto è firmato da Oriol Capdevila, l’architetto catalano dello studio Mbm Arquitectes che ha disegnato la stazione di Parma. L’idea è di trasformare l’edificio industriale, conosciuto come padiglione-Nervi, in un grande contenitore per l’attività culturale. Nel progetto, da sette milioni di euro, l’ex stabilimento doveva ospitare il Caffé degli artisti, spazi teatrali, auditorium e atelier per artisti. Adesso il padiglione e i capannoni contigui sono completamente vuoti. Porte e finestre sono sigillate. Il cortile interno, invece, è diventato un rifugio per tossicodipendenti, come dimostrano alcune siringhe per terra. Le reti metalliche attorno all’edificio sono state abbattute. Il progetto di riqualificazione del quartiere, adesso, non è più in capo al Comune di Parma, che sotto la giunta 5 Stelle, ha venduto le proprie quote di Stu Pasubio, la società di trasformazione urbana che si occupa dei lavori. Il Municipio si è liberato, in questo modo, di 44 milioni di euro di debiti. L’amministrazione cerca comunque una soluzione, per non avere un’altra «incompiuta» da aggiungere all’elenco delle opere. Il mese scorso è stato creato un tavolo di lavoro, con Comune, attuatori e ordine degli architetti, per arrivare ad un accordo da presentare alla regione Emilia-Romagna. L’obiettivo è di far proseguire il piano urbanistico e di non perdere i 2.500.000 euro che la Regione aveva deciso di destinare all’intervento. «Cosa si farà dell’edificio? Stiamo discutendo, ma l'indicazione è che sia uno spazio pubblico – dice Michele Alinovi, assessore ai Lavori pubblici del comune di Parma - Adesso è tutto ancora in itinere. Si sta concertando una linea, l’obiettivo è mantenere l’interesse pubblico della riqualificazione urbanistica». 

 

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