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Casolare occupato in via Benedetta

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La gente del quartiere vide arrivare un asiatico per primo. L'uomo venne a piedi, sulla pista ciclabile di strada Benedetta, tirando un trolley. Non era la valigia a rotelle di un turista, ma l'armadio mobile di chi porta con sé tutti i propri averi. Quell'immigrato era diretto a un casolare abbandonato da anni e ora pieno di vita, anche se disperata. Uno dei tanti confini tra la città e campagna, uno dei punti d'incontro tra la povertà di chi viene da lontano e il nostro mondo. Sono trascorsi due mesi da quando quell'immigrato - indiano, pakistano o forse bangladese - fu visto prendere la strada del casolare. «Non ebbe dubbi a entrare lì dentro - ricorda un abitante della zona -. Gli era ben chiaro da dove passare. Forse aveva fatto un sopralluogo o forse qualcuno stava già dentro prima di lui». Sono bastate poche settimane, perché al «Grand hotel della miseria» la «clientela» si moltiplicasse. E cambiasse d'etnia. Ora non più asiatici, ma immigrati africani hanno una residenza abusiva in quella che fino a qualche tempo fa doveva essere una grande casa di campagna. «Siamo preoccupati - dice la gente del quartiere - perché le condizioni igieniche di questo posto peggiorano di giorno in giorno».

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  • marco

    13 Agosto @ 21.45

    Pietà l'è morta.

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  • alberto

    13 Agosto @ 15.33

    viaggiando per la provincia (ogni provincia è uguale all'altra) vedo molte case di campagna abbandonate da anni . Nel vicino stato di Montecarlo esiste una legge che approssimativamente dice che le abitazioni devono essere tinteggiate ogni 10 anni altrimenti ci pensa lo stato rivalendosi poi sui proprietari. Se in Italia si facesse così si avrebbero già risolto i problemi della carenza degli alloggi. Se un possessore di un appartamento o di una casa fosse obbligato per legge ad affittare o a vendere il proprio immobile ( ovviamente sfitto da anni ) ci sarebbero sovrabbondanza di case. Ma non saremmo più ITALIANI .

    Rispondi

  • luca

    13 Agosto @ 12.47

    L'immobile andrebbe sgrombrato subito, anche perchè le condizioni dell'edificio non consentono una abitabilità sicura per chi vi è all'interno. Per il resto che dire....ci sono tanti immigrati ma chi è povero, senza casa e muore di fame cerca sempre disperatamente di migliorare la propria condizione. Regolarizzare il tutto forse è impossibile. Non sono problemi di facile soluzione.

    Rispondi

  • Gavina

    13 Agosto @ 12.17

    Quelli dei tuoi nonni? e tuoi? Tu, tuo figlio, tuo padre, non avrete assistenza se non pagando una carissima assicurazione privata e avendo le trattenute sulla sanità nello stipendio, ci ritroveremo a dover pagare il doppio per un assistenza che vale un quarto, se l'ingresso degli immigrati fosse controllato sterebbero meglio loro stessi per primi, ma a quanto pare a tutti va bene questa situazione...

    Rispondi

  • allevatore PR

    13 Agosto @ 12.10

    viva il perbenismo e la tolleranza......apriamo le porte a tutti , cosi si comepletera' il progetto EURASIA

    Rispondi

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