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Fruttivendoli per passione. Quattro generazioni dietro il bancone

Fruttivendoli per passione. Quattro generazioni dietro il bancone
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Michela Spotti
Frutta e verdura da quattro generazioni per la famiglia Carenzi. Il titolare Giuliano Carenzi, 69 anni ben portati, di Frutta 2000 in via Bologna nel quartiere San Leonardo, ha cominciato come fruttivendolo alle dipendenze della mamma Anita, all’età di 11 anni. «Facevo il facchino - ricorda - andavo al mercato alle 4-4.30 del mattino e caricavo i camion, poi mia mamma andava nei mercati a Traversetolo, Salsomaggiore, Langhirano. Al mattino facevo il fruttivendolo, e alle 8.30 del mattino il commesso in un negozio di articoli sportivi in via Garibaldi col mio titolare Giulio Trani. Ho fatto il doppio lavoro fino ai 21-22 anni».
Il primo negozio da fruttivendolo è stato aperto nel 1965 in via Firenze. «Ci siamo poi spostati in via Palermo e qui siamo da 27-28 anni ma abbiamo negozi sparsi per tutta la città, c'è mio figlio Otello che si chiama come mio papà scomparso quando io ero bambino, che è al Dolce Frutta in via Gramsci, poi mia figlia Anita con Frutta e Verdura Carenzi Anita in via Isola, che è anche in via Repubblica con mio genero Carlo Cascinelli e mia nipote Alessia. In via Repubblica prima c'erano pure le mie sorelle Marisa e Gabriella. Siamo proprio tutta una famiglia di fruttivendoli», sorride. La mamma era la licenza più vecchia di Parma.
«Con quella licenza sarei potuto andare a fare l’ambulante in Liguria - ricorda Giuliano -. L’idea di aprire i negozi è stata di mia mamma, che ha portato benessere a tutta la famiglia. Lei era il numero uno in città come fruttivendola, era conosciuta da tutti. E poi, a fare i conti era una calcolatrice, un computer. Una volta c'era tutto un altro sistema di lavoro, il settore alimentare oggi è andato molto in crisi, perché c'è un consumo molto più basso in famiglia, i lavoratori vanno a mangiar fuori, ci sono i buoni pasto, le mense, la concorrenza selvaggia dei supermercati, è poi cambiata l’alimentazione e le famiglie si sono dimezzate. Sul settore alimentare si tende a risparmiare rispetto ad altri». Una passione per questo mestiere lunga una vita e trasmesso di generazione in generazione, ma il signor Carenzi svela anche l’amore per la pesca, i viaggi e un passato da «stilista». «Disegnavo modelli sportivi. Sono stato il primo in Italia a creare le maglie da calcio con diversi colori, con il collo a camicia, le braghette con le bande laterali. Ho fatto anche i kimoni per la lotta giapponese, avevo 7 sarte che lavoravano con me». Ed è stato anche il pioniere dei numeri all’inglese.
«Quelli quadrati a spicchi, prima nelle magliette erano tondi. Ma poi ho lasciato per dedicarmi completamente alla mia passione da fruttivendolo. Vendevo i gelsi, si raccoglievano le more». E i figli hanno lo stesso grande amore per questo mestiere? «Sono molto bravi e professionali... la passione l’hanno presa da me, in loro rivedo me stesso quando ero giovane».
 

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  • mario

    13 Settembre @ 09.12

    sono figlio di fruttivendolo mio padre non ce piu io ho un lavoro saltuario amo il mestiere di fruttivendolo ma porca vacca non riesco a trovare nessuno che mi prenda a lavorare sul propio banco eppure quando ero piccolo il banco lo facevo tremare da tanta gente che convincevo ad aquistare da me ora mi e rimasto solo il ricordo di quelle esperienze sul banco pero la voglia di fare questo mestiere non vuole andarsene via dalla mente ciao da mario approposito ho 41 anni

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