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Centri commerciali naturali: dubbi e proposte da via Farini

Centri commerciali naturali: dubbi e proposte da via Farini
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di Margherita Portelli
 

Via Farini si ferma allo statuto. Il progetto dei centri commerciali naturali elaborato dall’assessorato al Commercio del Comune, che prevede di dividere il centro storico e l’Oltretorrente in tante aree quante sono le vie con la maggior presenza di negozi, per incrementarne identità e riconoscibilità, rallenta proprio nella via della movida.
I commercianti di via Farini, che si sono riuniti martedì sera per condividere opinioni e dubbi riguardanti il progetto, chiariscono senza indugi: «Siamo tutti d’accordo nel dire che quest’iniziativa è meritevole. Siamo interessati e pienamente consapevoli della validità dei centri commerciali naturali in chiave di rilancio del centro storico».
Nonostante questo, però, i timori e le perplessità relative allo statuto che deve regolare il progetto sono troppi, e dopo un’ora e mezza di accesi confronti, finisce che il drappello dei circa trenta commercianti riunitisi alla parrocchia di Sant'Ulderico, lascia la sala alla spicciolata.
 Nessuna decisione presa e il pensiero, esternato a gran voce da qualcuno, che «se non ci muoviamo, qui si resta indietro e il centro muore». Troppi e illimitati, secondo alcuni, sarebbero i poteri del consiglio di amministrazione del consorzio nato al fine di valorizzare il progetto, che comprende anche le due associazioni di categoria Ascom e Confesercenti.  A preoccupare, in particolar modo, è il potere decisionale delle due associazioni di categoria. Ad esempio, quello di aumentare o diminuire, in futuro, i centri commerciali naturali. C'è poi chi si esprime a favore di un consorzio formato unicamente dai commercianti e dice un categorico «no» al ruolo di coordinamento di Ascom e Confesercenti e chi, invece, ribatte: «Attenzione, siamo sicuri di volerci slegare completamente da tutto il contesto dell’organizzazione cittadina? Ci sono cose che, dal punto di vista pratico, forse noi non possiamo gestire».
In molti chiedono una modifica dello statuto, perchè, spiegano, «è giusto che ci sia un regolamento, ma questo deve tutelare soprattutto noi. Specifichiamo, ad esempio, un tetto massimo d’indebitamento che ci tuteli economicamente». Morale della favola: tutti a casa senza alcuna decisione presa, accompagnati dalla consapevolezza che un periodo di ulteriore esitazione potrebbe posticipare oltremodo la realizzazione del progetto. «Se volete un consiglio - specifica Ivano Ruscelli, town center manager del Comune di Parma -, eleggete i vostri rappresentanti e andiamo avanti pragmaticamente. Molti hanno già aderito, il consorzio quindi è già formato, modificare lo statuto a questo punto sarebbe burocraticamente molto complesso. Ora l’importante è partire, verrà da sé, poi, che a gestire concretamente le dinamiche del tutto saranno i commercianti. Sarete voi».
 

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  • Bruno

    08 Aprile @ 07.24

    I centri commerciali naturali NON possono avere successo, perchè per antonomasia il "centro commerciale" é un insieme conglomerato di negozi posti sotto un tetto al riparo dalle intemperie, caldo d'inverno e fresco d'estate. Tutto questo NON esiste nel centro commerciale naturale.

    Rispondi

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