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Eia, pace e natura, ma pochi servizi

Eia, pace e natura, ma pochi servizi
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Margherita Portelli

Una strada la attraversa e il sole la travolge. È piccola, raccolta, fatta di case e di persone che le abitano per lo più la sera. Eia è una frazione che sorge sulla strada che da via Cremonese porta al fiume Taro, un piccolo paesello del quartiere Golese adatto senza dubbio a chi ama pace e silenzio. Poco succede in questa porzione di campagna a due passi dalla città. E poche sono le attività che la distinguono. C'è un bar, un fornaio, due case di riposo e un caseificio. Nulla di più dell’essenziale. «Senza dubbio quest’area manca di strutture, ma la gente è ancora amichevole e cordiale - spiega Debora Musi - ci si conosce e ci si saluta tutti, c'è la dimensione antica di una volta». Per qualsiasi bisogno, giovani e anziani si devono spostare nella vicina Fognano: «Anche il bar adesso è un po' lasciato andare - aggiunge Danilo Pieraccioni -, era l’unica attrattiva del paese qualche anno fa, ma adesso attira molte meno persone, anche per via degli orari di apertura, sempre più limitativi». E tra i giovani, appena si può, si va: «Io qui ci sono sempre stata bene e ci sto bene anche adesso perché è una zona tranquilla - spiega Martina Patera -, ma appena ho avuto l’età per muovermi ho iniziato a frequentare altre zone della città». William Borelli è giovanissimo, a Eia ci sta bene «perché - dice - è un paese nel quale si riesce a stare in pace, in mezzo al verde e alla natura. Io amo pescare, e quindi la campagna mi piace - racconta - ma mi devo avvicinare alla città per qualsiasi esigenza. Non solo per i servizi, ma anche per gli amici». Qui una vera e propria compagnia non c'è: «I ragazzi si sono spostati a Fognano - racconta Cristina Muzzi, giovane mamma -, quando ero più piccola il bar era il nostro ritrovo, ma ora non più». E anche per i più anziani la scomodità non è da poco: «Tutto quello che abbiamo qui è un bar - scherzano Lina Germi e Rosanna Lucchetti, sedute davanti al garage - la via Cavour di Eia è questa qui, il nostro cortile». In pochi anni la popolazione della frazione è raddoppiata, ma i servizi sono rimasti sostanzialmente sempre quelli. Anche a Fraore, minuscolo paesello in prossimità di San Pancrazio, non c'è nulla, nel vecchio Kartdromo dismesso qualcuno prende il sole e nel pugno di case che si sviluppa vicino alla chiesa, troviamo solo Lusha Gazmend: «La rete fognaria è l’unico problema qui - racconta il papà di origini albanesi -, ma noi ci stiamo davvero benissimo». Gli scoli sono un problema anche a Eia: «C'erano delle vere e proprie fogne a cielo aperto fino a poco tempo fa»,  dichiara Stefania Beduzzi. «Ora le stanno rifacendo - aggiunge Pieraccioni - e speriamo che il problema si risolva». Davanti alla chiesa di Eia sorge un parchetto curato che è un po' l’orgoglio di quella manciata di genitori che formano l’«Eia club», un gruppo di ragazzi della parrocchia che si sono uniti per dare vita a qualche manifestazione durante l’anno: «Organizziamo la festa dell’allegria a fine agosto, la tortellata di san Giovanni e un evento in dicembre per santa Lucia - elencano Marco Tana e Vincenzo Milioto -. Non sono tante, ma sono manifestazioni che comunque riescono ad attirare un gran numero di persone».

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