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Panocchia, la sindrome dell'abbandono

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Chiara Pozzati

C'è silenzio nella piccola piazza al centro di Panocchia, fresca di restauro ma comunque deserta. Solo il fruscio del vento che carezza i pini marittimi rompe quell'atmosfera che pare ovattata. Eccolo il cuore pulsante di questo paese, quasi 900 anime, che si dividono tra il piccolo alimentari, il circolo Arci Ciclone, il bar «e niente più» come dicono gli stessi residenti. Una sorta di limbo, dunque, «dove spesso l’apatia è l’unica cosa che resta». L’amarezza serpeggia tra le strade di questa piccola «frazione addormentata» nel profondo della Parma Sud. «Ecco perché vorrei trasferirmi a Langhirano». Gianni Calestani, ha 83 anni e gli occhi di ghiaccio. L’uomo siede vicino all’ingresso di casa, in compagnia dell’amico Giovanni Bertoletti. Calestani, dal volto mite e segnato dal tempo, lamenta «l'assoluta mancanza di qualsiasi cosa. E questo rende lo scorrere della vita fin troppo tranquillo».
Di tutt'altro avviso il suo compagno di chiacchiere che afferma: «in realtà è sempre stato così e non è solo una questione amministrativa». Bertoletti scuote il capo: «Il problema è che chi abitava da queste parti ha preferito migrare negli altri paesi, come se l’erba del vicino fosse più verde e invece ha lasciato semplicemente inaridire il proprio». E aggiunge: «Come la questione della scuola, dove tra i corridoi semi deserti spiccano aule abbandonate alla polvere e al puzzo di stantio che rivivono solo grazie ai «Chips» e alcune associazioni impegnate nella solidarietà». «Nonostante la presenza dell’istituto scolastico i bimbi venivano portati a Vigatto o Corcagnano perciò non ci si può lamentare»,  sbotta ancora Bertoletti. Entrando nel piccolo alimentari, dove i profumi dell’antica tradizione parmigiana danzano tra le narici, s'incontrano poi gli «zoccoli duri» del paese. A cominciare proprio dal titolare, Roberto Cortesi che da oltre 50 anni accoglie i clienti sorridendo dietro al banco. «E' una frazione dimenticata - affonda l’uomo - e questo traspare dall’assenza quasi totale dei servizi e dalle risposte dell’amministrazione troppo spesso tardive. A volte abbiamo l’impressione che il Comune abbia ''bollato'' questa frazione come una di quelle che possono attendere». «Ormai è diventato un quartiere dormitorio - rincara la dose Cristina Paglia - con molti abbandoni e pochi arrivi». «Però c'è l’aria buona - assicura dolcemente Azzurra Dallafiora, 76 anni e panocchiese «doc» - ci si conosce tutti ed esiste una solidarietà tra vicini di casa che si trova in pochi altri luoghi». Ma è Ettore Guatelli, sorriso franco e piglio diretto, a «levarsi qualche sassolino dalla scarpa», come lo definisce lui. «Mancano i parcheggi, il servizio di trasporto lascia a desiderare, non esiste un vero e proprio centro d’aggregazione e in alcune strade manca l’illuminazione da circa un anno». «Siamo il fanalino di coda della Parma Sud - gli fa eco Giuseppe Turchi, storico calzolaio del paese - e di questo passo Panocchia è destinata a scomparire». Come a conferma delle parole di Turchi spunta Andrea Cortesi, 19 anni e zaino in spalla, che afferma scrollando le spalle: «E che dovremmo rimanere a fare noi giovani qui»? 
 

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