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"Via Volturno, no al parcheggio al posto degli orti"

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 Margherita Portelli

«Gli ortolani disperati». Quando li si incrocia in bicicletta mentre pedalano in direzione orto, si definiscono così. Pochi giorni fa, infatti, intorno ai loro «fazzoletti di verde» sono comparsi i picchetti: «Il Comune ha intenzione di realizzare un parcheggio nell’area che da trent'anni ospita i nostri orti, e noi lo veniamo a sapere così,  quando ormai abbiamo già piantato e lavorato la terra» scuotono il capo. 
Quelli che sorgono in via Volturno, poco prima del passaggio a livello in direzione Vicofertile, non sono dei veri e propri orti sociali, anche se ne hanno tutto l’aspetto: «La terra non è nostra, lo sappiamo, ma alcuni di noi sono lì da trent'anni - spiega la signora Santa Bellini, 77 anni -; nel tempo abbiamo costruito i recinti, delle piccole casette per gli attrezzi, sono cresciute tante piante, anni fa avevamo speso ben 500 mila lire a testa per realizzare gli allacci dell’acqua potabile». I coltivatori in questione sono una ventina di pensionati tutti residenti nella zona, e si dicono quasi una famiglia: «Per me lavorare quell'orto è un vero e proprio svago - continua la signora Bellini -. Un modo per socializzare e staccare dalla routine. E poi mi chiedo: ma come? Prima dicono di voler andare incontro agli anziani e poi ci vogliono privare di uno spazio che è divenuto per noi così importante? Non potevano almeno comunicarcelo a gennaio o febbraio, prima che iniziassimo a lavorare la terra? Ora, dopo tante ore passate a con la schiena curva, dobbiamo rinunciare a tutti i frutti del nostro lavoro?». 
Proprio a fianco degli orti c'è il campo da baseball: «Probabilmente il parcheggio servirà ai genitori che accompagnano i ragazzi a fare l’attività sportiva, ma oltre la strada ci sono molti posti auto - ci indica il signor Armando Bonini, 78 anni -, e sono sempre vuoti. Fare qualche passo in più non farebbe male a nessuno». Tutti, insomma, si chiedono se sia proprio necessario cementificare questo angolo di verde. Nel piccolo labirinto di steccati costruiti con i più disparati materiali di recupero, c'è un rigoglio di lattuga, cespugli e alberi da frutto. Se si presta attenzione e si tende l’orecchio, poi, si finisce per distinguere anche il chiocciare di alcune galline.
 «Lo so, qui noi non abbiamo diritti perché il terreno non è nostro e non paghiamo un affitto, ma questo posto ci è caro. Dovevano avvisarci prima che lavorassimo la terra, adesso chiediamo che si aspetti almeno fino alla fine di agosto prima di iniziare i lavori» conclude la signora Bellini.  
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • luca

    02 Maggio @ 15.17

    basta asfalto basta cemento!!!!! basta opere nuove inutili. sistemiamo quelle esistenti! L.

    Rispondi

  • Claudio

    23 Aprile @ 17.46

    Confermo il fatto che oltre la strada ci sono tanti posti auto spesso vuoti. Ma volete mettere come è comodo arrivare con il SUV da 3.000 cc fin dentro lo spogliatoio.....ed evitare una sana camminata di 150 mt.!

    Rispondi

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