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Molinetto. La Folli mobili va in «pensione» dopo 59 anni

Molinetto. La Folli mobili va in «pensione» dopo 59 anni
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Margherita Portelli

In via Cufra si salgono le scale di un vecchio fabbricato e ci si trova in mille case diverse. Si susseguono stanzoni dove le abitazioni prendono forma. Spazi immensi che per oltre sessant’anni hanno accolto particolari di future dimore, oggi quasi del tutto svuotati perché, tra un paio di settimane, dopo decenni di attività, si chiude baracca. La Folli mobili saluta Parma e «va in pensione».  L’amore per l’arredamento, e prima ancora per il cliente, li ha accompagnati da generazione in generazione: la famiglia Folli a Parma dal 1952 è sinonimo di arredamento. Oggi a parlarne è Marco, 62 primavere sulle spalle. Lui fa questo mestiere da 43 anni; ereditò la passione dal papà Luigi che oltre mezzo secolo fa aveva avviato l’attività in via XXII luglio. Dieci anni dopo l’apertura di quello che allora si chiamava «Casa lieta di Luigi Folli», il negozio si trasferì nella piccola laterale di via La Spezia: «Si passò dai 100 metri quadrati del negozio in centro agli oltre 3 mila di questo grande stabile – racconta a pochi giorni dall’addio il signor Marco –. Io iniziai a lavorare nel ’68. Con me lavorò anche mio fratello Paolo, che circa dieci anni fa è andato in pensione». A farlo innamorare di tavoli, cucine e salotti, il padre: «Mi è piaciuto sin dal principio questo mestiere, la soddisfazione di vedere un mobile montato o una stanza finemente arredata – continua -. Conservo tanti ricordi, il compiacimento di aver lavorato bene, la gratificazione che riescono a darti i clienti». Come quelli affezionati che da Casalmaggiore, dopo trent’anni, sono tornati solo per dirgli arrivederci, o come quella signora che incontriamo all’ingresso del negozio e che ci tiene a dire la sua: «Io vengo a comprare mobili qui dal 1977. Ottima qualità».
«È un lavoro per il quale bisogna essere portati, che richiede capacità tecniche e manuali, e per il quale bisogna saper apprezzare il contatto con il pubblico» aggiunge il signor Marco Folli, che oggi è in negozio con la moglie Beatrice: «Con noi per tanto tempo hanno lavorato dipendenti, montatori e venditrici che hanno passato una vita professionale all’interno di questi spazi – continua -. Ho deciso di chiudere e non ho voluto un subentro perché desidero che la “Folli mobili” concluda la propria storia con la nostra famiglia». Senza contare, poi, che oggigiorno il settore è decisamente cambiato: «Risente, certo, della crisi e del fatto che le giovani famiglie non possano contare su alcun tipo di sicurezza economica – commenta l’arredatore -. Purtroppo oggi ci si accontenta dei grandi mercatoni e le case finiscono per assomigliarsi un po’ tutte». Qui, invece, rimane il fascino di una sapienza antica che fa di stanze e camere qualcosa di unico: quando si dice «casa dolce casa».

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