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Addio a Gino De Simoni il "molètta" di via Bixio

Addio a Gino De Simoni il "molètta" di via Bixio
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 Lorenzo  Sartorio

Una volta si chiamavano «molètta» e giravano   borghi, piazze e corti contadine con la loro bici sulla quale avevano installato  una  mini officina per affilare  coltelli, forbici  e attrezzi  da taglio per la campagna. Poi anche  gli arrotini,   seguendo  la corsa del tempo,  si sono evoluti fino ad aprire  negozi  dove,  non solo si affilano i coltelli  con sofisticate  apparecchiature  computerizzate, ma si vende   pregiata coltelleria, casalinghi   e altri oggetti.  Gino De Simoni, scomparso  nei giorni scorsi  all’età  di 90 anni,  fu un «molètta» che, innanzitutto,  amò tantissimo  il proprio mestiere  che iniziò  a fare dalla gavetta,  ossia da ragazzo,  per poi   finire  in bellezza con un  bel negozio  in  strada Bixio ora gestito  dai figli Felice e Cristina.  Parmigiano del sasso,  terminata  la scuola elementare, Gino,  entrò nel mondo del lavoro  come  «ragazzo spazzola» nella botteguccia  di  un barbiere  di Sorbolo, quindi  come praticante da un «figaro» di via Farini.  Ma quella, evidentemente,  fra pennelli,  schiuma da barba, brillantina  e  forbici, non era la sua strada.  E siccome  Ghielmi , lo storico  negozio di coltelleria   di strada  Farini cercava  un  apprendista,   De Simoni,  appena  notato  il cartello appeso alla porta dell’importante negozio,  si fiondò dal titolare  offrendo la sua mano d’opera.   Quel ragazzino,   molto  sveglio  e intraprendente  conosceva   già  gli  attrezzi da taglio e,  questa,  fu una delle molli per farlo assumere.   Terminata  la  guerra che lo vide prigioniero  in Grecia,  per  alcuni  mesi,   Gino,  sostituì   un  arrotino a Fidenza  e  quindi il felice  matrimonio  con Maria Teresa della  quale rimase vedovo  due anni fa.  Ma la voglia di aprire un negozio  tutto suo era tanta oltre  rappresentare  il sogno della sua vita.   Infatti la  prima  bottega,   De Simoni,  la aprì nel 1947  all’ombra  del campanile  dell’Annunziata in  borgo Gian Battista  Fornovo (il popolare «bórog d’j äzon»). Nel 1951 si  trasferì  in un negozio  più  ampio  in piazzale Corridoni  per poi trasferirsi   nel 1968 in  strada Bixio  dove rimase dietro il banco,  o meglio dietro  i suoi marchingegni  per arrotare,  fino  a due anni fa.  Artigiano  capace  e tenace,  carattere   estroso  e simpatico, battuta sempre  pronta  in   sagace «dialèt pramzan», loquacità  di colui che  ha dovuto trattare  una vita    con quelle esigenti «rezdore» che  gli affidavano  la lama dei  loro   coltelli e delle  loro «cortlén’ni»,   Gino,  dopo una breve malattia, assistito  dai suoi  cari e dall’adorata  nipote Anna,    se n’è andato  lasciando  di sé  il ricordo di una  persona  amabile  e di un «molètta» che non aveva  perso il gusto per  il proprio antico  mestiere.

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