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Piazzale Picelli: idee nuove contro il degrado

Piazzale Picelli: idee nuove contro il degrado
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Laura Frugoni

«Il balordo, appena trova le luci accese, se ne va».
Ricetta semplice semplice, origliata in piazzale Picelli da uno che ci crede talmente  da avere investito soldi e sudore in un'idea imprenditoriale per nulla scontata, da queste parti.
Ma prima di parlare delle singole storie, un'occhiata d'insieme al piazzale intitolato al leader degli arditi, per annusarci l'aria dentro e sentire se tira un  ventaccio come in  piazzale Inzani ora più che mai nell'occhio del ciclone.
Verdetto abbastanza condiviso: qui va molto meglio, non si percepisce una vera emergenza quotidiana e poi nelle ultime settimane i controlli delle forze dell'ordine aumentati un po' in tutto l'Oltretorrente hanno portato una benefica ripulita anche in piazzale Picelli.
Tra i negozianti trovi voci impastate d'orgoglio, «perché questo piazzale è bellissimo, non lo cambierei con piazza Garibaldi», scandisce la fiorista Giliola.
Anche qui ogni giorno staziona un gruppo di stranieri dalla lattina di birra incorporata e dalla rissa abbastanza facile. «Quando emigrano da piazzale Inzani vengono nel piazzale: si mettono là in fondo oppure contro il muro della scuola, ma quando riapre la Cocconi le bidelle li fanno correre bene. Ce ne sono molti soprattutto la domenica mattina. Spesso rubano le panchine agli anziani e io gli dico: fatevi dare il posto, è una questione di età e di rispetto».
Paolo ha aperto la caffetteria Pulcinella lo scorso aprile, rifacendo da capo a piedi il bar che c'era prima, chiuso da un annetto. Prima gestiva un piccolo bar in via Imbriani: non si è spostato di molto e conosceva a mena dito i punti deboli di questa fetta di quartiere. «Quando con mia moglie venivamo a fare i lavori di ristrutturazione, li vedevi gli spacciatori fare i loro affari qui fuori, l'avevo fatto notare anche ai carabinieri».
Questo il panorama oltre le vetrine. Eppure Paolo era ben deciso a lanciare la sua sfida: aprire in piazzale Picelli che in eleganza non avesse nulla da invidiare a quelli di là dall'acqua, sotto Garibaldi; qualcosa di raffinato per una clientela che viaggia dai trent'anni in su, «di roba per giovani ce n'è già tanta, pensiamo anche un po' a noi». Arredamento retrò, al posto delle slot machine un pianoforte per le serate di musica dal vivo (classica o jazz) curate dalla moglie che fa la cantante lirica. Sottofondi soft, che non turbino i sonni dei residenti. Eleganza anche fuori: tavolini in ferro battuto e tanti vasi di piante. Ambiziosa come sfida.
«Lavoriamo bene, siamo contenti. Da quando abbiamo aperto, le brutte facce sono sparite tutte, anche di sera. Non andiamo mai via prima delle 22,30. Nel mio locale sono tutti ben accetti, anche gli stranieri. Qualcuno ha masticato amaro per l'euro e trenta del caffè servito al tavolo, poi si sono abituati. Per me questa è integrazione».
E non è un tipo abituato a chiudere un occhio: «Mi chiamano il fascista del quartiere. Se uno alza la voce vado subito lì a metterlo in riga e finora non ho mai avuto problemi. Certo, in tanti all'inizio mi avevano dato del matto. Ma per riuscire a lavorare bene bisogna investire: soldi e lavoro».
Tra poco riaprirà un altro bar, dopo un accurato restyling: «Punterà a una clientela giovane, per movimentare le serate del piazzale. A me non fa che piacere».
Appollaiate sulle panchine un gruppo di anziane in vena di scherzare («se mi fate la foto vi mando in prigione»). Se chiedi come si sta in piazzale Picelli qualcuna si rabbuia: «Li vede quelli lì con le birre in mano? - sbotta una signora - Anche ieri hanno staccato le panchine dall'asfalto. Fanno pipì ovunque, stanno stravaccati tutto il giorno, buttano le lattine vuote per terra. Ho le finestre affacciate sul piazzale e questo spettacolo sempre: se osi rimproverarli ti mandano “aff”...  Tra poco riapriranno le scuole: c'è da fidarsi a fare passare i bambini in mezzo a  questo schifo?».
Il gruppetto di africani ha ampiamente capito che si sta parlando di loro. Ce n'è uno che ridacchia, giochicciando con una bottiglietta di Ceres. Nella panchina a fianco tre connazionali dal piglio per nulla amichevole, in particolare uno con gli occhiali e la camicia sgargiante non stacca mai lo sguardo da terra. Se provi a domandargli come si trovano in piazzale Picelli, come vivono questo clima ostile intorno, fanno spallucce fingendo di non capire.
«Vieni alle sette e mezza, arriva uno che sa la tua lingua», abbozza il più ciarliero. Lui però l'italiano ha l'aria di capirlo  bene, allora insisti un altro po'.  Dice che abita dalle parti del Panorama, ma appena accenni ai problemi di convivenza in questo piazzale, di colpo l'aria diventa molto più fredda della birra che ha tra le mani.

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  • gazzettadiparma.it

    17 Settembre @ 19.49

    Il mestiere del (bravo) giornalista ci impone di cercare di dare spazio a tutte le opinioni. Anche se, francamente, di fronte a certe amenità gratuite, non è sempre facile. Al signor Mauro mi sento di precisare anche che non abito sulla luna, ma molto vicino a piazzale Picelli. E ci passo spesso. E raccolgo pensieri, impressioni e umori, anche discordanti tra loro, come d'altra parte l'articolo in questione dimostrava ampiamente.

    Rispondi

  • mauro

    17 Settembre @ 19.13

    e brava la giornalista. Se le panchine sono fissate al suolo come le smontano? io ci passo tutti i giorni e sono sempre al loro posto. voi ci dite che non e' per il business che scrivete questi articoli allora ci credete .Ma invece di imboccare le riposte della gente passateci qualche giorno di persona in piazzale picelli per vedere se fanno pipi, chi quanti e quante volte,se smontano le panchine se stanno stravaccati o seduti, ma non va bene perche ' rubano (lo dicono gli intervistati vero?) le panchine, quindi anch' io, che qualche volta mi siedo,rubo e non sono anziano ne' extracomunitario,,, e ovviamente in un articolo di questo tono non potevano mancare "le brutte facce"che non e' farina del vostro sacco, ma voi riportate solo. Appunto da brava giornalista

    Rispondi

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