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L'uomo che aiuta il Madagascar piantando alberi

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Chiara Pozzati

Il suo non è puro mal d’Africa. Piuttosto una nostalgia latente intrisa di volti, mani e del profumo del legno di palissandro. D’altronde «ciò che l’occhio ha visto, il cuore non dimentica»: Nicola Gandolfi, parmigiano, ripete il proverbio malgascio con orgoglio. Il 37enne è nato in quartiere Golese e in Madagascar è approdato a poco più di 20 anni. Il suo obiettivo: battersi per la tutela della foresta e la crescita delle popolazioni locali. In quello scampolo di paradiso spinto alla deriva dell’Oceano Indiano la notte dei tempi lui ha trovato una casa accogliente, un progetto che riempie le sue giornate e una famiglia.
Con il diploma di laurea in Scienze Naturali infilato nel borsone si è imbarcato sul volo diretto ad Antananarivo nel 2000. Proprio lì, nella capitale malgascia: «tra viottoli stretti e aggrovigliati, che come in un labirinto si snodano fra le baracche del mercato – ripete - o le scalinate, che si inerpicano fino al colle del palazzo della regina. Ogni strada brulica di vita», ripete. «E’ successo tutto per caso – spiega Gandolfi –: grazie all’associazione ong ''Reggio terzo mondo''. Cercavano volontari con un titolo di studio per dare il via a un nuovo progetto di tutela delle foreste. A cominciare dalla nuova piantumazione degli alberi di palissandro. In realtà, l’iniziativa coinvolgeva diversi ambiti: dalla sensibilizzazione della popolazione, all’istituzione del commercio equo solidale. In altre parole abbiamo aiutato i figli del Madagascar a comprendere che distruggere la foresta non era il modo giusto per dare un nuovo impulso all’economia». Un progetto fatto di mani nodose che sanno utilizzare l’ascia ma anche seminare di nuovo. «Il profumo della foresta di Vohiday non lo dimenticherò mai» si lascia sfuggire il 37enne. «Sono rientrato in Italia la prima volta nel 2002 – aggiunge – e non vedevo l’ora di tornare là». E non ci ha messo molto, giusto il tempo di una seconda laurea in Scienze forestali: «A fine 2005 inizio 2006 sono tornato in Madagascar mentre il progetto continuava a coinvolgere sempre più persone ed ettari di foresta». I numeri parlano chiaro: dal 2008 al 2010 sono state piantate circa 9 mila piante, si parla di 3mila piante di palissandro ogni anno. «Purtroppo il contratto è scaduto nel 2011» - commenta asciutto. Quindi è tornato a casa. «Ma solo per poco – giura Gandolfi – giusto il tempo di presentare una nuova iniziativa alla mia città». Si chiama progetto «Tsiry». La mission: creare vivai di piante d’ebano e Bois de rose (specie di palissandro particolarmente utile ai malgasci) a Manompana, a 520 chilometri a nord-est della Capitale. «Le parole d’ordine rimangono sempre le stesse: ''rispettare questo popolo di viandanti e il loro polmone verde''».

.L'iniziativa
Un obiettivo ambizioso: salvare le foreste
Il progetto Tsiry nasce nell’aprile del 2011, in accordo con il Ministero dell’Ambiente e delle Foreste malgascio, come contributo alle attività per il recupero ambientale della regione Nord-Est del Madagascar. L’intento principale è concorrere all’interruzione del circolo vizioso che causa attualmente la continua e rapida diminuzione degli alberi delle specie Dalbergia spp e Diospyros spp nelle foreste del paese. Una sorta di tutela ambientale ma anche diffusione di una cultura del rispetto tra le popolazioni locali. In Madagascar sono 43 le specie appartenenti al genere Dalbergia, comunemente denominate Palissandro, Bois de rose o Rosewood. Buona parte di queste specie sono state sfruttate eccessivamente nel corso degli anni e fanno parte della Lista rossa Iucn come specie a rischio estinzione. Per chi fosse interessato a contribuire al programma basta contattare via mail gandolf.nicola@alice.it, solosaina@yahoo.fr e info@tsiry.org. Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito www.tsiry.org  C.P.


 

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