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Sagrestano, factotum e amico di tutti

Sagrestano, factotum e amico di tutti
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Margherita Portelli

Sguardo timido, sigaretta in bocca e cartellino appuntato al petto il bella vista che recita: «Antonio. Servizio d’ordine». Gli occhi e il sorriso accennano una storia in salita: una vita che è stata una battaglia, alla fine vinta, e che l’ha portato ad «attraccare la nave» in via D’Azeglio. Antonio Domenichini, 63 anni, è il factotum del convento dell’Annunziata.
Un po’ sagrestano, un po’ custode, tuttofare e, soprattutto, amico.
Qui lo chiamano «il direttore generale», e i frati, con cui da quattordici anni condivide ogni momento della sua vita, ne raccontano la storia con affetto. Passando in Oltretorrente basta prestare un po’ d’attenzione e lo si vedrà gironzolare, dentro e fuori dalla basilica e dal convento, impegnato in commissioni varie, fare avanti e indietro sul suo mitico e inseparabile Apecar: «Di lavoro da sbrigare ce n’è sempre, e quando non c’è, me lo invento» spiega appoggiato a un muretto davanti alla chiesa che per lui è casa.
Ad esempio le statuine per i presepi di Natale, gli allestimenti, e tutto ciò che la sua fantasia gli concede.
Non ama chiacchierare troppo di sé, ma di compagnia va ghiotto. Originario di Bazzano (le Natività hanno evidentemente segnato la sua vita), Antonio ha passato vent’anni in giro per il Nord Italia con le carovane dei giostrai: ricorda l’autopista, ma altro non vuole ricordare, perché sono stati anni lunghi e duri.
Quello che dice volentieri, è che alla soglia dei cinquanta ha dato un taglio netto alle cattive abitudini che a lungo andare l’avevano allontanato dalla famiglia e dagli amici: «Ho detto basta, ho voluto cambiar vita, mi sono affidato a chi mi poteva aiutare, ed ora sono qui – continua Antonio, mentre ci mostra il suo bolide verde con tanto di sirena -. Da quattordici anni condivido le giornate con i frati, mangio con loro, vivo con loro, e do loro una mano. Mi rendo utile per quel che posso, tenendo puliti il giardino e il cortile, e uscendo a comprare quel che serve. Trovo gratificante vivere qui, piuttosto che stare in strada a far niente. Ho stretto amicizia con tutti, ogni tanto li minaccio di sparire, ma in realtà non me ne andrei mai».
E anche alle ferie, Antonio non rinuncia: «Ogni tanto devo staccare pure io, quindi capita che mi prenda su e vada a passare qualche giorno in altri conventi. In quei giorni tutti mi cercano, ma poi torno sempre a casa: questa ormai è la mia famiglia – continua -. Ho riallacciato i rapporti con le mie sorelle, ma qui c’è il mio mondo».
I commercianti e i residenti di via D’Azeglio lo conoscono tutti: l’«angelo custode» della strada, che ha ripreso a volare grazie alla generosità dei frati e all’affetto della città.

 

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