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Lo spirito dell'Oltretorrente

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Una ragazza di 25 anni ed una donna dell'Oltretorrente: una cena fra storie e ricordi. Ecco il testo che ci ha inviato Federica.

E' una sera d'autunno e attraverso il ponte di Mezzo in bicicletta. Prima di girare per via Bixio e raggiungere la casa in Borgo San Giuseppe della signora Lidia Mattioli decido di fare un giro per una delle vie principali del quartiere, via D'Azeglio. I profumi esotici della via mi ricordano quelli che ho sentito per le vie di New York, si alternano profumi di carne e verdure speziate tipiche dei paesi arabi e turchi, persone che discutono sedute sui gradini dell'Ospedale Vecchio mentre bevono qualche drink.

Appena arrivo in casa di Lidia, mi colpisce questa figura di donna piccola ed esile, dai capelli bianchi e gli occhi scuri, è felice di raccontare la sua storia e la storia del suo amato Oltretorrente. La timidezza iniziale lascia spazio alle parole e ai ricordi che escono numerosi dalla memoria. Lidia vive dal 1926 nel quartiere e ha vissuto tutti i cambiamenti, dal periodo della guerra ad oggi. Quando incomincia a raccontare gli occhi le si illuminano e rimango affascinata dalle mille storie dei protagonisti e dei personaggi caratteristici che hanno animato il quartiere negli anni passati. 

«Mi ricordo della parrocchia di San Giuseppe» incomincia a raccontare Lidia «un luogo di ritrovo per tutti i ragazzi del quartiere e per i miei due figli, che si ritrovavano d'estate alla mattina per tornare a casa alle sette di sera, cena e via di nuovo per le vie a fare scherzi e giocare.» Tutti nel quartiere si conoscevano e si davano una mano a vicenda. La cosa che mi colpisce é il fatto che ritorni spesso nei racconti la parola solidarietà, una parola oggi bistrattata e che raramente viene applicata nel quotidiano. Ci raggiunge il figlio della signora, Andrea Musi, che si appassiona subito alla storia della madre e ricorda anche lui la sua infanzia e adolescenza vissuta in un quartiere che lui definisce “magico”, un quartiere in cui ha vissuto in modo spensierato e divertente quelli che lui ricorda come alcuni degli anni più belli della sua vita. Affiora alla memoria il ricordo dell'Osteria da Bruno al Sòrd, dove molti ragazzi, che frequentavano il liceo Marconi o le altre scuole vicine, si ritrovavano per pranzo a mangiare le famose polpette della moglie del proprietario e a bere il lambrusco dalle ciotole di ceramica, ma era concesso per loro ragazzi solo un piccolo assaggio di vino, le madri si erano raccomandate con il proprietario. Altro negozio rimasto celebre è quello di Felice Lepori “la Dogana”. «Ricordo che si andava alla “Dogana”» racconta Andrea «non per farsi tagliare barba o capelli ma per sentire le avventure raccontate dal negoziante e per stare tutti insieme. Il nome “La dogana” infatti, non è dato a caso ma chiamato così da tutti perché chiunque passasse di lì era obbligato a fermarsi nel negozio.» «Un ricordo è ancora molto vivo nella mia mente e lo rimarrà per sempre» afferma la signora Lidia «ed è quello del primo Natale di libertà vissuto dopo i cinque difficili anni della guerra. Tutti avevamo voglia di vivere questa festa assieme nonostante la situazione della fine della guerra fosse ancora un po' critica, la città portava i segni dei bombardamenti, ma nonostante tutto le persone del quartiere si sentivano di dover condividere questo sentimento, che per numerosi anni era stato represso, quello della libertà e della spensieratezza.

Questo è un tipico esempio dello spirito della “parmigianità”, ovvero del vivere, condividere e dell'essere pronti ad aiutarsi l'uno con l'altro.» Il cambiamento radicale del quartiere si è verificato tra il 1984-85 con la realizzazione della Moschea che ha portato numerosi immigrati all'interno del quartiere. Dopo tanti anni le persone hanno accettato bene il cambiamento e cercano di adeguarsi ai tempi che si evolvono per rendere possibile l'unione tra culture diverse. Quando chiedo a madre e figlio quali potrebbero essere i miglioramenti da apportare all'Oltretorrente, mi rispondono: «I tempi com'è giusto che sia sono mutati e non è possibile ripete quello che è stato, anche aggiungendo punti di aggregazione per i ragazzi, ormai sempre più assenti nel quartiere, non si avrebbe oggi il riscontro che si poteva avere nel passato, perché le mentalità e la società sono cambiate radicalmente.»

Ringrazio Lidia Mattioli e suo figlio per il meraviglioso racconto che mi hanno regalato Riprendo la bicicletta per tornare a casa. Guardandomi attorno noto l'ex-bottega “la Dogana” e mentre pedalo cerco di immaginarmi il quartiere e le storie delle persone che mi hanno appena raccontato. Continuo a procedere in bici, scissa tra la malinconia e la felicità, lasciandomi alle spalle l'Oltretorrente.

ARCHIVIO - Speciale Oltretorrente

 

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  • claudio

    19 Ottobre @ 22.41

    Ma sì, G.B., Claudio è il solito pazzoide "sgarbato" che ce l'ha con il mondo intero! A molti VIEN COMODO pensarla così, tanto per ostentare il proprio tollerante buonismo (con quello si fa sempre bella figura tra gli...invertebrati)! Ma, pur nella sua follia, Claudio scrive cose molto giuste: ve ne accorgerete quando "quelli" ci avranno colonizzato del tutto.

    Rispondi

  • gazzettadiparma.it

    19 Ottobre @ 13.07

    @Claudio - 1) non ci "brucia" alcuna "verità" 2) abbiamo concetti diversi della parola "garbato": i tuoi commenti spesso non sono tali 3) mi sto davvero seccando di leggere da un lettore pluripubblicato che si esercita "censura" nei suoi confronti 4) la prossima volta non perdo nemmeno il tempo della risposta e ,vista la tua tediosa e vittimistica insistenza, giro il tutto direttamente al cestino. Grazie

    Rispondi

  • E. Piovani

    19 Ottobre @ 12.48

    Concordo, l'attuale problema dell'Oltretorrente è la concentazione di immigrati di prima e seconda generazione che non sanno cosa voglia dire comportarsi in modo civile e rispettare gli altri, i luoghi, e il patrimonio comune. Molti di loro sono qui solo per sfruttare la situazione al massimo, e se questo include, delinquere, rompere, rovinare, disturbare, non se ne fanno di sicuro problema. Dopotutto non sono a casa loro. E' colpa anche dei parmigiani, che hanno affittato a questa gente le belle case dell'Oltretorrente in quanto giudicate vecchie e scomode per comprare nuovi ed accessibili (con le macchine) appartamenti in periferia. Ma attenti, perchè se guardiamo l'evoluzione delle città europee, con il tempo gli extracomunitari si concentreranno proprio nelle anonime periferie, e le case dell'Oltretorrente, grazie alla loro storia, unicità e particolarità verranno sempre più apprezzate.

    Rispondi

  • extra.com

    19 Ottobre @ 12.18

    Scusate l'ignoranza ma le case ristrutturate apositamente e rese dei loculi da 20-30 mq da affitare rigorosamente in nero (perchè magari i permessi di soggiorno mancavano) erano dei legittimi proprietari con la "erre moscia" oppure mi è sfugito qualcosa....??????

    Rispondi

  • claudio bargelli

    19 Ottobre @ 11.34

    Come sempre il mio garbato commento ha preso la via del gazzettifero...sciacquone! Eppure mi limitavo a ricordare quanto fosse IMMENSAMENTE migliore (salubre, limpido e incontaminato) il NOSTRO Oltretorrente, quando era abitato dai soli parmigiani del sasso. Se poi si vuole negare che l'immigrazione selvaggia (dal Sud in genere) abbia prodotto strappi e lacerazioni gravissime nel tessuto sociale, abbrutendo interi, popolosi quartieri, beh allora...siete ormai alla frutta! Se vogliamo continuiamo con le consunte, stucchevoli BARZELLETTE (nemmeno divertenti!) della "società multietnica", ecc. ecc. ecc., allora... Da far ridere i polli! Potete pure censurarmi 1000 volte ma la Verità è questa (anche se brucia).

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