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Il degrado dell'Oltretorrente

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Egregio direttore,
non è materia di recente attenzione quel fenomeno di aggregazione giovanile che da troppo tempo è deviato nel disprezzo delle regole, nella violenza verso il prossimo, come pure nel vilipendio del patrimonio urbanistico e monumentale della nostra città, sulle tracce di una costumanza tanto diffusa quanto snaturata e costruita con l’alibi di rivitalizzare il centro storico, ma con la mira di soddisfare gli interessi economici di una sottocategoria di commercianti.
Non più di «movida» si deve allora trattare, ma di degenerazione comportamentale e morale da parte di contingenti traviati, autorizzati a trasgredire ed in crescita esponenziale che la latitanza e l’indulgenza delle istituzioni ha contribuito a fomentare.
A fronte di un' emergenza le cui connessioni sinaptiche hanno inquinato la quota maggioritaria dei quartieri cittadini, sorge la percezione che l’obiettivo di prossima conquista coincida con il crepuscolo di ogni forma di civile convivenza.
Non a caso, in una lettera inviata al sindaco nel giugno scorso ponevo sul tappeto la perplessità nel constatare come pretese commerciali di alcuni locali a vocazione squisitamente alcolica potessero prevalere sui diritti di centinaia di residenti che, in un recente passato, hanno speso la loro firma in petizioni e sono ricorsi alle vie legali con l’auspicio di essere tutelati.
L’art. 659 del codice penale punisce «chiunque mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche... disturba le occupzioni o il riposo delle persone».
E’ pure inconfutabile che disturbare la quiete pubblica con rumori molesti che oggettivamente infastidiscono la tranquillità di una pluralità di persone, può portare ad una condanna penale.
Senza volersi distrarre dalle pelose e disarticolate argomentazioni rivendicate dal popolo della notte, sembra che l’unico diritto riconosciuto negli ultimi tempi, sia quello del divertimento di massa, ammesso che possa onorarsi di tale definizione l’attitudine allo sballo da intossicazione alcolica che non ha risparmiato episodi di coma etilico. Secondo fonti competenti il binge drinkyng, cioè l’assunzione di plurimi bicchieri di bevande alcoliche  in un’unica occasione, è un modello comportamentale di alcune fasce giovanili ritenuto un life-style del giovane doc  riguardante oltre il 16% della popolazione italiana dagli 11 anni in su (ISTAT 2010).
Inoltre uno studio multicentrico (HBSC) gli adolescenti sostengono che l’abbuffata di alcol «fuori di casa» abbia una funzione socializzante e sia un rituale di gruppo con nota euforizzante per affrontare al meglio la realtà ed acquisire le capacità per integrarsi nel mondo concorrenziale.
Ecco allora che un’efficace strategia di mercato abbina interessi economici alle esigenze degli adolescenti bisognosi di recepire padronanza di sé attraverso un linguaggio che si accordi con il conformismo del momento.
Questi soggetti ad alto grado di vulnerabilità psicologica possono raggiungere nel tempo livelli di consumo alcolico sempre più alti con rischi individuali, sociali e tali da procurare gravi danni per la salute, la cui tutela, intesa come fondamentale diritto dell’individuo, attiene anche a quella parte di cittadini contribuenti che nel corso degli anni ha visto svilire la propria qualità di vita in quanto impediti del sonno notturno per stressori ambientali non prettamente antropici.
E’ allora pertinente richiamare che l’uomo, come «animale diurno» associa lo stato di veglia e di attività al periodo di luce e, per controverso, il sonno ed il riposo al periodo di buio. La scansione ritmica del tempo biologico è generata da un orologio biologico che condiziona il sonno e, per il mantenimento di una buona condizione di salute, è quindi essenziale una corretta sincronizzazione dei ritmi con le condizioni ambientali esterne.
La riduzione o deprivazione del sonno causa effetti negativi sull’attività del sistema nervoso centrale, caratterizzati da riduzione della vigilanza, dell’attenzione, della memoria, della concentrazione e della performance. A lungo andare, condizioni stressanti, favoriscono il manifestarsi di sindromi neuro-psichiche quali l’affaticamento cronico, il rischio di ictus cerebrale e possono costituire il preludio di malattie psicosomatiche di pertinenza gastrointestinale e cardiovascolare.
Chi quindi decide di vivere il proprio tempo secondo il profilo scialbo della disubbidienza comportamentale innesca una sequela di negatività che coinvolge anche la parte sana della platea urbana più emancipata.
E’ pertanto essenziale accendere il semaforo verde ai provvedimenti previsti dalle norme vigenti e non ancora considerati da un' amministrazione locale scarsa di diottrie e ancora imbastita dalla illusione di escogitare una soluzione condivisa onde evitare il punto del non ritorno.
Intanto si sta perdendo tempo e ci si chiede se sarebbe auspicabile confrontarsi con un sindaco meno attendista e più sceriffo.

Daniele Cappelli 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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