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In quel "Giardino" c'è la storia di una famiglia

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LUBIANA
Chiara Pozzati
Pare quasi di sentirlo il profumo delle ortensie, pennellate blu e lillà in uno spicchio verde amaro. E sulle labbra il sapore del sale che solo chi è stato forgiato dal mare mantiene. Ovunque sia. Sei donne per una scrittrice spezzina, che ha lasciato il cuore (e 20 anni di quotidianità) in quartiere Lubiana.
Loredana Rivara, scrittrice, artista, appassionata di musica, ma soprattutto un passato da raccontare. Il suo libro «Il giardino delle ortensie» (Graphital), a Parma ha riscosso un grande successo. Ma non è solo di pagina in pagina, voltate pianino e col fiato sospeso, che si scopre la profondità dell’autrice. Con la penna e nella vita.

L’infanzia a La Spezia, «galeotta» la caserma della Marina dove ha incontrato Lino, marito e padre amato, ma è a Parma che è diventata mamma e ha scoperto (e vissuto per 20 anni e rotti) il mondo della scuola. Riservata ed elegante, Loredana sceglie con cura le parole.
«Siamo approdati qui perché ci siamo innamorati della città – dice – oltre al fatto che la sorella di Lino abitava qui».
Il diploma delle magistrali in tasca e la voglia di entrare nelle aule, Loredana ha partecipato a numerosi concorsi «ma in entrambi i casi ho avuto dei regali splendidi: mia figlia Ilaria e il secondogenito Enrico nei giorni dello scritto».
Così ha iniziato gradualmente, con qualche supplenza e le corse (in macchina ma pur sempre senza respiro) tra Langhirano, Baganzola e Noceto. Loredana ha insegnato religione e, nei primi anni ’90, si è «stabilita» alla Don Milani, dove è rimasta fino a fine carriera. «L’idea del libro mi frullava nei pensieri da parecchio, ma solo quando sono andata in pensione sono riuscita a realizzarla».
L’ha scritta di getto, in quattro mesi, la storia della sua famiglia. Di quelle sei donne, mamma Vera e le zie Ana, Fani, Miz, Mira e Pepa, sirene dalla scorza dura e la vita non semplice.
«Donne come tante, che negli anni ’30 hanno fatto i conti con un destino travagliato e gioioso al contempo», spiega.
Ed è proprio in quel giardino delle ortensie, nel cuore di La Spezia, che è andata in scena (e ancora va) questa meravigliosa, vera storia. Luogo d’incontri, ricette, profumi, spicchio di pace. Specialmente per gli esuli della mai dimenticata Pola, fuggiti alla dittatura di Tito. 
«Scrivere è stata un’esigenza, la volontà di scavare a fondo nei miei ricordi per lasciare qualcosa ai miei figli» e, vien da dire, a tutta Parma. Loredana, infaticabile, sta già lavorando al secondo libro: «Con gli occhi di una bimba». Un racconto in presa diretta (della sua infanzia) dell’esodo dei giuliano-friulani diretti a La Spezia.
Una saga familiare scritta nero su bianco, «capace di tornare a radunare una famiglia intera. Ecco il piccolo grande miracolo per cui non sarò mai abbastanza grata al giardino delle ortensie».

 

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  • marco

    23 Gennaio @ 12.13

    Ho riletto il primo post (faccio rispettosamente notare che questi, nell'inglese purtroppo intradotto del web, sono POST e non mail, sia detto con tono dialogante) dicevo ho riletto il primo post e non trovo nulla di più di un TONO affermativo... a voce, a volte, si può usare un brutto tono senza volere... ma per iscritto... ho scritto una osservazione, citando fior di esempi, che tono devo usare ? A parte i toni che le echeggiano nella testa (scherzo / frecciatina... mica aggressivo... ), se fossi un giornalista di costume, tipo Severgnini, ( purtroppo la Gazzetta non ha in vivaio un giornalista di costume... a parte l'ottuagenario e grande Torelli... e non che manchi il materiale...) da questa "casuale" scoperta, potrebbe ricavarne un corsivo di quanto sia difficile a volte vivere in Italia, dove le regole legittimano una cosa, come anche il suo CONTRARIO. Guardi che casino dietro il LA della Spezia, e si immagini che vita fanno le imprese e chi voglia fare qualche cosa in Italia. (se c'è un tono in questa mia conclusione, sarebbe un embrassons- nous, che non è un'offesa, in francese vuol dire abbracciamoci, facciamo pace, insomma, si fidi, una cosa buona. Renz volere PACE, amare Gazzetta e redattori web, che vede come AMICI. armi sotterrate per sempre in mia tribù. Ahug.) ....Mo che fadiga fèros capìr...

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  • gazzettadiparma.it

    22 Gennaio @ 17.16

    Almeno su una cosa posso concordare: potremmo preoccuparci di cose più importanti. Quanto al resto, credo che la seconda mail avrebbe intanto potuto convenire che la cosa è un tantino più controversa di quanto non facesse credere il tono della prima. Poi, se parliamo di grammatica, non saprei se mandare per sprelle prima un testo della Hoepli o uno statuto comunale (del quale pure posso rispettare il valore storico). Infine, ci sono mille altri casi in cui la lingua si mostra in evoluzione: e considerato che lo stesso statuto allude all'errore di trascrizione con la L maiuscola, mi sembra plausibilissimo (se anche non preferibile) che la formula "a La Spezia" possa almeno esistere senza problemi. Non manco di aggiungere che, a volte, la smania di impartirci lezioncine, a lei come ad altri, non porta i risultati sperati. Quindi continuo a respingere, soprattutto nei toni, la sua prima mail.

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  • marco

    22 Gennaio @ 16.00

    Statuto comunale della Spezia, articolo 3, comma 5.« Nella denominazione del comune, il nome "Spezia", secondo la tradizione storica consolidata, richiede l'articolo determinativo. In tutti gli Atti comunali l'articolo segue le regole d'uso ed è SEMPRE DECLINABILE » “…Il 2 aprile 1930, quando viene finalmente emanato un regio decreto che rettifica ufficialmente la denominazione del nome del comune in "La Spezia". Tuttavia, a causa della formulazione piuttosto schematica del testo della nuova legge, si intende ERRONEAMENTE il "La" – scritto con la "L" maiuscola – non come un articolo declinabile, ma come una particella da utilizzare in modo invariabile davanti al nome, quasi facente parte del nome stesso.” Da “La denominazione ufficiale della città”. Comune della Spezia. Atti e statistiche. 1930/10-12, p. 1. ...quindi il burocratese NON PREVALE sulla lingua e l'articolo si declina. E Hoepli dovrebbe andare per sprelle non appena si allarga l'aria... (poi... capisco che abbiamo cose più IMPORTANTI da seguire... ma se si segue solo la cronaca, viene il mal di stomaco)

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  • gazzettadiparma.it

    22 Gennaio @ 12.03

    Dal dizionario della Hoepli pubblicato dal Corriere della sera: L’articolo davanti a certi nomi di città nasce dalla tradizione popolare. In Italia sono molti, e più erano in passato, i nomi di città e di luoghi che si accompagnano all’articolo determinativo. Per esempio la Mirandola, la Cattolica, la Maddalena, la Morra, l’Impruneta, il Forte (dei Marmi, s’intende) le Focette. Uscendo dai nostri confini, troviamo il Cairo, il Pireo, la Mecca, l’Aia, l’Avana, la Coruña eccetera. Questo articolo per alcune nostre città tende a scomparire, tanto che oggi si parla comunemente di Cattolica, di Mirandola, di Forte dei Marmi senza l’articolo. Peccato: è un’impronta della tradizione che se ne va, come una vecchia fotografia che sbiadisce. Sul luogo resiste meglio, fuori invece sovente si trascura e a poco a poco si perde. Ma ci sono due città che posseggono un articolo ufficiale: sono L’Aquila e La Spezia. Come si vede, articolo con iniziale maiuscola perché così vogliono due appositi decreti legislativi emanati a tutela della loro identità rispettivamente nel 1930 (La Spezia) e nel 1939 (L’Aquila). In questi due casi l’articolo è diventato parte integrante del nome, proprio come nei nomi di persona, tipo Lo Russo, La Capria eccetera. Di qui sorge un problema: dobbiamo dire “vado a La Spezia” o “vado alla Spezia”? “vengo da L’Aquila” o “vengo dall’Aquila”? Non c’è dubbio: dovremo dire “vado a La Spezia”, “vengo da L’Aquila” perché La Spezia e L’Aquila sono nomi propri.

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  • marco

    22 Gennaio @ 11.52

    <<L’infanzia a La Spezia>> Si scrive "..ALLA Spezia". Se Pozzati non ci crede, visiti i siti istituzionali del Comune DELLA Spezia e Provincia DELLA Spezia (e non "di La Spezia"). L'articolo delle Città si declina, non è una novità. Si scrive: Dell'Aquila e NON de l'Aquila. Se scrive AL CAIRO e non a Il Cairo. Graham Green ha scritto "il nostro agente ALL'AVANA" e NON "a l'Avana". It's just Italian language...

    Rispondi

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