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Bivacco e spaccio: il piazzale chiede aiuto

Bivacco e spaccio: il piazzale chiede aiuto
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Luca Pelagatti

«La stazione diventerà un nodo centrale per Parma non solo urbanisticamente, ma anche a livello sociale. Cioè sarà il motore rigeneratore e di sviluppo del tessuto urbanistico e sociale e sarà collegato al resto della città». 
Così parlò Oriol Capdevila, archistar catalana dello studio «Mbm Arquitectes» di Barcellona. Era il novembre del 2007 e con entusiasmo si profetizzavano i destini splendidi e progressivi dello scalo affacciato su piazzale Dalla Chiesa. Da allora sono passati più o meno sei anni, milioni di euro sono stati spesi e  sulla nuova splendida stazione si sta per tagliare il nastro. Ma parlando di rigenerazione con chi, lì intorno, vive e lavora si rimediano solo smorfie e risate amare. Quello che preoccupa, piuttosto, è il degrado nel quale versa piazzale Dalla Chiesa.
Il biglietto da visita
«Questo dovrebbe essere il biglietto da visita della città? Beh, allora siamo messi bene», ironizza una residente della piazza. Che poi, con gesto eloquentemente teatrale, mostra le panchine affollate di gente che beve con impegno e si accascia. Mentre le bottiglie vuote di birra da discount finiscono, quando va molto bene,  nei cestini appena installati. Alla faccia della differenziata spinta.
«Polemiche  a parte la domanda che tutti quelli che gravitano qui intorno si fanno è semplice: perchè qui non vale l'ordinanza contro il bivacco? Non siamo la stessa città dove si multa senza pietà anche chi beve una bottiglietta d'acqua sui gradini del Duomo?», sottolineano  all'angolo con viale Bottego, in uno dei bar della piazza. Il solo che, volenterosamente, ha subito piazzato tavolini e ombrelloni per ridare vita allo spiazzo neonato a due passi da quello che tornerà ad essere il monumento all'esploratore. 
La richiesta di sicurezza
«Noi paghiamo per il plateatico, nessuno ci fa sconti. E questo ci può anche andare bene. Ma ci aspettiamo in cambio controlli e sicurezza. Ovvero in altri termini che il nostro investimento riceva una risposta. E che chi siede nella piazza possa stare tranquillo». Una richiesta, tutto sommato, abbastanza ovvia. Ma il concetto di cosa sia la norma, in questa piazza, col tempo ha cambiato forma parecchie volte.
«Certo lo spettacolo di gente che campeggia sulle panchine a qualunque ora del giorno e della notte non è il più edificante - aggiunge un altro dei commercianti. - Ma rispetto al passato è meglio». Il riferimento è a quando in tempi non remoti, qui sotto i portici, stazionavano pure frotte di tossici, smarriti e chiassosi. Spesso insensatamente violenti. «Ultimamente questo gruppo di soliti noti non bazzica più qui. E quindi si può dire che va meglio». 
I residenti che controllano
Tutto bene allora? Per nulla. Perchè c'è chi, armato di stremato senso civico e occhi attenti, le mosse dei frequentatori della piazza le ha seguite. Stilando anche una sorta di strana mappa dei balletti dei pusher.
«Perchè è vero: forse non ci sono più i tossici storici ma gli spacciatori invece ci sono, eccome. E li conosciamo uno per uno», racconta infatti uno dei residenti che si è improvvisato investigatore.  «Per esempio, uno di loro si riconosceva per l'ombrello che portava con sè estate e inverno, con ogni clima. Solo col tempo abbiamo capito che nell'ombrello teneva le dosi». 
E in caso di emergenza era sufficiente sollevarlo per farle scivolare fuori e farsi trovare pulito ai controlli.   «Poi ne abbiamo identificato un altro che arriva e puntualmente piazza la merce sotto le transenne dei lavori in corso rimaste verso il centro della piazza. Quando serve, lui o uno dei compratori, torna e recupera le bustine».
Occorre agire subito
Già, ma questo succede ovunque, si potrebbe obbiettare, non solo in piazza Dalla Chiesa. Ma la replica arriva pronta. «Il fatto che il degrado si stia ampliando in altre aree della città non è una giustificazione. Inoltre è proprio adesso che i lavori sono ancora in corso, che la situazione  non è radicata che si deve agire. Insomma, prima che sia tardi». 
La richiesta allora che arriva da tutte le parti è sempre la stessa: più controlli e quindi prevenzione. Per evitare che questa piazza, di ispirazione  fieramente europea assuma invece l'aspetto di una kasbah. Senza neppure la benedizione del vento caldo dell'oriente. «E' vero che chi passa la giornata steso su una panchina a bere birra non commette reato. Ma magari dopo la sesta birra la situazione cambia».
L'esempio citato più volte è quello della scorsa estate quando  gruppi di sfaccendati si sono più volte presi a bottigliate cercando di farsi molto male. «Perchè prima di darsele i vetri li hanno rotti. E per fortuna che è sempre finita solo con qualche taglio».
Un succedersi di liti e risse
E poi arriva l'elenco di altre decine di  piccole scaramucce, diventate consuetudine quasi quotidiana quando il tasso alcolico lievita.  Come consuetudine è la conclusione: un fuggifuggi quando arrivano le pattuglie delle forze dell'ordine.
Le stesse che, ad intervalli, compaiono in questo slargo metropolitano pensato per ricevere chi arriva in città. Ora, purtroppo troppo spesso,  il benvenuto sembra un ringhio.
Intanto, come ogni giorno gli agenti della questura passano nella piazza a chiedere documenti e identificare sfaccendati ad alto tasso alcolico. Ma, è il parere, si tratta di una medicina omeopatica: «E  servono terapie d'urto».
«Qui sarebbe opportuno un presidio fisso, una presenza costante che ripulisca l'ambiente, allontanando chi da fastidio. E sanzioni anche gli esercizi commerciali che non rispettano le regole», sostiene uno degli abitanti. Mentre il commerciante che vuole essere ottimista allarga le braccia: «La situazione è in bilico. Basta poco per farla precipitare». Ma poi, tra un mugugno e l'altro spunta un soprassalto di fierezza. 
«Tutte queste cose sono vere: le liti, lo spaccio, gli ubriachi. Ma non vorremmo che a furia di dirlo si finisse per pensare che questo è un ghetto. O un posto di cui avere paura». 
Ecco quindi il colpo di coda, la reazione che non t'aspetti. 
La speranza per il futuro
«Tra pochi mesi la nuova stazione sarà finita, il grande progetto sarà svelato e offerto alla città. C'è il tempo e il modo per garantire che le promesse iniziali si realizzino. Da qui turisti e viaggiatori inizieranno a scoprire Parma: facciamo in modo di fare loro una bella impressione. E che comincino subito a pensare che è bella». 

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