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Addio a Gino Agostini, i baffi più famosi dell'Oltretorrente

Addio a Gino Agostini, i baffi più famosi dell'Oltretorrente
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Lorenzo Sartorio
Per tutti di là dall'acqua, dov' era conosciuto e stimato, era il popolare «baffo elettrico» in virtù dei quei baffi da artista che  di cui andava  particolarmente fiero. Gino Agostini, per tanti anni «anima» del circolo «Aquila Gigole» di piazzale Inzani, è morto nei giorni scorsi all’età di 83 anni.
Sembrava uscito dalle pagine di un vecchio libro di storia, Gino, e se avesse indossato l’uniforme con la tradizionale giubba bianca, «kappe» con visiera abbassata sulla fronte, fucile con baionetta innestata, sarebbe stato il sosia perfetto di un austero e intransigente sergente asburgico.
Felinese di nascita, ma parmigianissimo di adozione, di «militare», Agostini, non serbava che il lontanissimo ricordo della naja.
Due occhi vispi e pungenti da persona furba e attenta, un sorriso che metteva subito a proprio agio, un’affabilità tipica del gran signore, Agostini (di patriarcale famiglia originaria di Ravarano), per anni gestì  in strada Imbriani un magazzino di carta da macero.
Sposato con Lucia, padre di Roberto e Giovanna,  era considerato, a ragione, il factotum del circolo di piazzale Inzani ed invece di inquadrare e mettere in riga plotoni di soldati, il più delle volte, doveva improvvisarsi  anche cantiniere,  sistemando  pazientemente un «esercito» di bottiglie di bianco e rosso che riposavano tra le muffe della fresca cantina oltretorrentina in compagnia di  salumi «casalini».
Appassionato cicloamatore, fino a che la salute glielo ha consentito, socio dell’associazione «Ruote a Raggi»,  che raccoglie appassionati di auto e moto d’epoca, Gino,  per tanti anni,  fu il simbolo e l’anima  del suo circolo.
Dell’Oltretorrente conosceva tutto, il suo borgo (Pietro Cocconi), per lui, non aveva segreti e, quando poteva concedersi un attimo di pausa, amava ascoltare brani di liscio e canzoni anni Sessanta proposte dalla sua «prediletta»: la brava e simpatica cantante parmigiana Titti Bianchi.
«I miei baffi? Una tradizione di famiglia - amava ripetere Gino - mio nonno e mio padre li portavano ed anch’io non ho voluto essere da meno. E poi la gente è abituata a vedermi così».
I baffi di Gino, infatti, erano davvero un segno distintivo di una persona simpatica e gradevole al punto di rappresentare un nostalgico «respiro asburgico» nella «petite capitale» del  terzo millennio.
I funerali si svolgeranno venerdì alle 11.30 partendo dall’Ospedale Maggiore per il Tempio di Valera.

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