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Gli alluvionati di Sala Baganza: nessuna politica di prevenzione

I membri del comitato «11 giugno 2011» accusano il Comune di immobilismo

Uno dei danni creati dall'alluvione del 2011

Uno dei danni creati dall'alluvione del 2011

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SALA BAGANZA - In un momento in cui maltempo, frane e allagamenti stanno devastando molti territori italiani, ma soprattutto stanno attaccando la nostra provincia, il comitato alluvionati salesi dell’11 giugno 2011 lancia nuove accuse all’amministrazione comunale, rea, a suo dire, di «immobilismo nella prevezione».

«Sicurezza»
Il comitato sottolinea come «senza la certezza di sentirsi al sicuro nell’ambiente in cui vivono, i cittadini e il paese non hanno futuro. Se rischio c’è, non è forse compito delle amministrazioni comunali in primis applicare una politica attiva di convivenza con il rischio, con sistemi di allerta e piani di Protezione civile aggiornati, testati e conosciuti dalla popolazione ?».

Il coordinatore
Gli alluvionati del comitato, tramite il cordinatore Nicola Luberto hanno affermato «dopo l’alluvione che ha colpito il nostro territorio l’11 giugno 2011 e considerando che viviamo in una delle regioni che ha la maggiore criticità geologica nazionale (elaborazioni Ispra 2012), ci aspettavamo che una politica di difesa e manutenzione del territorio, di prevenzione del rischio e di informazione alla cittadinanza diventasse prioritaria. Invece, passata la somma urgenza, abbiamo assisto al nulla. Ci eravamo illusi che, dopo le esperienze negative, l’amministrazione locale invertisse la rotta e si adoperasse per mettere in atto quello che, tra l’altro, è prescritto dalla legge». Gli alluvionati salesi, inoltre, precisano che «Franco Gabrielli, capo dipartimento della Protezione civile, in una nota diramata a tutti i prefetti e autorità competenti nel 2012 aveva affermato la necessità che ciascun comune approvasse, ai sensi della L.100/2012, entro l’11 ottobre 2012 il piano di emergenza comunale provvedendo alla verifica e all’aggiornamento periodico» ed accusano il Comune di non essersi adeguato alle direttive.

«Rammarico e rabbia»
«Dobbiamo constatare con rammarico e rabbia che nel nostro Comune, con il silenzio di tutti i componenti del consiglio comunale, siamo all’anno zero: sono state fatte cadere nel nulla le varie richieste avanzate al sindaco, non solo dal comitato alluvionati, ma dallo stesso ex capogruppo di maggioranza Nicola Maestri che con un’interpellanza impegnava l’amministrazione a fare di tutto per informare i cittadini sui rischi di nuove calamità. Ciò denota una scarsa sensibilità dell’attuale amministrazione a mettere in atto quello che le leggi in materia di tutela della salute dei cittadini prescrivono e impongono». Luberto ha aggiunto: «Si invoca sempre la scarsità di risorse, patto di stabilità e altro: menzogne che hanno le gambe corte. Per fare piccoli passi a livello locale basterebbe la volontà vera di creare consapevolezza nelle persone (fare cultura ambientale ) attraverso assemblee di quartiere, volantinaggio, sistemi di allertamento sonoro. Sono piccole cose ma possono invertire il senso di abbandono e avvicinare la popolazione alla consapevolezza di sentirsi vicini e partecipi alla vita democratica. Se ogni cittadino è tenuto ad osservare i vari regolamenti (pena sanzioni), non si comprende come un amministratore possa esserne esonerato».

 

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