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"Sangue artificiale: grande scoperta ma serve prudenza"

"Sangue artificiale: grande scoperta ma serve prudenza"
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La notizia arriva dalla Gran Bretagna e apre prospettive straordinarie per la medicina. Un'équipe di ricercatori scozzesi avrebbe messo a punto una tecnica per produrre sangue artificiale (o, meglio, globuli rossi) partendo da cellule staminali embrionali, in particolare provenienti da embrioni congelati creati in eccedenza nei processi di fecondazione assistita. Sempre secondo gli scienziati britannici, nel giro di tre anni si potrebbero già avere le prime trasfusioni. Una scoperta che permetterebbe di risolvere i problemi legati alle scorte di sangue. La notizia viene ovviamente accolta con favore dagli «addetti ai lavori» di casa nostra. Anche se - si ricorda da più parti - la prudenza in questi casi è d'obbligo e, soprattutto, è fondamentale tenere ben presente che per ora l'unico sangue disponibile è quello dei donatori. Senza contare i risvolti etici non di poco conto.

«Sicuramente è una grande scoperta, che se confermata sarebbe molto importante», dice Massimo Franchini, direttore del Servizi di immunoematologia e trasfusione dell'Ospedale Maggiore. Che però precisa: «Non credo che risolva completamente il problema delle trasfusioni, che comprendono anche piastrine e plasma, mentre in questo caso si parla solo di globuli rossi. Per cui ci sarà ancora bisogno dei donatori di sangue e dei centri trasfusionali. Certo, il sangue artificiale potrà affiancare l'attuale terapia trasfusionale e supplire le carenze di sangue, aumentando la quantità disponibile».

Interessato all'annuncio anche Vittorio Rizzoli, direttore dell'Unità operativa di ematologia e centro trapianti di midollo osseo. «La notizia - osserva - è importante per la possibilità di avere, soprattutto in condizioni di emergenza, un’ampia disponibilità di sangue. I vantaggi di tale procedura sono anche legati alla possibilità di azzerare il rischio di infezioni». Ma osserva anche che «tale metodica sarà certamente molto costosa. Vi è poi da considerare la problematica etica, visto che il sangue artificiale verrà prodotto utilizzando cellule embrionali umane».

«Ben venga la scienza, ma per adesso non abbassiamo la guardia e continuiamo a donare», è l'appello che lancia Riccardo Bertoli, presidente dell'Avis provinciale, la principale associazione di donatori di sangue. «Deve essere chiaro - aggiunge - che per ora il sangue artificiale non c'è ancora e che quindi dobbiamo continuare a mantenere il livello attuale di donazioni». Di una cosa è convinto: «Anche quando questo avverrà, quel patrimonio di valori e di solidarietà che le associazioni del dono rappresentano non andrà disperso, perché quando uno compie un gesto come la donazione significa che vuole aiutare gli altri. E se uno vuole può sempre trovare il modo di essere d'aiuto al prossimo».
Non nasconde i propri dubbi Michele Fedi, presidente dell'altra associazione di donatori, l'Adas: «Visto che il sangue artificiale di fatto sarà un farmaco, c'è il rischio che qualcuno possa approfittarne e che quando c'è più bisogno di sangue, come in estate, i prezzi aumentino». Per il resto, osserva, «sicuramente è una cosa buona, però sono sicuro che per molto tempo ci sarà ancora bisogno dei donatori, a meno che non venga prodotta una quantità industriale di sangue artificiale che possa risolvere i problemi di tutti gli ospedali».

«Questo lavoro scientifico dei ricercatori inglesi è un tentativo encomiabile, ma occorrerà valutare bene le definizioni del problema dal punto di vista etico», osserva Maurizio Vescovi, presidente della sezione di Parma della Snamid (Società scientifica di medicina interdisciplinare) e per 23 anni direttore sanitario dell'Avis comunale. Tuttavia si chiede: «Perché non utilizzare gli embrioni esistenti già congelati? L'alternativa è che questi embrioni vengano distrutti. Invece sarebbe bellissimo che terminassero la loro esistenza con un dono, che rappresenterebbe un estremo gesto d'amore».
Di parere opposto Almerico Novarini, professore ordinario di medicina interna e membro dell'Associazione medici cattolici. Il sangue, secondo Novarini, «deve essere uno strumento che dà vita e non che la toglie. Il problema etico si pone nel momento in cui c'è l'utilizzo di cellule embrionali. Il loro uso non è eticamente accettabile, perché allo stato attuale delle cose distrugge l'embrione». E per Novarini distruggere l'embrione «non è accettabile perché è l'inizio biologico della vita umana. Per raggiungere un fine buono, che è teoricamente il sangue, non si deve mai utilizzare uno strumento cattivo, che è l'eliminazione di embrioni».

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