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Pietro Cortellini, una vita all'urologia del Maggiore

Nel reparto da 41 anni, primario da 16: «Lascio un team all'avanguardia»

Pietro Cortellini, una vita all'urologia  del Maggiore
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Dopo 41 anni di carriera, coronata nel 1998 dalla nomina a primario, Pietro Cortellini, 67 anni, dirigente del reparto di urologia dell'ospedale Maggiore, va in pensione.
Originario di Cremona, ma laureatosi a Parma, Cortellini ha iniziato a frequentare il reparto da studente di medicina nel 1967, un anno dopo la nascita di urologia sotto la direzione di Eugenio Bezzi. Dopo la laurea nel 1973 e la specializzazione, Cortellini si trasferisce per tre anni all'ospedale di San Secondo dove lavora sotto la guida di Giacomo Macaluso. Torna quindi al Maggiore, che non lascerà più. Quarant'anni in corsia, testimone di un cambiamento epocale nell'urologia e nella sanità pubblica. Sempre presente, per i pazienti e i colleghi. Che oggi (anche se lui preferisce non dirlo) ricordano che il primario lascia l'azienda con mesi di ferie non godute.
«Mi fa sorridere che alcuni pensino che una volta si curassero meglio i pazienti. In realtà oggi le risposte, grazie anche alle tecniche miniivasive che hanno reso le cicatrici deturpanti un ricordo, sono molto più veloci e pertinenti, le sofferenze minori e la qualità alberghiera dei ricoveri più alta - spiega Cortellini - Anche grazie al prericovero e al day hospital si resta meno in ospedale e la ripresa dopo gli interventi è più rapida. Questo ha portato ad un turnover molto più elevato dei ricoveri, per cui con meno letti si riesce a gestire un numero maggiore di pazienti».
Cortellini fa alcuni esempi: un intervento per ipertrofia prostatica, uno dei più eseguiti, è passato da un ricovero di circa 20 giorni ad uno di cinque giorni. Ancora: «Negli interventi di prostata benigna la proporzione della tradizionale tecnica chirurgica rispetto alla più moderna resezione endoscopica, che negli anni 80 era di 99/1, ora è l’opposto: oggi la procedura chirurgica a cielo aperto è raramente applicata e solo in prostate molto voluminose».
Lo stesso, fa notare Cortellini, per la calcolosi, con l'uso di presidi miniaturizzati e degenze di uno o due giorni. «Anche la tecnica extracorporea, impensabile negli anni 70, prevede per i calcoli reno-ureterali soluzioni ambulatoriali», dice il medico.
Fra i vanti del primario, «l'aver riportato a Parma una branca prima non trattata come la chirurgia dell'uretra e aver iniziato gli interventi per i cambiamenti di sesso: ne abbiamo eseguiti otto negli ultimi sette anni». Sono aumentati anche, continua Cortellini, «gli interventi di uroginecologia e di urologia funzionale. A ciò si deve aggiungere l’aumento della vita media con il conseguente incremento delle patologie degenerative e neoplastiche. Mentre gli stranieri rappresentano oggi una percentuale superiore al 30% del pazienti».
Oggi l'urologia, all'ottavo piano dell'ala ovest del monoblocco, ha 28 posti letto e un organico di 11 medici e 18 infermieri. Effettua dai 1600 ai 1800 interventi all’anno.
«Lascio un reparto che considero con orgoglio all'avanguardia - dice Cortellini, che per salutare colleghi e amici ha anche scritto il libro “La mia urologia”, ricco di foto del personale che negli anni si è succeduto nel reparto - Ringrazio tutti. Ognuno è stato parte di una squadra che ha sempre profuso impegno nell’impagabile compito di essere stato d’aiuto a tante persone in difficoltà». Un auspicio per il futuro del reparto e dell'ospedale di Parma? «Che il personale sia valutato in modo meritocratico e che i vertici aziendali considerino e premino la professionalità dei singoli. La sanità non è un conto da far tornare, è un servizio e un valore, e a che a fare con persone e con la loro sofferenza, non con i numeri».
Ancora niente di ufficiale sul futuro del reparto, anche se pare probabile che la guida sarà affidata in via temporanea ad Umberto Maestroni, in attesa che l'azienda indica il concorso per il nuovo dirigente. Fra i probabili candidati si fa il nome di Antonio Frattini, direttore dell'urologia dell'ospedale di Guastalla, formatosi a Parma. m.t.

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