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Ictus, fino a 900 casi all'anno: "Essenziale intervenire in tempo"

In prima linea medici, volontari, ex pazienti. Il neurologo: "Appena si riconosce un sintomo chiamare immediatamente il 118"

Ictus, fino a 900 casi all'anno: "Essenziale intervenire in tempo"

Camera d'ospedale

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Ogni anno, a Parma e provincia, si registrano tra gli 800 e i 900 casi di ictus: nell’85% dei casi si tratta di un ictus ischemico, dovuto cioè all’occlusione di un vaso sanguigno; nel restante 15% si tratta invece di ictus emorragico, causato dalla rottura del vaso stesso.
Da oltre dieci anni sono state introdotte terapie specifiche per l’ictus ischemico, per via endovenosa o intrarteriorsa, che consentono di rimuovere l’ostruzione del vaso, a patto che vengano eseguite entro 4-5 ore dalla comparsa dei sintomi. Il soccorso immediato è ciò che può fare la differenza. Arrivare in ospedale entro le prime 2-3 ore è fondamentale per attivare la procedura della trombolisi, che necessita di indagini preliminari come la Tac. «Per intervenire tempestivamente – spiega Umberto Scoditti, neurologo responsabile del Programma Stroke Care del Dipartimento Emergenza-Urgenza e Area Medica Generale e Specialistica dell’Ospedale Maggiore – occorre prima di tutto riconoscere i sintomi. Possono essere diversi, ma i principali sono tre: la bocca storta, la debolezza di un braccio e/o di una gamba, la difficoltà a parlare. All’insorgenza anche di uno solo di questi sintomi si deve chiamare immediatamente il 118. Sottovalutare i sintomi pensando che si possano risolvere spontaneamente, rivolgersi ad un parente o recarsi con la propria auto in Ospedale comporta ritardo tale da precludere ogni possibilità di trattamento efficace».
Il soccorso del 118 è l’unico che può valutare le condizioni del paziente e allertare l’ospedale affinché siano predisposte le misure necessarie. «Sembra scontato – aggiunge– ma ancora oggi tanti casi di ictus potrebbero avere esiti meno gravi se si intervenisse in questo modo, senza lasciare spazio all’indecisione». Al Maggiore l’assistenza del paziente è affidata a una «Stroke Unit - Unità di trattamento dell’ictus»: un centro organizzato e attrezzato a cui fanno capo medici e infermieri specializzati e appositamente formati. Una volta verificate le sue condizioni ed effettuate le necessarie valutazioni preliminari sarà il personale medico a valutare se e come intervenire per rimuovere l’ostruzione del vaso sanguigno.
«Il trattamento di trombolisi è efficace nel 14% dei casi se effettuato entro 3 ore, ma può arrivare al 25% se eseguito entro 90-120 minuti dal manifestarsi dei sintomi. Nel 2013 all’Ospedale Maggiore è stato sottoposto a trombolisi circa l’8 % dei pazienti colpiti da ictus ischemico; una percentuale che dovrà aumentare per dare ad un maggior numero di pazienti la possibilità di una terapia specifica. Per fare questo, però, è fondamentale che il paziente con sospetto di ictus arrivi rapidamente in Ospedale, con il soccorso del 118».

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