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Grandi ustionati: più di 130 pazienti l'anno

Grandi ustionati: più di 130 pazienti l'anno
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Oltre 130 pazienti all'anno. Nel 2008,  più precisamente 136. E solo tre non ce l'hanno fatta. Un Centro, quello Grandi Ustionati del Maggiore, certamente di eccellenza per le terapie utilizzate, ma anche per la riduzione della lunghezza della degenza, per l'abbattimento del dolore del paziente e per una collaborazione quotidiana e continua con esperti di più settori.
Il Centro Grandi Ustionati, dal novembre di due anni fa si trova nella nuova sede al quarto piano dell'Ala Est: «Un reparto che fa riferimento al Progetto regionale di trattamento dei grandi traumi - spiega il responsabile Edoardo Caleffi -. Un progetto per il quale i traumi maggiori vengono trattati secondo il principio dell'Hub And Spoke, ovvero i raggi e il mozzo di una ruota. Cosa vuol dire? Esistono dei centri periferici (i raggi) che trattano certe patologie e fanno riferimento al Centro di eccellenza (il mozzo) che coordina tutta l'attività, perciò l'Azienda ospedaliero universitaria di Parma, che è referente con strutture di eccellenza per i gravi traumi, è anche referente per le ustioni, per cui è uno degli unici due centri regionali: l'altro è a Cesena. Il Centro di Parma ha un territorio che comprende l'Emilia occidentale, da Modena a Piacenza. In Italia, ci sono soltanto dodici centri ustioni, per cui è una grande opportunità quella che hanno i parmigiani di avere questo Centro in città, in quanto se mai dovesse succedere di avere un trauma così grave come quello di un'ustione (incidenti sul lavoro, stradali o domestici) c'è la garanzia che il paziente abbia sempre l'accoglimento in un posto letto in una struttura adeguata, che è referente per il Sistema sanitario regionale. Un Sistema che è all'avanguardia nel panorama nazionale, perchè non tutte le regioni hanno il modello che noi abbiamo adottato. E non tutte le regioni hanno un Centro Grandi Ustionati. Parma ha un raggio d'azione molto ampio: alcuni milioni di persone come bacino d'utenza. Gli esempi sono le tante persone che provengono da tutt'Italia, in quanto non tutte le strutture locali riescono ad accogliere tutti i pazienti: i centri sono collegati infatti in una rete nazionale».
Ma come è organizzato il reparto al suo interno? «Ci sono otto posti letto, di cui quattro per ustionati meno gravi e altri quattro per ustionati più gravi, ovvero i letti monitorizzati, in cui ci sono una serie di parametri e dati che vengono continuamente aggiornati e tengono informati medico e infermiere sulle condizioni del paziente, 24 ore al giorno. Esiste una sala operatoria in cui vengono operati i pazienti, quando è il caso di togliere la parte ustionata e sostituire la pelle con altra pelle. C'è poi la sala di balneazione, nella quale i pazienti vengono lavati in una vasca particolare con una bascula: la pelle è la barriera che ci difende dall'esterno e quando viene persa i germi possono penetrare più facilmente all'interno e gli organi si infettano. Per cui l'ustione non è una malattia della pelle: è sì una patologia che inizia con la pelle, ma la pelle che non c'è più lascia che venga assorbita dall'organismo una serie di sostanze tossiche che mettono a repentaglio l'organismo stesso. Infatti, si parla di malattia da ustione».
Il Centro ustioni non a caso è un reparto cosiddetto chiuso, «in cui le visite sono strettamente limitate. Ci sono pazienti che non sono visitabili e pazienti come i bambini che invece hanno diritto ad avere un parente». L'ustione ha due parametri per considerarsi più o meno grave: l'estensione (più è grande la superficie che viene ustionata e più il paziente è grave) e la profondità, che può essere di primo, secondo e terzo grado quando cioè l'ustione brucia la pelle a tutto spessore. «Il paziente adulto e sano - precisa Caleffi - ha più probabilità di guarire di un bambino piccolo e di un anziano, perchè questi sono più fragili. I pazienti vengono trattati in maniera multidisciplinare, con la collaborazione stretta e quotidiana dell'anestesista- rianimatore, del nutrizionista, dello psicologo e di altri. In particolare per i bambini esiste il Progetto Gioco amico, con il quale si ha invece la collaborazione con operatori adeguatamente istruiti, che utilizzano giochi appropriati».
Anche le medicazioni sono particolari per questi pazienti: «Si tratta delle medicazioni avanzate per le quali si usano dei sostituti della pelle. Che vengono applicati sulle zone ustionate. Oltre al fatto che ora siamo molto attenti al protocollo per la terapia del dolore:  prima ustionarsi significava patire pene molto acute, basti pensare alla sofferenza di chi viene immerso in una vasca di disinfettante privo della copertura cutanea. Oggi invece il paziente viene sedato durante la medicazione, che può durare anche ore. Oltre al fatto che la mortalità si è abbassata ulteriormente così come è migliorata la qualità della vita dei nostri pazienti, grazie anche al servizio di psicologia che aiuta molto anche i nostri operatori sanitari. Perchè il loro non è un compito semplice. Insomma, l'ustione è il dramma peggiore che può capitare e può segnare tutta la vita». Un reparto in cui ogni paziente ha una sua storia: «I pazienti arrivano da più parti: abbiamo stranieri che si sono ustionati nelle peripezie dei viaggi della speranza o nel corso di diatribe che si scatenano fra diversi gruppi». La terapia dell'ustione non finisce al Centro Ustioni. Quando il paziente termina il ricovero della fase acuta, continua comunque ad accedere al Centro per le diverse medicazioni: «Esiste anche un rapporto con il servizio sanitario domiciliare - ricorda Caleffi - ed esistono una serie di interventi per il recupero funzionale delle diverse parti del corpo, sia con il chirurgo plastico sia con il fisioterapista della riabilitazione. Non a caso, il Centro Ustioni è compreso nell'Unità operativa della Chirurgia plastica».M.V.

 

 

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  • sansone angela

    25 Maggio @ 13.47

    Grazie per tutto quello che avete fatto per me, e quello che farete.

    Rispondi

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