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Nuova influenza: Matteo in «trincea»

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di Cristina Pelagatti
A  vegliare sulla salute di centinaia di studenti in vacanza studio, nella Scozia epicentro della swin flue, si trovano anche medici parmigiani; tra di loro Matteo Riccò, medico parmigiano 31enne, specialista in medicina del lavoro e prossimo specialista in igiene e medicina preventiva che da 15 giorni vive nel Queen Margareth University di Edimburgo, insieme a circa 200 ragazzi italiani, in prevalenza emiliani di età compresa fra i 13 ed i 18 anni. Da qualche anno Riccò utilizza le sue ferie istituzionali per svolgere servizio medico nelle colonie estive italiane nel Regno Unito: «Diciamo che, quest’anno - ha commentato Riccò - la cosa ha assunto connotati quasi ironici: le isole britanniche sono infatti investite dall’epidemia di influenza A H1N1, la cui sorveglianza epidemiologica è parte integrante della mia attività quotidiana presso il Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Università di Parma. Io ed i colleghi specializzandi Boccuni, Giordano, Manotti, Mariotti, Trabacchi ci incarichiamo, solitamente, di eseguire i tamponi necessari all’identificazione del virus nei casi segnalati dai medici di medicina generale - tamponi che vengono poi trattati ed esaminati da quella «famiglia tutta al femminile» che è il laboratorio diretto dalla professoressa Marialuisa Tanzi. In altre parole, in fuga dal lavoro... mi sono ritrovato inseguito dall’influenza!».  L’attività del giovane medico parmigiano nel college consiste nel sorvegliare le problematiche sanitarie dei ragazzi, intervenendo laddove possibile, o svolgendo attività di «collegamento» con le autorità mediche locali. La situazione nel Regno Unito, stando alla testimonianza di Riccò appare complessivamente sotto controllo: «I britannici stanno affrontando la cosa a modo loro: con serietà ed un certo distacco, le Autorità sanitarie stanno svolgendo la propria attività in modo encomiabile, informando e responsabilizzando la popolazione sui rischi, e su come prevenirli. Ad esempio: dispenser di gel antisettico sono stati predisposti all’ingresso della nostra sala mensa, con l’invito ad utilizzarli per una prima pulizia delle mani prima di assumere i pasti quotidiani. Nella nostra struttura sono stati distribuiti volantini (prodotti direttamente dal National Health System), sia in Italiano che in Inglese, che suggeriscono comuni pratiche igieniche in grado di contrastare efficacemente la rapida propagazione della malattia. La popolazione sembra recepire e reagire in modo costruttivo: di assalti alle farmacie per l’acquisto di farmaci anti-virali ed anti-infiammatori neanche l’ombra».

In Scozia, la temperatura media oscilla tra i 14 ed i 21 gradi e per i ragazzi alla prima esperienza, infreddature ed infezioni adenovirali sono all’ordine del giorno, ma, il timore per l’influenza suina in alcuni genitori fa scattare in automatico l’assioma figlio raffreddato = figlio influenzato (da febbre suina): «E' diventato così automatico da complicare l’attività mia e degli educatori responsabili. Una sera sono stato svegliato alle 2 di notte da una madre che, avendo sentito la figlia al telefono, era certissima che quest’ultima fosse affetta da influenza o polmonite e pretendeva che il sottoscritto ne eseguisse immediatamente la valutazione medica, ma la ragazzina, si è rivelata sfebbrata, e totalmente asintomatica. Il giorno seguente abbiamo dovuto sostenere una tredicenne che le compagne avevano convinto di essere affetta da febbre suina in ragione di una blanda infreddatura. Nel giro di mezza mattina, per il college si fosse diffusa la notizia di un caso di febbre suina con relativa preoccupazione dei genitori in Italia, che temevano di essere stati tenuti all’oscuro. Intendiamoci: noi tutti siamo qui per lavorare, ma un conto è svolgere un’attività sanitaria, un conto è confrontarsi al telefono con torme di genitori inutilmente spaventati - e, purtroppo, spesso poco recettivi e fin troppo diffidenti che si sbizzarriscono nella diagnosi telefonica dall’Italia». La situazione nel College dove Riccò è impegnato è tranquilla, i ragazzi sono consapevoli del rischio e si attengono alle norme sanitarie suggerite, il prospetto gite e visite guidate è stato di comune accordo rivisto per evitare luoghi ed ambienti che potrebbero rappresentare fonte di rischio. Prediligendo l’accesso a località storiche rispetto alla frequentazione di locali di forte richiamo ed i ragazzi hanno capito che rinunciare ad hamburger o ad un frapuccino sia un dazio assai meno gravoso di quello potenzialmente rappresentato dal contagio virale.

«Ci tengo a precisare - ha concluso Riccò, di rientro in questi giorni in Italia, e ansioso di rivedere famiglia e fidanzata - che al rientro non sarà necessario eseguire sistematicamente accertamenti o procedure particolari. L’attivazione di tutto il sistema di sorveglianza - sia a livello di Ausl che di Dipartimento di Sanità Pubblica, è razionale in presenza dei segni e sintomi influenzali (ancora una volta: febbre oltre i 38°C, cefalea, nausea, vomito, dolori articolari, muscolari, ossei) mentre non ha sostanzialmente senso in soggetti asintomatici».
 

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