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Salute, diritti e doveri del cittadino

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 Prosegue la rubrica curata dall'assessorato alle Politiche per la Salute del Comune che intende rispondere a quesiti su tematiche di carattere sanitario. Per sottoporre le proprie domande si può chiamare, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 12, il  numero  0521-218639. La e-mail è:  agenziasanitariarisponde@comune.parma.it. Per posta, l'indirizzo è: Agenzia alla Sanità, Politiche per la Salute e rapporti con le Aziende Sanitarie - strada Repubblica 1 - 43121 Parma. Trimestralmente con la Gazzetta verrà distribuito un opuscolo riassuntivo di quesiti e  risposte.

 
 
 
Dopo  un intervento di protesi al ginocchio, nel corso della   riabilitazione in una struttura sanitari  convenzionata con la Ausl, a causa  delle difficoltà di movimento e di postura ho avuto problemi  nell'uso dei  bagni. Perchè i servizi igienici sono così raramente «tarati» anche sulle esigenze di chi ha problemi motori?  
Risponde il medico Lucia Ferrari 
In effetti, molte strutture pubbliche, e anche talvolta quelle sanitarie, non hanno completato le attrezzature e i percorsi  per  persone con difficoltà motorie, definitive o anche  transitorie, come quelle soggette a trattamenti riabilitativi. E' di pochi giorni fa, ad esempio,  una  richiesta «bipartisan» degli assessori comunali e provinciali competenti per  idonei mezzi per consentire l’accessibilità completa ai disabili alla «Stazione temporanea». E' ancora carente  la sensibilità ai problemi di movimento  che affliggono cittadini e pazienti. A volte sono piccoli particolari mancanti che vanificano interventi anche cospicui, come   dislivelli, l’altezza di una maniglia, l'apertura di una porta. La lettera è quindi un grato invito a tutti coloro che hanno responsabilità di gestione dei luoghi pubblici, e strutture sanitarie, a verificare  l’efficacia delle soluzioni adottate  per ottimizzare i percorsi, ridurre i disagi, e consentire un pieno e autonomo espletamento da parte di tutti,  delle proprie capacità, e in ultima analisi, dei propri diritti di cittadinanza.  
 A seguito di infortunio in casa mi sono recata in  una struttura sanitaria dove per errore,  pur  avendo eseguito  rx,  non  è stata  diagnosticata una frattura. Trascorsa una settimana con un  forte dolore,  mi sono sottoposta   ad una a nuova visita ed un altro medico, con mia sorpresa,  ha diagnosticato la frattura. 
 
Risponde l’avvocato Lorenzo Isoppo
Dal caso esposto, purtroppo,  non emerge se siano state effettuate nuove lastre in occasione del nuovo incontro o   se il secondo medico si sia limitato a rivalutare le prime. Nel caso al nostro esame, ove non si trattasse di una  frattura verificatasi successivamente, (cosiddetta frattura in due tempi e quindi non diagnosticabile) potrebbe ipotizzarsi  un'errata diagnosi solo nel caso in cui la frattura fosse già presente al primo esame radiografico, per cui  un  radiologo di media diligenza avrebbe potuto percepirne immediatamente  l’esistenza. Per giurisprudenza,  in ogni caso, in tema di colpa professionale medica, l'errore diagnostico si configura non solo quando, in presenza di uno o più sintomi di una malattia, non si riesca ad inquadrare il caso clinico in una patologia nota alla scienza o si addivenga ad un inquadramento erroneo, ma anche quando si ometta di eseguire o disporre controlli ed accertamenti doverosi ai fini di una corretta formulazione della diagnosi.
In tal senso anche la Suprema Corte di Cassazione: «....in tema di responsabilità del professionista esercente la professione sanitaria, la diagnosi errata o inadeguata integra di per sè un inadempimento della prestazione sanitaria …». Cassazione civile , sez. III, 04 marzo 2004, n. 4400
Risponde il medico  Giuseppe  Pallini
Stabilire l’errore diagnostico può oggi risultare alquanto complesso in relazione alle molteplici e sofisticate diagnosi ottenibili con le tecnologie moderne (es. tipologia di frattura) a ciascuna delle quali corrispondono terapie differenti (non solo il classico gesso). A danno avvenuto,  il giudice, non possedendo la conoscenza diretta delle sfumature  riguardanti il complesso iter diagnostico-terapeutico, nè la tempistica della evoluzione del danno, per cui si affida in genere a periti d’ufficio e/o di parte, potrebbe essere indotto a semplificazioni drastiche, che  in genere potrebbero sfavorire il professionista.
 
Proponendo ricorso contro la decisione della Commissione si ottiene automaticamente l’assegno  di frequenza ?Dopo numerosi controlli  medici abbiamo scoperto che nostra figlia minore ha una grave intolleranza al glutine ed è affetta  da celiachia. Alcuni amici che hanno lo stesso problema ci hanno consigliato di presentare domanda di invalidità volta ad ottenere l’indennità di frequenza. In Toscana, dove vivono,  a loro è stata riconosciuta mentre a noi è stata negata: come è possibile? 
 Risponde l’avvocato Lorenzo Isoppo 
 Innanzitutto, è bene premettere come non esista un automatismo tra celiachia ed assegno di frequenza. L’indennità di frequenza, infatti, non viene riconosciuta in quanto celiaci bensì in quanto portatori di una patologia invalidante e, quindi, anche in determinati casi di celiachia. Deve cioè  sussistere un particolare grado di invalidità che viene valutato da una apposita commissione medica. Ai sensi della L.289/90 art.1, l’indennità di frequenza  viene concessa a minori che, a causa delle infermità da cui sono affetti, presentano difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni propri della loro età e necessitano di frequenza continua o anche periodica di centri ambulatoriali o di centri diurni anche di tipo semiresidenziale pubblici o privati specializzati nel trattamento terapeutico. 
  Per i minori di diciotto anni, come nel caso al nostro esame,  ove  la malattia celiaca fosse effettivamente impeditiva della completa realizzazione del minore in ambito sociale (ad esempio perché non può frequentare la mensa scolastica, non può partecipare alle attività sociali extrascolastiche, ha ripercussioni psicologiche perché si sente discriminata ed isolata dal gruppo, per la continua o periodica sottoposizione a controlli ambulatoriali, per lo scadimento delle condizioni generali ecc.) la legge prevede la possibilità di proporre ricorso  contro la decisione della Commissione medica. Poiché per la valutazione delle invalidità derivanti da patologie complesse, si fa riferimento alla compromissione dello stato generale, oltre che alla compromissione di singole funzioni, per ottenere i benefici della legge occorre dimostrare la gravità del quadro complessivo.
Quindi prima di proporre ricorso in Tribunale, sia in ragione dei costi che dell’incertezza del risultato,  parrebbe  utile quantomeno verificare : A)  Se la minore abbia effettivamente necessità di frequentare centri ambulatoriali pubblici o privati specializzati nel trattamento terapeutico; B)   Interpellare un medico  per  far accertare  che  l'incidenza sulla perdita ponderale di tale malattia sia compreso sino al 10% o sia oltre al 10% (in modo da avere rispettivamente una collocazione nella II classe o III classe); C) Effettuare accertamenti approfonditi per individuare eventuale anemia malgrado la dieta di sostanze alternative sia continuativa;  D) sottoporre la minore a visita psicologica per evidenziare gli effetti della malattia sulle difficoltà di inserimento tra i suoi coetanei.
 

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  • DANIELE

    02 Febbraio @ 17.51

    O DUE FIGLI E TUTTI E DUE SONO CELIACI DEL PRIMO NON O RICEVUTO L'ASSEGNO DI FREQUENZA PERCHE' NON ERO INFORMATO E DEL SECONDO MI E' STATO RIFIUTATO IL PRIMO A 26 ANNI IL SECONDO 15 E' CHIARO CHE FREQUENTANDO LE SUPERIORI DOVREBBE USUFRUIRE DELLA MENSA MA QUESTO NON E' POSSIBILE QUINDI DEVE ANDARE A CERCARSI IL MANGIARE CHE SAI A LUI PROPRIATO AL SUPERMERCATO PIU' VICINO CHIARAMENTE CON TUTTE LE CONSEGUENZE CHE CIO' PUO' CREARE E LE SPESE CHE SIAMO TENUTI A SOPPORTARE ULTERIOLMENTE PER NON PARLARE POI DELLE EVENTUALI CITE SCOLASTICHE ALLE QUALI LUI NON PUO' PARTECIPARE .C'E' UN MODO PER PRETENDERE CHE ALMENO AL MIO SECONDO FIGLIO VENGA RICONOSCIUTO L'ASSEGNO DI PRESENZA? GRAZIE

    Rispondi

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