Donne

Assistenza a vittime di violenza: menzione per il Maggiore

Assistenza a vittime di violenza: menzione per il Maggiore
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«Nel 2013 si è registrata la più alta percentuale di donne tra le vittime di omicidio nel nostro Paese, circa il 36% del totale (179 donne su 502), il 14% in più rispetto al 2012». Sono alcuni dei dati diffusi dall’ Osservatorio per la salute della Donna (Onda), che oggi a Milano ha premiato i migliori ospedali nell’assistere le donne vittime di violenza e abusi.
«Secondo il rapporto Eures pubblicato a novembre 2014 - spiega Onda - le Regioni centrali hanno il maggior numero di femminicidi, anche se il Sud risulta l’area più a rischio; in 7 casi su 10, gli episodi di violenza si sono consumati nel contesto familiare e affettivo della donna per mano del coniuge, partner o ex-partner (66%)».
L’Osservatorio, per premiare i migliori ospedali che si dedicano al supporto e alla cura delle vittime di violenza, ha assegnato una targa a: l’Ospedale Civile Spirito Santo (Pescara - Abruzzo), il Policlinico Umberto I (Roma - Lazio), l’Azienda Ospedaliera Papa Giovanni XXIII (Bergamo - Lombardia), l'Ospedale Maria Vittoria (Torino - Piemonte), l’Ospedale Misericordia di Grosseto (Grosseto - Toscana), l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino Ospedale Ostetrico-Ginecologico S. Anna (Torino - Piemonte) e l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi (Firenze - Toscana).
Hanno invece ricevuto una menzione speciale: il Presidio Ospedaliero San Rocco (Sessa Aurunca - Campania), l’Azienda Ospedaliera IRCCS di Reggio Emilia - Arcispedale S. Maria Nuova (Reggio Emilia-Emilia Romagna), l’Azienda Ospedaliero Universitaria di Parma (Parma - Emilia Romagna), l’Azienda Ospedaliero-Universitaria «Ospedali Riuniti» di Trieste (Trieste - Friuli Venezia Giulia), l’Ospedale Treviglio e Caravaggio (Treviglio - Lombardia), il Presidio Ospedaliero San Martino (Oristano - Sardegna). (ANSA).

“Il riconoscimento assegnato al progetto aziendale - spiega il direttore generale Leonida Grisendi - premia il lavoro interprofessionale di tutti gli operatori sanitari che già da diversi anni sono impegnati nel miglioramento delle procedure interne di accoglienza. Attraverso la realizzazione del servizio l’ospedale ha realizzato una rete in stretta connessione con il territorio e con il volontariato, estendendo la propria missione di cura, nel significato più completo e profondo del termine”.
Obiettivo del servizio di accoglienza è di governare il percorso sanitario della donna che ha subito violenza, attraverso l’applicazione di una procedura ben definita per gli operatori sanitari. Il percorso, che inizia con l’accesso al Pronto soccorso, vede la realizzazione di un iter definito e condiviso, dall’accoglienza, alla realizzazione di procedure sanitarie, sino alla dimissione ed attivazione delle risorse territoriali finalizzate ad una presa in carico tempestiva e alla pianificazione di un progetto individuale di intervento nel rispetto della volontà della donna.
Il servizio si realizza attraverso l’applicazione di una procedura che descrive come aiutare la vittima che si presenta in ospedale: riconoscere i segni e i sintomi della violenza anche quando non espressi, facilitare la richiesta di aiuto nel rispetto della volontà della donna, garantire un luogo idoneo alla visita e all’ascolto, evitare passaggi inutili e dolorosi a più reparti e professionisti, fornire alla paziente informazioni chiare su modalità, responsabilità, raccolta delle prove e prelievi diagnostici e sugli obblighi di legge. La donna viene informata sulla necessità di un follow up infettivologico e di controllo clinico, garantendo l’attivazione dei sistemi a protezione della vittima e dei figli, nel caso ci sia un rischio elevato di reiterazione della violenza.
Il percorso è stato sviluppato soprattutto negli ultimi anni con l’attivazione del protocollo per gli operatori sanitari e con diversi corsi di formazioni.
Nel 2013, attraverso un finanziamento all’Azienda ospedaliera da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri sono stati formati 20 operatori sanitari, personale delle Forze dell’Ordine e del Centro Antiviolenza. La formazione, proseguita nel 2014, ha coinvolto anche 50 operatori, tra questi medici di base farmacisti e dentisti, quest’ultimo progetto è stato finanziato da SOROPTIMIST Parma, associazione femminile che opera per la promozione dei diritti e realizzato presso l’Ordine dei Medici.

 

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