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Il Comitato per il risanamento ambientale di  via  Mazzini, promotore di una richiesta di delocalizzazione degli impianti e antenne per tv e radio  che si trovano  nel centro storico,   auspica  una rapida applicazione della recente sentenza del Tar. Secondo il «PLERT» (Piano  localizzazioni emittenti  radio televisive), infatti , nel centro storico tali impianti sono eccessivamente concentrati, rischiando di  provocare effetti di elettrosmog e alterazione dei campi elettro-magnetici al di sopra dei livelli consentiti. La lettera ricorda  che esistono rischi di effetti «devastanti» per la salute.  

 
Risponde il medico Lucia Ferrari  
Osservazioni scientifiche che hanno studiato in via sperimentale su cavie animali gli effetti dell’esposizione ai campi elettromagnetici,  hanno messo in evidenza la possibile induzione di mutazioni genetiche   e di effetti cancerogeni. In alcune ricerche epidemiologiche su popolazioni residenti presso impianti o torri radiotelevisive si sono inoltre rilevate maggiori frequenze di comparsa di linfomi e leucemie o effetti sul sistema nervoso e a livello dell’apparato riproduttivo, ma non c’è ancora univocità di valutazione degli effettivi danni  per la popolazione. Oggetto di ulteriori ricerche è anche la pericolosità della «dirty electricity», che comprende  onde ubiquitarie generate da apparecchi domestici quali computer, televisioni al plasma, forni a microonde, etc. Anche in questi casi sono stati fatti studi che dimostrerebbero come singole persone con problemi di salute avrebbero beneficiato di una riduzione della  «dirty electricity».
Non ci sono quindi ancora consensi unanimi sugli effettivi rischi per la salute, (per cui «effetti devastanti» pare un termine eccessivo), ma quanto già indagato conduce   a dover applicare il «principio di precauzione», cioè a moderare l’esposizione della popolazione, a ridurre la concentrazione degli impianti, ad applicare soluzioni più eque per tutti i cittadini. 
Inoltre per il centro cittadino sono giustamente in vigore vincoli ambientali e storici che rappresentano un’ulteriore motivazione, riconosciuta a livello giuridico con sentenze di merito, per la delocalizzazione degli   impianti.
L’amministrazione comunale è impegnata da anni nella gestione delle problematiche legate all’elettromagnetismo, sia per quanto riguarda l’alta frequenza (radio/tv, telefonia mobile, WiFi ecc.) sia per la bassa frequenza (elettrodotti, cabine di trasformazione ecc.). 
Considerata la complessità nonché la multidisciplinarietà dell’argomento, allo scopo di tutelare la salute dei cittadini, ma al contempo garantire la migliore qualità dei servizi, il Comune di Parma si è affidato alla consulenza di esperti ed in particolare al Dipartimento di Ingegneria dell’informazione dell’Università   di Parma.   Nello specifico, in merito alla delocalizzazione degli impianti radio/tv, sulla scia del forte input fornito dalla recente sentenza Tar, si sta procedendo con le analisi tecniche di fattibilità e con la definizione degli accordi con tutti i soggetti coinvolti.
Infine  è stato sviluppato   il nuovo piano di monitoraggio che  sarà attivato a breve e permetterà, tramite l’utilizzo di centraline di ultima generazione, le misurazioni in continuo di campi magnetici ed elettrici all’interno del territorio comunale e il loro controllo via web.
  Ho subito un intervento di chirurgia estetica ma il risultato è decisamente più brutto di quello precedente. Io ho immediatamente contestato oralmente al chirurgo la situazione. Il medico   però mi ha fornito risposte generiche di cui non sono assolutamente  soddisfatta. E' possibile dimostrare il danno subito per avere un risarcimento?  
 
Risponde l'avvocato Lorenzo Isoppo 
La percezione soggettiva di avere subito un risultato  estetico indesiderato  non vale, automaticamente, a dimostrare la responsabilità del chirurgo e creare i presupposti per  legittimare un risarcimento. E’ necessario vagliare attentamente l’oggetto della prestazione estetica  concordata col chirurgo, nonché  la portata delle informazioni fornitele nell’ambito del consenso informato (il consenso che lei ha prestato  doveva infatti  essere ottenuto a seguito di un’informazione corretta ed esauriente sotto ogni profilo, in particolare quello dei possibili esiti estetici negativi ). Ove questo non fosse avvenuto, il suo  consenso  sarebbe da considerare non regolarmente prestato ed il medico da considerarsi inadempiente a parte delle sue obbligazioni.  Nel caso in cui non si sia  soddisfatti del risultato ottenuto, secondo quanto concordato tramite il contratto, in ambito di chirurgia estetica, è comunque possibile intraprendere un’azione legale volta  richiedere il risarcimento dei danni . Nel suo caso risulta, tuttavia, è necessario disporre delle  «prove» che attestino le modalità dell’intervento (registro operatorio presente nella cartella clinica) e soprattutto i risultati estetici previamente concordati col chirurgo:  ad esempio un reportage fotografico della situazione clinica antecedente all’intervento, con i segni delle correzioni estetiche decise insieme al medico.
Interessante, in ambito di chirurgia estetica, una sentenza del Tribunale di Roma,  che per comodità riportiamo:  «Come in ogni altro campo della medicina, la responsabilità del sanitario ricorre quando questi non abbia adoperato tutta la prudenza, diligenza e perizia. In caso di danno lamentato a seguito di intervento di chirurgia estetica, occorre stabilire il nesso di causalità tra il danno e l’intervento e la colpa del chirurgo. Qualora le conseguenze dannose siano da ricondurre, senza dubbio, all’intervento, in quanto la condotta ha costituito un antecedente necessario dell’evento, per quanto riguarda la colpa, dovendosi applicare i principi generali in tema di inadempimento contrattuale cioè l’esistenza del contratto, mentre è onere del medico provare l’inesistenza dell’inadempimento o che lo stesso non dipende da sua colpa, la mancanza della suddetta, e l’assenza di fattori imprevedibili, di anomala reazione dell’organismo dovuta alle condizioni soggettive della paziente, comportano l’individuazione in capo al medico dell’onere risarcitorio».  In tal senso Tribunale Roma, sez. XIII, 12 gennaio 2006
 
 

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