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EMATOLOGIA E CENTRO TRAPIANTI MIDOLLO OSSEO

Leucemia: l'era dei donatori «incompatibili»

A Parma già eseguiti 30 trapianti di questo tipo, l'ultimo con una tecnica mai sperimentata prima

Leucemia: l'era dei donatori «incompatibili»
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Sconfiggere le leucemie grazie a donatori (di midollo o di cellule staminali) non compatibili. A Parma dal 2012 nel reparto di Ematologia e centro trapianti midollo osseo sono stati eseguiti 30 trapianti di questo tipo. A giugno di quest'anno uno di questi interventi ha utilizzato una tecnica, sperimentata per la prima volta sull'uomo, i cui risultati saranno presentati in un convegno che fra il 4 e il 6 settembre porterà a Parma 50 relatori specializzati nel trapianto «aploidentico», ossia il trasferimento di cellule staminali in cui il donatore è un familiare solo parzialmente compatibile.

Franco Aversa, che dirige il reparto dal 2011, è stato fra i pionieri in Italia del trapianto incompatibile, che offre prospettive di guarigione a molti pazienti che non avevano altre alternative di cura, e che ha ampliato la fascia di età dei trapiantati.

«Di recente abbiamo operato un settantenne. Negli anni Novanta l'età massima di questi trapianti era di 40 anni», spiega Aversa. Che continua: «Su 100 pazienti, poco più di 20 hanno la possibilità di trovare un donatore geneticamente compatibile fra i familiari. E anche il registro dei Donatori volontari di midollo consente il trapianto solo ad un 20-30% di pazienti in lista di attesa. Il trapianto incompatibile amplia enormemente le opportunità e garantisce un tempismo cruciale».

Dei 43 trapianti eseguiti a Parma nel 2014, 30 sono stati autologhi (usando il midollo prelevato dal paziente stesso, opportunamente manipolato) e 13 allogenici (con midollo da donatore, o con staminali prelevate da cordone di sangue ombelicale). Di questi 13, la maggioranza da donatori non compatibili. «Il trapianto è una continua palestra di ricerca di nuove procedure per migliorare i risultati», spiega Aversa.

Il caso del 54enne operato a giugno - affetto da mieloma multiplo ad alto rischio, che aveva già eseguito un trapianto autologo e la chemio - è particolarmente innovativo perchè, spiega Aversa, «abbiamo usato le cellule staminali di una donatrice non compatibile, in questo caso una sorella, e le abbiamo manipolate in laboratorio con una tecnica complessa e lunga, circa dieci ore, per portarle a una qualità e quantità cruciali per il risultato. Questo ha garantito una tollerabilità al 100%, che ha reso inutile la terapia immunosoppressiva a lungo termine».

L'infusione di cellule è avvenuta il 3 giugno e il paziente è stato dimesso il 30 giugno. È presto per parlare di guarigione, ma l'uomo sta bene: le cellule hanno attecchito, gli effetti collaterali sono stati minimi ed è stata necessaria una dose minima di chemio. Anche di questa nuova tecnica - approvata dall'Aifa e in corso di brevettazione negli Usa - si parlerà nel congresso che Aversa ha voluto a Parma, e al quale parteciperanno un centinaio di professionisti internazionali.

Ma l'attività del reparto non si esaurisce nei trapianti. L’equipe (che si divide fra il centro trapianti e la degenza al settimo piano della Torre delle medicine, e day hospital e ambulatori al primo piano del padiglione di Clinica e terapia medica), si occupa, oltre che della diagnosi e cura delle malattie del sangue maligne (tra queste leucemie acute e croniche e mielodisplasie, che spesso necessitano di trapianto, linfomi di Hodgkin e linfomi non Hodgkin e mieloma multiplo) anche di patologie non maligne (ad esempio anemie congenite e acquisite, malattie del sistema immunitario) in regime di ricovero, di day hospital o di cure ambulatoriali. «L'anno scorso abbiamo eseguito 23.910 prestazioni ambulatoriali, oltre duemila in più rispetto all'anno precedente», dice Aversa.

In ambulatorio, continua il primario, vengono eseguiti esami invasivi come biopsie e aspirati del midollo osseo, studi delle popolazioni cellulari in citofluorimetro, analisi dei geni alterati nelle cellule sanguigne per valutare prognosi e terapia. «Mentre le leucemie acute richiedono l'ospedalizzazione, molti linfomi, mielomi e mielodisplasie sono gestiti in via ambulatoriale con endovena, una o due volte a settimana. Con ricadute positive sulla qualità di vita dei pazienti, che proseguono a casa la terapia orale».

I due letti e le sei poltrone da terapia del day hospital sono usate intensivamente da una cinquantina di pazienti al giorno: al mattino le terapie, al pomeriggio le visite di controllo. «Importante anche la collaborazione con i medici di medicina generale, ai quali non solo forniamo consulenze, ma anche corsi di formazione», dice Aversa.

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  • Vercingetorige

    16 Luglio @ 20.51

    Sempre a proposito delle fanfaronate sulla "malasanità " ...................

    Rispondi

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