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Medici contrari ai certificati di malattia «on line»

Medici contrari ai certificati di malattia «on line»
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Monica Tiezzi
I certificati di malattia continueranno per alcune settimane a «viaggiare» su carta, almeno a Parma. I medici - non solo quelli di famiglia, ma anche specialisti, ospedalieri  e guardie mediche - avrebbero dovuto passare alla certificazione on line (inoltrata  all'Inps via web) il 4 aprile, come stabilisce il decreto che sulla Gazzetta ufficiale del 19 marzo scorso detta  modi e tempi della digitalizzazione voluta dal ministro Brunetta. Secondo i medici parmigiani, è stato di fatto deciso un rinvio  voluto sia da Sogei, il partner tecnologico del ministero della Funzione pubblica che non ha ancora messo a punto il sistema di collegamento on line con i medici, sia dai sindacati dei medici, allarmati  da alcuni dettami del decreto legislativo che rischiano di rendere ingestibile la procedura.
I più preoccupati sono Snami (Sindacato nazionale autonomo medici italiani, che a Parma raccoglie 120 iscritti) e Smi (Sindacato medici italiani, 45 iscritti a Parma) che per oggi hanno indetto a Roma una protesta che riguarda anche la certificazione on line. Per Antonio Slawitz, presidente provinciale Snami,  «questo decreto si sovrappone all'accordo collettivo nazionale imponendo nuovi obblighi e sanzioni per il medico». 
 Alla Federazione nazionale degli ordini   e ai sindacati non piace il passaggio che obbligherebbe i medici a riscontrare «oggettivamente» i dati clinici riportati dal paziente, una condizione che renderebbe ingestibile la certificazione delle assenze brevi. Così come la compilazione dei certificati, che demanda ai medici l'inserimento di informazioni sul paziente (dati anagrafici e fiscali e indirizzi di reperibilità in caso di visite fiscali) prima inseriti dal lavoratore. «Una procedura che, in quanto pubblici ufficiali, ci può rendere condannabili, in caso di dati errati,  per falso materiale o ideologico», dice Slawitz. 
Senza contare, fanno notare i medici, che una larga parte del territorio non è coperta dall'adsl e ha problemi di connessione, mentre molti medici specialisti e  ospedalieri, per non dire le   guardie mediche, in buona  parte d'Italia non sono ancora informatizzati.  
«L'esperienza con i certificati on line di invalidità ha messo in luce gravi problemi informatici, non vorrei accadesse di nuovo»,  dice Bruno Agnetti, presidente provinciale Smi. 
La paura dei medici è che alla fine, invece di uno snellimento burocratico, la certificazione on line diventi un laborioso rompicapo. Lo Snami mette le mani avanti chiedendo «stante il risparmio garantito all'Inps e l'aggravio burocratico per il medico, un adeguato riconoscimento economico, eventualmente anche a carico dell'Inps». E Slawitz aggiunge: «Se le nostre richieste non saranno accolte,  potremmo anche decidere un'astensione dalle certificazioni on line». Ma aggiunge: «Siamo fiduciosi.  Abbiamo trovato orecchie sensibili  all'Ausl, al ministero della Salute e al Comune». In particolare dal delegato del sindaco alla Salute,  Fabrizio Pallini, che dice di condividere  le perplessità dei medici e auspica  una partenza «soft» della certificazione on line, con garanzie di efficienza informatica, di tempi di trasmissione adeguati e di tutela della professionalità dei medici.

 Ottimista sulla possibilità di trovare un accordo è Corrado Parodi, presidente provinciale Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale, 175 iscritti a Parma), convinto che «le manifestazioni di piazza in questa fase servano a poco. Siamo in attesa di chiarimenti, la Fnomceo sta trattando, a breve  ci sarà  una circolare che dovrebbe eliminare i dubbi su un decreto che impone molti passaggi di difficile applicazione.  Ci sono problemi legati  alla mancanza della banda larga in molte zone, alla certificazione  a domicilio del paziente, alla gestione dei medici sostituti». 

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