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Maggiore, due primari lasciano La medicina d'urgenza raddoppia

Maggiore, due primari lasciano La medicina d'urgenza raddoppia
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 Monica Tiezzi

Importanti novità al Maggiore, fra primari che se ne vanno, reparti che scompaiono e altri che raddoppiano. Ieri è stata  giornata di riunioni   per gettare le basi di una riorganizzazione  - che dovrebbe entrare in vigore dopo l'estate  -  per potenziare  la  Medicina d'urgenza. 
Intanto fra i corridoi del Maggiore è forte il rammarico per due direttori che hanno lasciato l'incarico: Antonio Pezzarossa, fino al 31 marzo scorso direttore di Medicina interna,  malattie metaboliche e vascolari (ora affidato a Franco Saccardi), ed Eugenio Benericetti, che a metà marzo ha lasciato la direzione della Neurochirurgia. «Stiamo continuando a perdere   professionalità qualificate», commenta ad esempio Adriana Gelmini,  presidente del Tribunale per i diritti del malato. 
Voci di corridoio imputano il mancato rinnovo del contratto di Pezzarossa, 63 anni,  (dipendente Ausl in aspettativa, «distaccato» al  Maggiore da alcuni anni)  ad un mancato raggiungimento di obiettivi aziendali per quanto riguarda i tempi di dimissione. Motivazione  alla quale   Pezzarossa accenna,   pur senza fare polemiche, e anzi  insistendo sul «rapporto cordiale sia con il direttore dell'Azienda ospedaliero-universitaria che con quello dell'Ausl». «La sanità sta attraversando un momento particolare, bisogna fare i conti con   pochi  letti,  budget limitati e   alte  aspettative dei ricoverati. Ma sull'ospedale continuano a ricadere necessità sociali ed assistenziali ed un turn-over rapido di pazienti è ostacolato dall'età sempre più avanzata dei malati, che spesso presentano 3-4 patologie concomitanti. Non mi dispiace andare in pensione, bisogna avere il coraggio di lasciare spazio ai giovani»,  conclude Pezzarossa. Che comunque spiega di star lavorando «ad un progetto di assistenza territoriale  per i diabetici che ho già presentato al direttore dell'Ausl Massimo Fabi». 
Il pensionamento di Pezzarossa sarebbe il preludio di uno smantellamento del reparto (34 posti letto),  inserito in un progetto per raddoppiare la Medicina d'urgenza portandola da 30 a 60 posti letto. Nei locali  dell'ex  reparto  di Pezzarossa   andrebbe la Reumatologia di Giovanni Delsante, che lascerebbe    spazio, nel secondo piano delle ortopedie, ad una nuova Medicina d'urgenza. L'idea  sarebbe  di creare due medicine d'urgenza (sotto la direzione di Gianfranco Cervellin, ma con incarichi intermedi di responsabilità)  che offrano grande ricettività,  in grado - ad esempio -  di ricoverare pazienti per tutta la notte,  smistandoli poi il giorno successivo  negli altri reparti. Un progetto (il cui processo è solo agli inizi) che starebbe creando  mal di pancia e perplessità. 
Le stesse perplessità che ha  suscitato l'addio al Maggiore  di Eugenio Benericetti, 64 anni, da 12 anni al timone della Neurochirurgia (aveva preso il posto di Vitaliano Nizzoli). Collaboratori ed infermieri si dicono  dispiaciuti e hanno salutato il direttore  con una grande festa. Il reparto è stato ora affidato, in via non definitiva, ad Ermanno Giombelli, collaboratore di Benericetti da 21 anni. «Occorre un  ricambio generazionale, e io non ero più in sintonia con un sistema sanitario più attento alla gestione aziendale che a quella strettamente clinica.  E poi avevo voglia di fare nuove esperienze»,  spiega Benericetti, parlando  della sua collaborazione con l'Irccs  Humanitas di Milano e  il Gruppo Villa Maria.  Poi   aggiunge: «Il Maggiore è un bell'ospedale, con una notevole accoglienza alberghiera e grandi professionisti. Purtroppo non sempre incentivati e motivati».
Per la successione  si parla di Giombelli ma anche di  Franco Servadei, direttore del dipartimento emergenza-urgenza e della Neurochirurgia ad indirizzo traumatologico.   «Io spero che arrivi un medico scelto meritocraticamente, e che la storica neurochirurgia del professor Brizzi non sia fagocitata da altri reparti»,  dice Benericetti.
Sui due pensionamenti interviene anche il direttore del Maggiore Sergio Venturi: «Non si può vivere  di  rimpianti. Questi professionisti, con i quali le relazioni sono sempre state positive,   hanno dato molto al Maggiore e lasciano a pochi mesi dall'età pensionabile.  Una grande azienda  deve guardare avanti e dare spazio a professionalità giovani. Gli investimenti sono in questa prospettiva».

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