Parma

Legionella: la relazione finale dell'Unità di crisi non dà risposte sulle cause del contagio

Esclusi l’acquedotto pubblico, la rete delle derivazioni dall’acquedotto stesso, l'irrigazione del campo sportivo e gli impianti della "Città di Parma"

Legionella a Parma: non ci sono ancora elementi sufficienti per identificare il ceppo clinico responsabile dell'epidemia
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Legionella a Parma: nessuna risposta certa arriva sulle cause del contagio dei mesi scorsi. L'Unità di crisi non ha ancora "elementi sufficienti per identificare il ceppo clinico responsabile dell'epidemia; non si può quindi individuare con certezza la fonte ambientale". Si "sospetta" ancora delle torri di raffreddamento ma dagli esperti non arrivano risposte definitive. Resta il fatto, dopo le analisi, che tra le cause del contagio va esclusa la rete idrica. L'assessore Venturi sottolinea che nei laboratori di Modena sono ancora in corso alcune analisi che richiedono tempi lunghi. 

Dice una nota della Regione:
Il ceppo della legionella, responsabile dell’epidemia che dal 22 agosto al 9 ottobre 2016 ha interessato la zona Montebello del quartiere Cittadella di Parma, non è stato ancora identificato, poiché dalle analisi di laboratorio non sono emersi elementi sufficienti. E non essendo stato identificato il ceppo epidemico, non si può al momento individuare con certezza la fonte ambientale responsabile dell’epidemia. Tuttavia è possibile escludere, come fonte di contagio, alcuni impianti: l’acquedotto pubblico “Bizzozero” e la rete delle derivazioni dall’acquedotto stesso, il sistema di irrigazione del campo sportivo collocato in zona Montebello e gli impianti della Casa di Cura Città di Parma.
Queste, in estrema sintesi, le conclusioni contenute nella relazione finale a cura dell’Unità di crisi istituita dalla Regione a supporto tecnico-scientifico del lavoro sul campo delle Aziende sanitarie locali.
E’ stato un lungo ed approfondito lavoro quello messo in campo dai tecnici chiamati ad indagare sulle cause della epidemia verificatasi nei mesi scorsi a Parma, fatto di approfondite analisi epidemiologiche e ambientali. Ma, come accade in molti casi citati nella letteratura scientifica internazionale, l’indagine non ha ancora condotto ad una causa certa.
“E’ ancora in corso, da parte del Laboratorio di riferimento di Modena, l’analisi genetica del materiale biologico sui campioni di 7 pazienti - sottolinea l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Sergio Venturi -. Analisi che richiede molto tempo, perché si basa su numerosi tentativi successivi di ricostruzione della sequenza genetica. Inoltre, continua l’analisi dei dati epidemiologici più dettagliati rilevati a dicembre. Non è comunque certo che, da queste ulteriori analisi, sarà possibile ottenere informazioni utili per individuare con precisione l’origine dell’epidemia: sono numerosi i precedenti, anche recenti, in cui nel caso di epidemie di Legionella non è stato possibile indicare la fonte. E questo non certo per una gestione delle indagini non sufficientemente adeguata, ma per la complessità e la difficoltà intrinseca delle indagini stesse. A questo proposito, anzi, voglio rivolgere un ringraziamento agli esperti per il lavoro importante che hanno svolto, comprese le simulazioni ambientali”.
Il lavoro dell’Unità di crisi “volge dunque al termine”, ma gli esperti scelti dalla Regione (il coordinatore tecnico-scientifico, Maria Luisa Moro, direttore dell'Agenzia sociale e sanitaria regionale, e il coordinatore operativo, Roberto Cagarelli, del Servizio prevenzione collettiva e sanità pubblica) “rimarranno a disposizione- conclude l’assessore- delle istituzioni e dell’autorità sanitaria per eventuali necessità di approfondimento”. 

Le conclusioni della relazione, in sintesi
La relazione conferma che si è verificato un focolaio epidemico che ha interessato il quartiere Cittadella e ha determinato 41 casi. 
Il periodo di esposizione più probabile alla fonte ambientale per i casi correlati all’epidemia va dal 12-20 agosto 2016 (data della insorgenza del primo caso meno 2-10 giorni di incubazione) al 30 settembre 7 ottobre 2016 (data della insorgenza dell’ultimo caso meno 2-10 giorni di incubazione). L’andamento della curva epidemica è indicativo della esposizione ad una fonte ambientale comune.
L’evento è stato causato con elevata probabilità dalla dispersione nell’aria di Legionella pneumophila, a partire probabilmente da una fonte in grado di generare aerosol in ambiente esterno: torri e condensatori evaporativi, grandi scrubber, umidificatori d’aria collocati in ambienti esterni.
In mancanza di identificazione del ceppo epidemico, dunque, non è possibile individuare con certezza la fonte ambientale responsabile dell’epidemia. E’ possibile invece escludere che alcune fonti ambientali possano essere state responsabili dell’epidemia. Soprattutto quelle che non determinano aerosol “importanti” all’esterno, per le quali siano stati effettuati prelievi ambientali durante o subito dopo il periodo probabile di esposizione, che sono risultati negativi per Legionella. Si escludono quindi la rete dell’acquedotto pubblico “Bizzozero” e quanto direttamente segue questa rete (le reti domestiche e il servizio di autolavaggio collocato nella zona Montebello); il sistema di irrigazione del campo sportivo in zona Montebello; la Casa di Cura Città di Parma.
Al momento non è possibile escludere che le torri di raffreddamento abbiano avuto un ruolo nel causare l’epidemia. Nel corso dell’indagine sono state ispezionate e controllate tutte le torri considerate potenzialmente a rischio, perché più vicine al quartiere dove si è verificato l’evento epidemico; oppure più distanti, ma compatibili con l’evento data la direzione dei venti prevalenti. Tuttavia, le ispezioni e le indagini ambientali non possono essere considerate conclusive nell’escludere il loro ruolo come potenziale fonte di contaminazione perché, quando è stato fatto l’accertamento, alcune erano state già spente e altre erano state sottoposte a bonifica.
In seguito all’Ordinanza del sindaco, sono stati identificate ulteriori siti con torri, ma ciò è avvenuto quando l’evento epidemico si era già concluso. La tipizzazione genica delle Legionelle identificate dalle torri ha portato alla identificazione dei tipi ST1 e ST37 diversi dall’unico tipo identificato in 1 solo paziente (ST146).
Gli esperti, da un punto di vista generale, consigliano una azione puntuale di controllo del rispetto delle indicazioni preventive contenute nelle Linee Guida regionali e nazionali, relative alla prevenzione della trasmissione di Legionella attraverso impianti in grado di generare aerosol. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Massimiliano

    20 Gennaio @ 21.05

    @redazione, che colpa avete voi?

    Rispondi

    • 20 Gennaio @ 21.42

      (dalla redazione) Nessuna, direi.

      Rispondi

  • Massimiliano

    20 Gennaio @ 12.32

    Mi meraviglia che, nell'era della tecnologia più avanzata, non si riesca a far luce sulla provenienza di questa epidemia... Faccio mie le parole di @Michele. Chi si vuole coprire? Perché? Certamente, non sono un chimico, un biologo, un medico e non voglio sostituirmi a nessuno di questi professionisti, però la situazione è torbida, nebbiosa...

    Rispondi

    • 20 Gennaio @ 14.13

      (dalla Redazione) Neppure noi siamo professionisti in questo campo, ma quando abbiamo sentito gli esperti ci hanno detto che in molti di questi casi non si riesce a risalire in modo certo alla fonte dell'epidemia.

      Rispondi

  • Michele

    20 Gennaio @ 11.02

    mandra_sala@libero.it

    Pizzarotti aveva assicurato 3 mesi fa a più riprese e con più smentite che la causa si sarebbe trovata. Non si capisce chi e cosa e se si sta coprendo....

    Rispondi

  • Massimiliano

    19 Gennaio @ 23.24

    Guarda tu... Non vi era ombra di dubbio...

    Rispondi

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