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Depressione: oltre 10 mila persone colpite

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Caterina Zanirato
Vasco Rossi ha fatto scalpore, dichiarando su Facebook, davanti a migliaia di fans, di essere malato di depressione e di dover assumere farmaci per restare sereno. Può essere che il suo sia stato un gesto più o meno «promozionale», comunque, la realtà non cambia: le persone che soffrono di depressione sono molto di più di quello che si pensa. Anche a Parma.
 Le stime parlano di 10mila persone all’anno colte da depressione solo nella nostra provincia. E in questo momento sono 2mila le persone in cura al reparto di Psichiatria dell’Ausl di Parma. Cifre elevate, che fanno intuire come la diffusione di questa malattia non sia da sottovalutare, visto che nel 15% dei casi porta addiruttura al suicidio.
La depressione colpisce soprattutto le donne dai 30 anni in su: si calcola che una ogni 4 ne soffra almeno una volta nella vita. «Ci sono vari fattori di rischio - spiega Carlo Marchesi, psichiatra dell’Ausl - e non vere e proprie cause. Si può dire che tutto concorra: si parla anche di familiarità, ovvero se ci sono già stati casi di depressione in famiglia, di sesso femminile, oppure di eventi traumatici precoci, cioè  nei primi mesi di vita. Ma incide molto anche la personalità e l’insicurezza, oltre che l’ansia provata. In genere la goccia che fa traboccare il vaso sono gli eventi stressanti, come la perdita di qualcosa o di qualcuno, per lutto o per la fine di rapporti, oppure la sconfitta di un obiettivo non raggiunto. La famiglia in questi casi può fare molto per allievare i dolori, ma non è detto che si riesca ad impedire che la depressione si manifesti. Si tratta di  una vera malattia. E va curata molto seriamente».
 In media, i periodi di depressione durano sulle 20 settimane, ma a volte anche di più: per curarsi si usano farmaci, che alleviano il dolore e l’ansia di vivere, impedendo al paziente di compiere gesti folli. Nei casi più lievi anche dei placebo, come manipolazioni o agopuntura. Una persona depressa, infatti, percepisce sensazioni molto forti di scoramento, stanchezza, mal di vivere. Si chiude al mondo, non trova più stimoli, non prova più piacere. E i malati pensano che la situazione sia immodificabile, per questo nei casi più gravi arrivano a togliersi la vita o addirittura a toglierla ai propri cari. Una volta guariti, comunque, rimane un rischio di ricaduta. La percentuale è piuttosto alta,  va dal 50% all’80% dei casi. I periodi più delicati sono dopo il parto, nel periodo premestruale e premenopausa. I sintomi sono la stanchezza, l’inappetenza, l’insonnia. Il fatto di non sentirsi adeguati e di non aver voglia di fare nulla: i depressi arrivano a licenziarsi e a evitare contatti col mondo».
 «Vorrei spiegare a tutti che dalla depressione si guarisce - conclude Marchesi -. Ma è necessario chiedere aiuto, per limitare i danni che si possono compiere nei periodi in cui ne siamo colpiti. Ma sia chiaro che si può venirne fuori, con aiuti competenti».
 

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  • Franca

    03 Settembre @ 19.10

    @ Luisa: come psichiatra e psicoterapeuta mi sento di dire che la psicoterapia va bene DOPO una diagnosi da parte di un medico specialista in psichiatria. La psicanalisi non è per i casi più gravi, è completamente un'altra cosa. Se la diagnosi è di depressione maggiore, vanno usati i farmaci; gli antidepressivi non danno dipendenza e non "sconvolgono" il fegato (in 30 anni di attività non ho mai visto cose del genere). Naturalmente ci vuole un monitoraggio attento da parte del medico psichiatra. Un po' di nervosismo o di stress è una cosa, una malattia potenzialmente fatale (non dimentichiamo il rischio del suicidio, magari allargato ai figli piccoli nel caso di giovani mamme) è un problema del tutto diverso, e può essere anche un'urgenza .

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  • patrizia

    03 Settembre @ 06.29

    io ne ho sofferto.molto. e porto la mia testimonianza volentieri perchè forse potrebbe aiutare qualcuno.è una malattia molto dolorosa.hai paura di vivere e anche di morire.io l'ho curata con farmaci. da sola non riesci a saltarci fuori.quando ti dicono "devi reagire" non capiscono che le tue possibilità di "reagire" sono azerate.io non ho fatto psicoterapia con medici. ma mi sono creata una catena di aiuti da persone che , prima di me, avevano avuto questo orribile disturbo, e che per aiutarmi mi hanno ascoltata: parlandone con loro, continuamente, raccontando le mie sensazioni, il mio senso di vuoto, i miei timori.confrontando con essi i miei stati d'animo. questo è un aiuto importante: parlarne. non tenere niente dentro. e i farmaci.quelli assolutamente si. non vergognatevi del vostro disturbo.non siete pazzi.ne' malati di mente.spero di essere stata d'aiuto a qualcuno.

    Rispondi

  • franco

    18 Agosto @ 14.22

    ALLa redazione : credo abbiate fatto il miglior articolo in assoluto . purtroppo sono temi dolorosi ,ma bisogna affrontarli ,e dare le corrette indicazioni per poterne uscire. Mi complimento con voi . FALCO.

    Rispondi

  • luisa poluzzi

    17 Agosto @ 15.44

    come farmacista insisto nella necessita' di consigliare, prima dei farmaci, la "terapia del la parola" con un buon psicologo o se molto grave, uno psicanalista. i farmaci hanno un effetto euforizzante e spesso, troppo spesso i depressi ne abusano e danno consigli ad altre persone che non sono depresse ma semplicemente stressate da situazioni pesanti questi farmaci, inutile dirlo, danno dipendenza e sconvolgono il fegato se gestita bene di depressione si migliora e si impara a riconoscerla quando sta per ripresentarsi

    Rispondi

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