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Il tumore al seno? Si combatte con due "squadre"

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Monica Tiezzi

Sono oltre trentamila le mammografie eseguite dal primo gennaio dal centro screening «Bagnasco» dell'Ausl e  oltre novemila quelle eseguite nel 2011 dal Centro senologico dell'ospedale Maggiore. Una lotta «congiunta» al tumore al seno fra   due strutture -  riunite  fisicamente dal 2010,  con il trasloco del centro screening da via Cecchi al monoblocco del Maggiore, che ospita anche in centro senologico i  -  che stanno lavorando nell'ottica dell'integrazione e della sinergia. Non senza difficoltà.

«Tanti passi avanti»
«L'organizzazione unitaria  ancora non si è compiutamente attivata e le strutture restano funzionalmente separate», sostiene ad esempio Giancarlo Terzi, assessore alla sanità del Comune fra il 2000 e il 2007, che per questo ha scritto nei mesi scorsi sia ad Ausl che all'ospedale. E anche Carlo Naldoni, responsabile regionale dello screening mammografico, ammette che «a livello regionale c'è chi ha superato questo dualismo, come Reggio Emilia, Bologna e Modena. A Parma  siamo sulla buona strada ma bisogna integrare di più, unificando risorse e percorsi diagnostico-terapeutici».
«In realtà la situazione oggi non è paragonabile rispetto a qualche anno fa. Molti passi avanti sono stati fatti sia per i tempi  per le mammografie cliniche,  per le quali oggi si aspettano solo pochi giorni,  sia per l'integrazione fra le due strutture. Siamo soddisfatti,  anche se  non ci accontentiamo», dice il direttore generale dell'Ausl Massimo Fabi.

Gruppo di lavoro interaziendale
Il direttore sanitario dell'Ausl Ettore Brianti ricorda che dal 2008 c'è un gruppo di lavoro permanente interaziendale  che vuol  delineare  un unico percorso integrato per la cura del tumore al seno. Un percorso che coinvolge anche i medici di medicina generale, cui spetta la prima valutazione di «filtro» per decidere l'invio della paziente alla Senologia  del Maggiore, struttura inserita nella Radiologia e centro di riferimento  regionale.
Due sono infatti i canali di accesso della paziente alla mammografia: lo screening programmato e la mammografia clinica.
«Lo screening mammografico preventivo viene eseguito una volta all'anno per le pazienti fra i 45 e i 49 anni, e ogni due anni per le pazienti fra i 50 e i 74 anni», spiega Giovanni Conti, direttore del  centro screening, dove lavorano sei medici, due infermieri, 11 tecnici di radiologia e tre amministrativi. Un programma che vede l'Emilia Romagna prima ed unica  regione italiana per il largo bacino di età cui l'esame è garantito gratuitamente. La mammografia di screening, spiega ancora Conti, viene eseguita da un tecnico di radiologia e valutata dopo pochi giorni da due radiologi (eventualmente da un terzo se fra i primi due non  sono  d'accordo sulla valutazione).
La mammografia clinica, spiega invece Cecilia D'Aloia, responsabile del Centro senologico ospedaliero (vi lavorano  quattro medici,  cinque tecnici,  quattro infermieri e  quattro  archivisti)  viene richiesta in presenza di sintomatologia. «Contestualmente si esegue una visita ed un'ecografia ed eventualmente anche un agoaspirato», spiega D'Aloia.
Il percorso diagnostico-terapeutico  si avvale anche del mammotome (sonda per biopsie), e dell'apporto di radiologi, oncologi, chirurghi, citologi, anatomo-patologi.

Il punto
Cosa si è fatto finora per l'integrazione?
«L'unificazione logistica delle due strutture ha consentito un più facile accesso alla documentazione delle pazienti. Inoltre da un anno   è possibile accedere agli archivi digitali di immagini, mammografie e risonanze magnetiche,  di entrambe le strutture, evitando il ricorso ai cd», spiega Antonio Balestrino, direttore di presidio dell'Azienda ospedaliero-universitaria.
«Stiamo inoltre collaborando con i professionisti dell'Ausl  per eseguire mammografie a Fidenza e San Secondo  e poter accogliere le pazienti con percorsi facilitati, in caso di necessità di approfondimento, nel centro senologico del Maggiore», aggiunge Cecilia D'Aloia. Del processo di integrazione, continua D'Aloia, fa parte anche la collaborazione con radiologi e chirurghi del territorio, soprattutto  Fidenza e San Secondo, che si occupano di senologia. Così come, ricorda Balestrino, la formazione di gruppi di lavoro, fra il centro screening e il centro senologico, per avviare il percorso delle pazienti con familiarità ereditaria per il tumore al seno.
Cosa resta da fare?
«La creazione di un punto di accoglienza unificato. Ci stiamo lavorando e dovrebbe partire entro il 2013», spiega Balestrino. Ancora: la stesura - aggiunge  Balestrino - di procedure concordate che codifichino il percorso delle pazienti di screening una volta effettuata la microbiopsia e uniformino la comunicazione alle pazienti dei risultati degli accertamenti.
C'è poi la questione   del mammotome, per ora utilizzato solo da due dei quattro medici del Centro senologico. Per Conti sarebbe opportuno che anche un medico dello screening potesse ricevere l'addestramento per il suo utilizzo.
 

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