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Metti una sera all'ex Manzini: grande successo

Iniziativa di Comune e ordine degli architetti. Musica, arte e divertimento: centinaia di parmigiani hanno risposto all'appello

Metti una sera all'ex Manzini: grande successo

Pasubio

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Arrivavano tutti con l’aria curiosa, mercoledì sera, all’ex Manzini. A centinaia, uno dopo l’altro, prima ancora di fermarsi a salutare gli amici si affrettavano a fare un giro dentro, per capire in che razza di luogo erano capitati.
Spazi enormi pieni di gente, pareti zeppe di «cicatrici», arredo minimal in perfetta armonia con l’ambiente, un palco da Festival e un bancone del bar realizzato interamente con quelli che un tempo erano bancali. Il contenitore? Quello che in molti addetti ai lavori definirebbero un suggestivo esempio di archeologia industriale e che, per tutti gli altri, è una vecchia fabbrica tornata in vita, dopo oltre 15 anni di totale abbandono.La serata inaugurale del comparto ex Manzini («Workout Pasubio Temporary») è stata indubbiamente un successo.
Non solo perché «presa d’assolato» dai parmigiani, ma soprattutto perché bastava fermarsi e tendere l’orecchio per cogliere in bocca a chiunque espressioni di piacevole stupore. Non hanno fatto fatica a suscitare interesse gli artisti che si sono succeduti sul palco (dalla band nostrana di cover rock «I figli della Rita» ai ballerini di Artemis Danza, fino ai dj), e non si offenderanno se diciamo che di certo, il ruolo di protagonisti, per una volta, non è toccato a loro. Ad essere studiati e vissuti, infatti, sono stati soprattutto i padiglioni, che dalla prima serata hanno cominciato ad accogliere tutti: autorità, artisti, cittadini, residenti del quartiere e irriducibili festaioli.
A molti è tornata in mente la gloriosa serata di «Light/Out Pasubio», che negli spazi dell’ex Scedep di via Pasubio, nel settembre del 2012, aveva chiamato a raccolta oltre 3 mila persone, che, per dodici ore filate, avevano riportato in vita un’ex area industriale a molti sconosciuta. In questo caso, a fare la differenza, sarà la continuità. Quello di mercoledì, infatti, pare sia stato solo il primo di una serie di eventi che animeranno via Palermo per sei mesi. Il comparto, che ha a lungo ospitato l’archivio dello Csac, è poi è finito nel dimenticatoio, fino a quando l’Ordine degli Architetti e il Comune di Parma ne hanno fatto oggetto di un partecipato workshop, dal quale è scaturita l’idea di un utilizzo temporaneo dell’ex opificio: in attesa di una ristrutturazione e destinazione d’uso definitiva, il luogo sarà riutilizzato per sperimentare attività e progetti temporanei.
«Il desiderio è quello di raccogliere tutte le forze della città (associazioni, gruppi, aziende, privati) perché vengano a vivere e ad utilizzare questo spazio – ha sottolineato Gabriella Incerti, consigliere dell’Ordine degli Architetti di Parma -. Noi abbiamo fatto il primo sforzo, ora la palla passa alla città: il luogo è unico, la zona, come sappiamo, particolare e bisognosa di riqualificazione. Gli spazi si prestano ad eventi di ogni genere». L’appello è perciò quello di farsi avanti e di considerare l’ex Manzini una grossa scatola da riempire di idee: il bar sarà allestito per tutti i sei mesi e aperto tutte le sere (anche se gli orari precisi devono ancora essere definiti). «Vogliamo capire se questa sperimentazione può dare indicazioni concrete anche sull’utilizzo futuro di questo luogo – ha aggiunto Alessandro Tassi Carboni, presidente dell’Ordine degli Architetti di Parma -. Uno spazio dinamico, in grado di potersi adattare a diverse situazioni e a disposizione di tutti».
Tra i tanti presenti, anche il sindaco Federico Pizzarotti, che ha fatto tappa in via Palermo per pochi minuti, prima dell’avvio della festa, per tagliare il nastro, e una nutrita schiera di assessori del Comune, tra cui Michele Alinovi, con delega all’Urbanistica. «Quello di stasera è un bel momento frutto di un percorso, partito dalla consapevolezza che, questa fetta di città aveva ed ha dei problemi che vanno fronteggiati – ha commentato l’assessore -. Da lì il tavolo aperto ai parmigiani “Workout Pasubio” e la definizione di un utilizzo temporaneo del luogo, che potesse misurare il grado di affezione della cittadinanza. La vocazione è quella di un polo socioculturale: questa è la miglior ricetta antidegrado». Un motore di rigenerazione del quartiere, che, a giudicare dal debutto, ha tutte la carte per funzionare.

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