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Il sindaco Antonio Dodi: «Più sicurezza con lampioni a led e telecamere in tutto il paese»

Rocca: «Interventi per utilizzarla tutto l'anno». «Abbiamo una macchina comunale più snella»

Il sindaco Antonio Dodi: «Più sicurezza con lampioni a led e telecamere in tutto il paese»

Antonio Dodi, sindaco di San Secondo

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Anche il sindaco di San Secondo, Antonio Dodi, il cui mandato scadrà nella prossima primavera, si è sottoposto alle domande dei lettori della Gazzetta di Parma. Non sono mancate le richieste di delucidazione sui punti attorno a cui ruotava il programma elettorale e domande sui temi «caldi» delle scorse settimane.

Sono in programma incontri con i carabinieri sul tema della sicurezza. A che punto siamo? Quali misure di contrasto alla criminalità sono previste sul territorio e in particolare in periferia?

Ci sono due tipi di sicurezza: quella reale e quella percepita. In previsione abbiamo il rifacimento dell’illuminazione pubblica con impianti a led: più luce nelle zone più sensibili può essere un deterrente sia per i malviventi che per i vandali. Il nuovo sistema sarà integrato da telecamere che verranno posizionate sia in centro che in periferia e saranno gestite a livello comunale. Abbiamo già previsto il modo per finanziare i lavori: chi sarà alla guida dell’ente dopo le elezioni di primavera troverà sia il progetto che le risorse per attuarlo. Alcune lamentele arrivate sono sullo stato delle strade comunali. Recentemente però è stata pubblicata una determina sulle asfaltature.

Quali lavori sono in programma?

Lo stato degli asfalti è un po’ come in tutti i paesi. In questo devo dire che la colpa non è tutta dei Comuni e di una scarsa manutenzione: la maggior parte delle strade comunali deriva da ex carraie, certamente non destinate a sostenere il passaggio di numerosi veicoli e di mezzi pesanti. Non avendo un sottofondo e una struttura adeguati, i manti hanno un grado di usura superiore a quello delle strade di nuova generazione. Per avere un buon risultato, le strade andrebbero totalmente rifatte ma sono lavori che richiedono spese elevate. In ogni caso sono in programma delle manutenzioni sull’esistente.

In passato San Secondo è stato a rischio idraulico. Com’è ora la situazione?

Il paese è stato a rischio nel 1982 quando l’acqua arrivò a lambire in paese. Da allora è stata fatta la sostituzione del ponte con il sovralzo degli argini. Oggi possiamo dire che, se viene fatta una corretta manutenzione, non siamo assolutamente a rischio: dovrebbero combinarsi diversi fattori sfavorevoli per avere una situazione di disagio. Sul territorio abbiamo canalizzazioni a filo di terra e canalizzazioni con arginatura: le prime scolano le acque, le seconde le trasportano da monte e su queste ultime c’è un problema con le nutrie che, con le loro tane, indeboliscono le strutture.

A che punto è il progetto del Centro commerciale naturale?

Innanzitutto, una grande soddisfazione è quella di per aver portato a San Secondo il 50% della disponibilità provinciale in termini di risorse: ciò vuol dire che il progetto che abbiamo elaborato aveva tutte le credenziali in regola per essere accettato. San Secondo è un paese che si presta bene per la sua conformazione. Ora sono iniziati i primi colloqui con i commercianti per definire quelli che saranno gli investimenti strategici. I commercianti riceveranno contributi per effettuare migliorie ai negozi mentre al Comune spetteranno le opere aggiuntive che serviranno ad agevolare le attività commerciali. Ad esempio sarà da rifare l’impianto elettrico, un lavoro che serve sia per i negozi che per supportare gli eventi che si fanno durante l’anno. Al progetto, finora, hanno già dato adesione circa il 70-80% dei negozianti di via Garibaldi, via Roma e via Repubblica.

I dati dicono che, dopo i lavori di riqualificazione della rocca post-sisma, avete avuto un incremento del turismo particolarmente importante: solo nei primi sei mesi sono stati più di tremila i visitatori. Adesso però la rocca è chiusa.

La rocca è stata sottoposta ad una ristrutturazione strutturale ma oggi non è dotata di impianto riscaldamento ed è un tema che va affrontato con la Soprintendenza. Abbiamo un altro problema da affrontare: quello dell’illuminazione delle sale dotate di affreschi che necessitano di luci «a freddo» mentre oggi ci sono fari a caldo. Il salone delle gesta rossiane ha gli affreschi migliori ma, se dovessimo sommare gli effetti dell’impianto di riscaldamento a quello dei fari caldi potremmo far correre dei rischi alla zona di maggior pregio: è uno dei saloni più grandi del territorio e va seguito con molta attenzione. Servono investimenti mirati e una notevole cifra. L’anno scorso abbiamo fatto preparare un preventivo e per un semplice anello luminoso servivano 20mila euro. Però sono opere che consentirebbero di utilizzare la rocca per tutto l’anno. Non solo. Oggi non siamo ancora dotati di servizi igienici adeguati: ci sono ancora quelli di quando era sede comunale. Abbiamo però già individuato un luogo idoneo.

E il cortile?

La priorità è quella di rendere possibile l’utilizzo interno per poter mantenere viva la struttura. La rocca deve restare aperta e arieggiata per essere «in salute»: nessuno immagina la decadenza dei locali chiusi. Paradossalmente, la situazione era migliore quando la struttura ospitava gli uffici municipali anche se non era una soluzione adatta al turismo. L’obiettivo: renderla fruibile tutto l’anno, è un progetto a lungo termine.

Per i sansecondini dovrebbe essere recuperato il teatro comunale: ci sono progetti?

Non voglio illudere i cittadini: l’entità economica degli interventi di cui il teatro necessita non è tale da consentire un’azione immediata. Bisogna intervenire sulla struttura, sugli impianti e sugli interni. Una programmazione corretta vuole poi che la riqualificazione del teatro, che merita di essere fatta, venga iniziata una volta sistemate le scuole. Anche in questo caso il progetto andrà concordato con la Soprintendenza: sarebbe bello presentare qualcosa che possa far capire l’importanza che il suo recupero ha per la cittadinanza.

Il teatro potrebbe ospitare la biblioteca?

Fino al terremoto del 2012 la biblioteca era all’interno della rocca poi, per mantenerla attiva, abbiamo preso in affitto alcuni locali nel centro del paese, in un luogo facilmente agibile e la soluzione si è rivelata soddisfacente. Sono aumentati gli accessi ed è stato possibile organizzare al suo interno progetti che una volta non c’erano. Anche il servizio di prestito dei libri va bene grazie all’inserimento nella rete delle biblioteche. Per ora non sono previsti altri spostamenti.

Da sindaco ha messo mano alla macchina comunale?

Quando sono arrivato si usciva da oltre un anno di commissariamento e il segretario comunale faceva anche il direttore generale. Oggi abbiamo un responsabile degli affari generali, della ragioneria e dell’ufficio tecnico, funzioni prima tutte sulle spalle del direttore generale. Ai responsabili di settore lascio molta autonomia ma devono considerarsi «lavoratori autonomi» e cercare di arrivare ad un risultato soddisfacente. Oggi abbiamo 15 impiegati, di cui uno part-time, e tre operai, cioè un dipendente ogni 318 abitanti: un rapporto molto buono se si pensa che a Roccabianca il rapporto è di uno per 180. Il Comune è «snello», anche se alcuni servizi sono appaltati.

Parliamo della vicenda Unione Terre Verdiane. Com’è andata, com’è finita e cosa farete dopo?

Si è arrivati a questa decisione perché dal 2006 ad oggi molte condizioni territoriali sono cambiate. Le esigenze dei paesi sono diverse e le necessità sono cambiate. Al momento stiamo valutando i costi dei singoli servizi che oggi sono svolti in forma associata con Terre Verdiane: sarà nostro compito capire quali portare avanti da soli e quali in forma associata con Comuni simili al nostro.

Si parla sempre più di fusioni. Per San Secondo è una soluzione possibile?

Trovo che la fusione sia una soluzione percorribile per Comuni molto simili tra di loro, diversamente non si sa mai fino a che punto c’è una reale «convenienza». Credo che presto o tardi i Comuni con pochi abitanti saranno inevitabilmente costretti a prendere quella via.

Il rapporto con l’opposizione è sempre stato duro?

Posso confermare che da sempre c’è stata una totale mancanza di dialogo. Da una parte della minoranza, già dal secondo giorno dopo le elezioni, ho avuto la prima segnalazione di anomalie, peraltro con abuso di titolo. Nel primo consiglio hanno dichiarato che sarebbero stati un’opposizione dura e non una minoranza. Quello che è particolare è la mancanza di dialogo sempre con minacce di denunce e di ricorso alle vie legali. Nel maggio 2011 Bernardini e Dall’Argine sostenevano di avere ricevuto segnalazioni di cittadini su presunti abusi. Nel luglio 2012 si sono recati in Regione per farci annullare il bilancio con richieste pretestuose. Nel novembre 2012 sono andati in prefettura dove reclamavano mancanza di trasparenza e regolarità. Nel 2013 hanno denunciato due dipendenti comunali per presunti abusi in atti di ufficio, procedimento archiviato perché mancavano i presupposti.

Nei mesi scorsi ha ricevuto pacchi e lettere anonime con escrementi.

E’ un fatto pesante ma la giustizia sta facendo il suo corso. Sono stati consegnati ai carabinieri tutti i documenti e oggi ci sono indagini in corso. Fintanto che queste lettere venivano lasciate davanti a casa mia ho lasciato correre, nel momento però in cui è arrivata una lettera indirizzata «al sindaco di San Secondo» ho ritenuto di consegnare tutto ai carabinieri.

Anche lei è stato denunciato alla Corte dei Conti per danno erariale.

E’ stata presentata una denuncia con fornitura di documenti. Questo vuol dire che è stata presentata da persone nell’ambito amministrativo. E’ stato aperto un fascicolo e abbiamo dato incarico al nostro studio legale per essere seguiti e i responsabili degli uffici hanno preparato i materiali da mandare alla Corte dei Conti. Questo ha comportato un danno economico al Comune: l’avvocato ha un costo e dipendenti comunali hanno dovuto lavorare per rispondere alle richieste invece che per i cittadini. Mi sento sereno perché il mio motto è «male non fare, paura non avere» e soprattutto sono tranquillo perché ho messo in sicurezza un’area dove ci sono case, la mensa scolastica e gli accessi alla scuola elementare. Quando tirava il vento volavano calcinacci da 38 metri: la situazione di pericolo era reale.

In questi cinque anni, qual è la miglior cosa fatta e quella che si rammarica di non avere fatto?

Devo ripetermi: la migliore è stata la messa in sicurezza dell’area scolastica: era ad alto rischio per i bambini che accedevano alle elementari. Le persone a scuola portano il bene più prezioso che hanno in casa: un figlio. Mi dispiace non essere riuscito a vedere sviluppate le aree produttive perché se in un paese c’è lavoro, c’è anche vita. La crisi economica non me l’ha consentito.

Nella prossima primavera ci saranno le elezioni. Pensa di ricandidarsi?

Non ho ancora deciso e molto dipenderà dai lavori che riuscirò a mettere in cantiere entro la fine del mandato. Se davanti a me ho una strada spedita e non intralciata, probabilmente non mi ricandiderò. Se rimarranno problemi irrisolti, mi ricandiderò. Oggi lo scenario è diverso dal 2011, se ci sarà spazio per una lista civica vedremo il da farsi. Per me fare il sindaco non è una priorità, è un servizio. Quando siamo partiti con il nostro progetto volevo far crescere ragazzi giovani non vincolati a schieramenti politici, dare loro l’opportunità di conoscere la macchina comunale e far fare loro esperienza per poi andare avanti da soli. Se qualcuno del gruppo emerge e vuole andare avanti mi fa solo piacere. Cinque anni di civismo è una sorta di «condono» tra una vecchia generazione politica e una nuova generazione di amministratori. Comunque vada, avrò la soddisfazione di aver portato il Comune in equilibrio.

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