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Pizzarotti: «La Ti-Bre? Sì, ma su ferrovia»

Pizzarotti: «La Ti-Bre? Sì, ma su ferrovia»
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Nella sua storia Parma è sempre stata considerata un crocevia strategico tra il Tirreno, l’Emilia Romagna e il nord Italia. Bene, la pensiamo ancora così, e sempre più di prima, ora che la Regione pare aver accantonato la Tibre su strada. Oggi Parma può davvero giocare un ruolo da protagonista, mettendo sul tavolo dei fatti soluzioni innovative e alternative all’autostrada Tirreno-Brennero, in grado di rilanciare non solo il suo sistema delle comunicazioni, ma per far sì che questo sistema possa essere un volano per il nord Italia, quindi per il Paese.
Puntare su Pontremolese, aeroporto e Alta Velocità
Per questo mi rivolgo direttamente alla Regione Emilia Romagna e soprattutto al Ministero delle Infrastrutture, pronto a intavolare una nuova fase di discussione per progetti concreti, di sicuro interesse per il parmense e per la striscia industriale ed economica emiliana. Il territorio e il nostro sistema devono concentrarsi su opere realistiche, quali il completamento della Cispadana, arteria importante per il parmense, con il ponte di Coenzo e il risezionamento della SP 72, e il raddoppio l’intera linea ferroviaria Pontremolese, congiuntura essenziale tra Parma e La Spezia, e infrastruttura di interesse nazionale.
Inoltre, dobbiamo puntare su un numero maggiore di fermate dei treni Alta Velocità nella stazione di Parma e, infine, includere in questo progetto di innovazione territoriale l’aeroporto Giuseppe Verdi, chiudendo definitivamente la sua ventennale stagione d’incertezza, e consolidandone i rapporti con la Medio-padana. Se Parma unisse le forze e le idee assieme a quelle della Regione, potrebbe portare a casa finanziamenti importanti già con la nuova Legge di Stabilità. Per noi innovazione e rilancio significano puntare su opere concretamente realizzabili e in parte già esistenti: il nostro scopo deve essere quello di fissare la bandiera del progresso più in là ogni giorno.
Tibre sì, ma su ferrovia
Nel terzo millennio, infatti, non possiamo più pensare al futuro della mobilità di persone e merci sulla base di mappe stradali del secolo scorso: per l’appunto la Tibre è una infrastruttura pensata negli anni ’70, altri tempi e un’altra Italia. Davvero crediamo che il domani possa essere concepito utilizzando progetti di 40 anni fa? Lo dico con sincerità: oggi l’Italia ha bisogno di un nuovo modello, la tecnologia e le idee a disposizione sono mature per tracciare un moderno piano di relazione e comunicazione tra i territori. Dunque riponiamo il progetto della vecchia Tibre nel cassetto e percorriamo altre possibilità, meno impattanti e ben più concrete e innovative. Nessuno, infatti, ha mai sostenuto che a Parma e all’Emilia non servissero nuove infrastrutture, anzi: non siamo i professionisti del no che chiudono le porte alle grandi occasioni. Semplicemente cerchiamo le migliori per il nostro tempo e nell’interesse collettivo, seguendo e confrontandoci con le linee del progresso europeo. Per questo, semmai, siamo d’accordo con l’ipotesi di realizzare una Tibre su ferro e non più su strada, meno costosa, più veloce e molto più strategica, in sintonia con quella grande “cerniera” d’Italia quale si è dimostrata essere l’Alta Velocità. Penso infine che le infrastrutture sopracitate, di cui Parma rappresenterebbe il perno, metterebbero tutti d’accordo in modo trasversale, rispetto a una Tirreno Brennero autostradale che ha creato dispute e che ha una ultimazione del tutto incerta.
Federico Pizzarotti

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Ci siamo già espressi, sulla posizione del sindaco circa la Ti-Bre. Si potrebbero porre tante domande: come mai questa impostazione (trasporto su ferro sì, trasporto su gomma no) vale per Parma e non per Modena, Bologna o Ravenna? Quali vantaggi ci sono, in termini ambientali, a costringere auto e camion a percorrere 60 chilometri (e un'ora, minimo) in più per andare da Parma a Verona? Si può forse pensare di aiutare il proprio territorio, rinunciando alla realizzazione di un'infrastruttura che porterebbe posti di lavoro e benefici alla viabilità e all'economia (non solo di Parma)? Ma, si sa, non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire. Più che puntare su Pontremolese, aeroporto e alta velocità - come proclama di voler fare - il sindaco sembra puntare sull'affossamento della sua città, della nostra città. (c.r.)

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IL LEADER DI PARMA UNITA
Basta melina: lavoriamo uniti
Ero ancora un ragazzino e già si parlava del raccordo autostradale per la Tirreno Brennero come di una cosa prossima a venire. Nel frattempo in cui a me sono venuti i capelli bianchi e mia figlia è andata all'università siamo riusciti a (s)vendere le quote di Autocisa e poco altro.
Oggi la novità è rappresentata dal fatto che la Regione ha proposto una soluzione: realizzare solo il collegamento ferroviario. Si tratta di ben poca cosa rispetto al progetto iniziale, ma sarebbe già qualcosa se effettivamente si facesse. Purtroppo su questa partita la politica ha dato il peggio di sé stessa, riempiendosi per decenni la bocca di parole prive di fatti conseguenti, limitandosi ad ardite speculazioni linguistiche che di fronte al nulla fatto fino ad oggi paiono davvero un teatro dell'assurdo. Tanto per fare un esempio qualcuno mi dovrebbe spiegare quale sia la differenza concreta tra un'opera strategica e mai realizzata e un'opera non strategica ancora tutta sulla carta.
Da queste premesse discende il fatto che il dibattito a livello locale che è derivato dalle proposta della Regione ha un che di surreale: parlamentari del territorio che difendono la Ti-Bre dalle colonne della stampa locale quando invece dovrebbero lavorare a Roma pressando da vicino il Ministero delle Infrastrutture, il cui responsabile, per altro, appartiene allo stesso partito.
Governo, Regione e parlamentari locali si mettano d'accordo e presentino al territorio una soluzione credibile per dare seguito ad un progetto strategico che in cinquant'anni di immobilismo ha assunto i contorni della barzelletta.
Quando dico credibile intendo che qualunque proposta venga sottoposta deve essere necessariamente corredata di certezze e tempistiche, diversamente equivale a dire “arrivederci ai prossimi cinquant'anni”. Un tempo epocale che certo non possiamo permetterci visto che il mondo intorno a noi sta cambiando ad una velocità ben maggiore di quella che impieghiamo a posare una pietra.
Di fatto il danno di un progetto fermo da così tanto tempo è doppio: da una parte abbiamo perso il treno dello sviluppo infrastrutturale in anni in cui questo era l'unico sviluppo possibile, dall'altra rischiamo di rimanere legati a vita ad una chimera in un momento in cui dovremo saper guardare al futuro. Siamo già in ritardo per dotarci di serie infrastrutture telematiche, dobbiamo investire di più sulle ferrovie, nei servizi all'avanguardia. In breve oggi dobbiamo saper capire di cosa avrà bisogno il nostro territorio per crescere nei prossimi cinquant'anni, esattamente come fece chi cinquant'anni fa pensò alla Ti-bre.
Mettiamoci d'accordo, lavoriamo uniti, portiamo a casa quello che è possibile portare a casa in tempi ragionevoli e poi passiamo ad occuparci di altre e urgenti partite. Oggi più che mai la melina della propostina a cui segue un convegnino e un comunicatino non serve a nessuno, men che meno a Parma e alla sua economia.
Roberto Ghiretti
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IL SEGRETARIO DELLA FILLEA
La Cgil: «Guai a rinunciare»
«Nonostante il Governo annunci con enfasi che l’economia è ripartita e che la ripresa è iniziata, il settore delle costruzioni è fermo e anche a Parma abbiamo un pressante bisogno di lavoro».
Antonino Leone, segretario generale della Fillea Cgil di Parma, non nasconde la sua preoccupazione per un comparto ancora in forte affanno, su quale aggiunge: «Per il rilancio dell’edilizia, è necessario che le istituzioni diano un nuovo impulso all’economia del territorio, attraverso investimenti in opere infrastrutturali strategiche per il futuro del Paese». «La Ti-Bre e la Pontremolese ferroviaria, oltre ad avere un carattere propulsivo per tutta l'economia, sono opere di fondamentale importanza per Parma e per le nostre aziende sempre più in difficoltà, stremate da una crisi senza precedenti per durata e intensità». «Il primo tratto del raccordo autostradale tra Autocisa e Autobrennero è già stato appaltato, ed è ormai in fase di prossima cantierizzazione. Abbandonare il progetto, lasciarlo incompiuto, se non approvato il secondo stralcio, determinerebbe per Parma uno scempio ambientale ed urbanistico inaccettabile».
Leone rincara la dose: «Decidere di non completare l’opera senza un progetto alternativo credibile, significa buttare al macero anni di investimenti in studi e progettazione, aventi l'obiettivo di disegnare un’opera dal respiro europeo, in cui Parma avrebbe dovuto assumere un ruolo centrale e strategico per il Paese».
La Regione, anch'essa, si è mossa in questa direzione, promuovendo con tutte le parti sociali quel «patto per il lavoro» che prevede grandi investimenti pubblici sul sistema della mobilità e sulla messa in sicurezza del territorio. «Puntare su una reale ripresa degli investimenti – conclude Leone - nella direzione della qualità, della sostenibilità e dello sviluppo del territorio, coniugate con una forte azione di contrasto della illegalità e irregolarità, è l’appello che Fillea lancia a tutti gli attori istituzionali e sociali che hanno a cuore le sorti del Paese e delle nuove generazioni».

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  • Giovanni

    17 Ottobre @ 14.38

    Purtroppo alle perle ed alle pirle di saggezza non c'è mai fine. Pizzarotto dimostra che non vale niente. Ma cosa aspettiamo a buttarlo giù?

    Rispondi

  • Nicola Martini

    17 Ottobre @ 13.04

    In Italia ci si ostina a voler costruire nuove autostrade per la gestione del trasporto (persone e merci), anziché puntare sulle reti ferroviarie. Se si fosse effettivamente considerato prioritario il Ti-Bre ferroviario, tale collegamento sarebbe già attivo da anni tra il Tirreno e Verona. Tale tassello risulta fondamentale per ovviare ai problemi di saturazione dell'A22, al di là delle politiche tenute già da vent'anni dai confinanti austriaci volte a ridurre il traffico pesante su gomma, le quali mettono ulteriormente a rischio la sostenibilità di tale sistema di trasporto. Spostare il traffico pesante da strada a ferro per tutto il tracciato dovrebbe essere un atto di buonsenso a modesto parere di chi scrive. Sulla A15, infatti, si parla di quasi 5.000 mezzi pesanti al giorno ed altri 10.000 ca. sui tratti A22 Verona-Modena e Brennero Modena (mi si corregga se sbaglio). Per quanto riguarda l'Alta Velocità è da appoggiare l'idea di richiedere più fermate, ma sarebbe anche il caso di realizzare che un servizio AV propriamente detto (non un paio di coppie di convogli in più al giorno) non lo si svolge generalmente con le interconnessioni, le quali sono considerate raccordi di emergenza nonché binari per l'Alta Capacità ferroviaria. Bisognerebbe realizzare che all'estero in realtà altamente antropizzate come l'Emilia Occidentale le stazioni in linea del Tav sono ravvicinate (alle volte al di sotto dei 30/20 km). Basterebbe confrontare realtà estere europee (Francia, Spagna, Germania) ed extra UE come il Giappone (Paese che ha inventato l'Alta Velocità così come la conosciamo noi oggi), per realizzare che in quelle realtà sarebbe fuori da ogni logica lasciare sfornite di fermata sulla linea veloce città di 100/200.000 abitanti con la pretesa che queste si servano di una stazione sita ad oltre 30 km di distanza. L'impostazione data alla AV in Emilia ed in Italia in generale condanna la dorsale veloce ad un pesante sottoutilizzo purtroppo. Quando si realizzerà che l'apertura di stazioni in linea è sostenibile anche a Modena, Parma, Piacenza e Lodi, sulle c.d. linee d'adduzione, sarà sempre tardi. Reimpostare i trasporti prediligendo lo sviluppo delle linee ferroviarie sarebbe necessario in quanto ormai i livelli di inquinamento in Valpadana sono decisamente elevati. Purtroppo, come già detto in precedenza, in Italia (da decenni ormai) chi effettua la pianificazione del trasporto predilige evidentemente i sistemi su gomma.

    Rispondi

  • maxbonny

    17 Ottobre @ 10.43

    Beh, certo !!! Facciamo arrivare tutti a Pontetaro, dove Pizzafurbò farà realizzare un graaande piazzalone nel quale parcheggiare macchine e camion provenienti dal Tirreno che così potranno comodamente aspettare di salire SUL TRENO, universalmente riconosciuto in Italia quale mezzo di trasporto esempio di praticità e puntualità, che li accompagnerà comodamente, in quelle tre o quattro ore, a Nogarole Rocca, dove in un'altro graaaaande piazzalone adiacente all'Autostrada del Brennero, viaggiatori e merci potranno riprendere il comodo viaggio. Direi che il "Progetto Treno" per la TI-BRE è un'altra imperdibile perla che scaturisce dall'inesauribile genio del nostro primo cittadino. !!!!

    Rispondi

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