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Niente ripresa nel primo trimestre a Parma e provincia

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Comunicato stampa 

E’ partito male il 2014 per l’economia Parmense. Nel primo trimestre la crescita torna negativa e il lavoro segna nuovi record negativi. Nel quarto trimestre 2013 il Prodotto interno lordo e l’indice della produzione industriale avevano cessato la loro caduta, dopo una crisi che si protraeva da ormai cinque anni. Ma nel primo trimestre 2014 il Pil è tornato a segnare una variazione congiunturale negativa (-0,1%) e i primi segnali di ripresa delle assunzioni nel mercato del lavoro parmense, rilevati nel secondo semestre del 2013, si sono smorzati. Le assunzioni hanno conosciuto una decelerazioni e sono cresciute comunque meno delle cessazioni dei rapporti di lavoro, con una conseguente nuova perdita di posti di lavoro. La ripresa si annuncia più debole del previsto e non c’è una domanda di lavoro sufficiente né per i giovani alla ricerca di una prima occupazione né per gli adulti rimasti disoccupati.

Questi dati sono contenuti nel rapporto «L’andamento del mercato del lavoro dipendente in provincia di Parma nel primo trimestre 2014 – Rapporto congiunturale – dati al 31 marzo 2014» dell’Osservatorio sul mercato del lavoro della Provincia di Parma illustrato venerdì 18 luglio alla Commissione provinciale di concertazione, dal responsabile dell’Oml Pier Giacomo Ghirardini con Monica Pellinghelli.

"L’Amministrazione provinciale di Parma resta in prima linea per la difesa dell’occupazione e lo sviluppo della propria comunità - ha dichiarato il Vice presidente della Provincia Pier Luigi Ferrari - Il nuovo rapporto dell’Osservatorio sul mercato del lavoro ci mette in guardia su difficoltà impreviste rispetto alla ripresa, sia a livello nazionale, sia a livello locale, con pesanti conseguenze per le crisi industriali ancora in atto. Finché avremo la possibilità di giocare la nostra partita, la giocheremo, ma qualunque sia il futuro assetto istituzionale sulle deleghe in materia di mercato del lavoro, è impensabile che il governo di questi processi venga tolto o allontanato dalla comunità dove questi processi ricadono". 

L’andamento del mercato del lavoro dipendente in provincia di Parma nel primo trimestre 2014

Rapporto congiunturale – Dati al 31 marzo 2014 (Executive summary)

La speranza che il quarto trimestre 2013 suggellasse la chiusura della lunghissima fase recessiva in atto dalla seconda metà del 2011 ed iniziasse a prendere piede, pur con le ben note difficoltà, una inversione del ciclo, si è presto raffreddata: nel primo trimestre 2014, contro tutte le attese, il Pil è tornato a segnare una variazione congiunturale* negativa (-0,1%). Il dato però più preoccupante non sta tanto in questa «falsa ripartenza» – dato che gli scenaristi indicano come molto probabile l’avvio della ripresa dell’attività produttiva nel secondo trimestre 2014 – quanto piuttosto nella progressiva presa di coscienza della «nuova normalità» emersa da ben cinque anni di crisi, che rende la rimonta più difficile di quanto già non fosse. Secondo un recente rapporto del Centro studi di Confindustria, sono infatti tre i fattori che convergono tutti nell’abbassare la crescita a livello globale – e non solo nel Paese: un minor dinamismo del commercio mondiale, denotato fra l’altro da una rarefazione degli accordi multilaterali e dalla ricomparsa di spinte protezionistiche; la grande incertezza che frena gli investimenti, le cui aspettative di redditività restano tuttora dominate dallo shock senza precedenti patito negli ultimi anni; le condizioni finanziarie più stringenti, sia per chi si indebita che per gli intermediari, avendo sempre sullo sfondo il rientro dai deficit pubblici e il ritiro delle misure espansive straordinarie di politica monetaria. 
A questi fattori si aggiunge, a livello nazionale, una crisi ormai endemica dei consumi avvitata in un circolo vizioso con la crisi del mercato del lavoro che ha segnato nuovi record negativi: in Italia, nel primo trimestre 2014, le persone in cerca di occupazione sono arrivate a 3 milioni 487 mila unità, il tasso di disoccupazione è salito al 13,6% e quello giovanile (15-24 anni di età) al 46,0%.
Le previsioni di crescita per il 2014 sono pertanto passate, nell’arco degli ultimi tre mesi, dallo 0,8% previsto dal Governo (8 aprile 2014) allo 0,2% previsto da Confindustria (26 giugno 2014). Il peggioramento delle aspettative si sconta persino a breve termine: nella nota di maggio dell’Istat si prevedeva che la variazione congiunturale del Pil nel secondo trimestre 2014 sarebbe ricaduta in un intervallo compreso tra 0,1% e 0,4%; la nota di giugno l’ha ricollocata tra -0,1% e 0,3%. 

In tutti gli scenari di previsione si dà comunque per scontata, per il 2014, un’ulteriore perdita di occupati e di unità di lavoro ed un ulteriore aumento della disoccupazione: l’inversione del ciclo nel mercato del lavoro parrebbe rinviata al 2015.
La falsa partenza a livello nazionale si è purtroppo rispecchiata nell’andamento dell’economia e del mercato del lavoro provinciale. Nel primo trimestre 2014, la valutazione sull’andamento della produzione nell’industria in senso stretto, è tornata negativa anche in provincia di Parma (-1,5% come saldo fra i giudizi in aumento e i giudizi in diminuzione rispetto al quarto trimestre 2013). Di fatto la ripresa della produzione industriale verrebbe differita nelle aspettative rivolte al secondo trimestre 2014, dove il saldo fra giudizi in aumento e giudizi in diminuzione rispetto al primo trimestre 2014, tornerebbe positivo anche a livello provinciale (12,4%).
Sebbene, sempre nel primo trimestre 2014, il valore delle esportazioni dei prodotti delle attività manifatturiere superi del 4,5% il valore registrato nel trimestre corrispondente del precedente anno, sono ormai due trimestri che l’export parmense non aumenta: se si considerano i dati al netto dei fenomeni di stagionalità, vi è stata crescita congiunturale «zero» nel quarto trimestre 2013 e crescita negativa nel primo trimestre 2014 (-0,2%). I livelli locali di export faticano ad incrementarsi.
Questa situazione di stallo, unita all’inerzia della crisi, ha fatto purtroppo sentire i suoi effetti sul mercato del lavoro anche a Parma: i primissimi segnali di ripresa delle assunzioni nel mercato del lavoro locale (cresciute in termini congiunturali del 5,1% e del 3,1% rispettivamente nel terzo e nel quarto trimestre 2013) parrebbero essersi smorzati nei primi tre mesi dell’anno in corso (0,6%), senza compensare la più forte crescita delle cessazioni dei rapporti di lavoro (1,7%), dando luogo così ad una nuova significativa perdita netta di rapporti di lavoro alle dipendenze: -644 unità, come dato destagionalizzato.
Gli ulteriori 644 rapporti di lavoro alle dipendenze perduti, nel primo trimestre 2014, nelle unità locali delle imprese e delle istituzioni residenti in provincia di Parma, si sommano ai 1.946 perduti fra il 2012 e il 2013 – e una perdita di 2 mila occupati dipendenti residenti in provincia di Parma, passati da 155 mila nel 2011 a 153 mila nel 2013, si evidenzia parimenti nei dati della Rilevazione sulle forze di lavoro dell’Istat.
Ben 258 unità di questa nuova perdita netta di posti di lavoro avvenuta nel primo trimestre 2014 si concentrano nelle costruzioni, 108 unità nelle attività manifatturiere e 15 unità nelle altre attività industriali. Non meno gravi sono stati i saldi negativi fra le assunzioni e le cessazioni dei rapporti di lavoro dipendente rilevati nel commercio (-250 unità) e negli alberghi e ristoranti (-115) – e ciò aiuta a spiegare la perdita di ben 314 posti di lavoro femminili. Gli unici saldi positivi nei primi tre mesi dell’anno si rilevano in agricoltura (30 unità in più) e nelle altre attività dei servizi (72 unità), in particolare per effetto della notevole crescita delle assunzioni nel settore trasporti, magazzinaggio e comunicazioni: l’attuale incertezza incentiva ulteriormente i processi di esternalizzazione e le assunzioni nell’area della logistica (cresciute congiunturalmente del 19,5%). La congiuntura fiacca del primo trimestre ha invece penalizzato le assunzioni nel core business del sistema manifatturiero, diminuite congiunturalmente del 12,5% nell’industria alimentare e dell’1,7% nell’impiantistica.
Preoccupa in modo particolare il fatto che, nel primo trimestre 2014, le assunzioni di giovani (di 15-24 anni di età), benché più numerose (del 7,5%) rispetto al primo trimestre 2013, siano invece diminuite rispetto al trimestre precedente (-2,5%): il fatto che, anche nel recente passato, non si sia mai data una vera ripresa delle assunzioni senza una accelerazione, ancor più significativa, di quelle giovanili, è una dimostrazione ulteriore di come il 2014 sia partito con il piede sbagliato. Solo se le assunzioni si riprenderanno in modo deciso, si potrà finalmente far diminuire la disoccupazione e, in particolare, la disoccupazione giovanile che, anche in provincia di Parma, ha continuato la sua crescita, passando dal 19,2% delle forze di lavoro di 15-24 anni nel 2012 al 22,8% nel 2013.

Il problema più grosso per l’occupazione giovanile rimane l’attuale carenza di posti di lavoro per i «lavoratori della conoscenza» – di cui il mercato del lavoro parmense era meno avaro in passato.
Le difficoltà di rifinanziamento degli ammortizzatori sociali, riscontrate a livello nazionale, non hanno impedito il raggiungimento, nel 2013, in provincia di Parma, di un vero e proprio record storico di ricorso alla cassa integrazione guadagni (6.768.098 ore autorizzate).
L’aggiornamento dei dati al primo trimestre 2014 lascerebbe intravedere la possibilità di un superamento di questo assai negativo primato nell’anno in corso: ben 1.902.320 ore autorizzate, un livello che corrisponde ad una variazione drammatica su base annua (51,3%), determinata da un incremento parossistico della cassa integrazione straordinaria (113,5%) e della cassa integrazione in deroga (64,1%) a fronte di una diminuzione della cassa integrazione ordinaria (-30,5%). La novità portata dal primo trimestre 2014 starebbe quindi, in questo caso, nell’aver spostato il carico degli ammortizzatori sociali sulla gestione straordinaria (ben 987.137 ore, pari al 51,9% del monte ore totale concesso), che si pone, purtroppo, in stretta correlazione con l’attuale fase di crescente espulsione del personale in esubero, che ha fatto registrare, nei primi tre mesi dell’anno, un fortissimo incremento dei lavoratori cessati in forma collettiva (L. 223/91 art. 24 e altre fonti), aumentati tendenzialmente del 45,8%.

Ma questo processo di distruzione della base produttiva potrebbe continuare nel 2014: se infatti si considerano le ore di cassa integrazione guadagni complessivamente autorizzate nel primo trimestre 2014 (1.902.320) e si ipotizza un tiraggio in linea con la media nazionale (variabile fra il 53% e il 54%), si ha che i lavoratori equivalenti a tempo pieno potenzialmente a rischio di perdita di posto di lavoro, presso le aziende locali che stanno facendo cassa integrazione, potrebbero essere quantificati su di un ordine non inferiore alle due migliaia di unità.

I dati della rilevazione Istat sulle forze di lavoro hanno registrato, anche in provincia di Parma, la significativa crescita dei disoccupati nel 2013, arrivati a 16 mila unità. I dati di fonte amministrativa lasciano intendere che lo stock dei disoccupati sia cresciuto anche nel primo trimestre 2014: infatti i «patti di servizio», stipulati dai Centri per l’impiego della Provincia di Parma, a favore di cittadini disoccupati o precariamente occupati, che risultano attivi al 31 marzo 2014, sono arrivati alla cifra record di 23.218, registrando una crescita tendenziale del 27,2% e congiunturale del 3,6%.

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  • salamandra

    19 Luglio @ 11.59

    Perfettamente concorde con Vercingetorige!

    Rispondi

  • Medioman

    19 Luglio @ 10.33

    Strano che nessuno trovi analogie, tra la difesa dell'euro e la "quota novanta" del Benito Buonanima. Gli effetti di "quota novanta"? Riduzione dei salari, espansione del "prestito del Littorio" (gli attuali titoli di Stato), rafforzamento delle grandi aziende a danno dei piccoli. Evidentemente, la storia non insegna nulla!

    Rispondi

  • Caliburnus

    19 Luglio @ 09.16

    Non ci sarà nessuna ripresa, ma un lento declino e basta. In Italia.

    Rispondi

  • Gea

    19 Luglio @ 06.16

    Che commentare ? Dente di sega ? Ripresa? Si proprio.... Togli il dente.

    Rispondi

  • Vercingetorige

    18 Luglio @ 18.41

    NESSUN PAESE PUO' ESSERE PROSPERO SE NON E' PROSPERO IL SUO POPOLO ! Se la Gente ha di che vivere decorosamente , compera. Se la Gente compera l' industria e l' agricoltura producono , i commercianti vendono , il PIL ed il gettito fiscale salgono , ma , finchè avremo lavoro senza diritti pagato con salari infami , senza neppure la certezza di averlo ancora il giorno dopo , finchè avremo tre generazioni di giovani che vivono con la pensione , i risparmi e la "liquidazione" del papà , finchè daremo soldi , invece che alla Gente , ad "imprenditori"e finanzieri che se li mettono in tasca e scappano all' Estero , CHE CAVOLO DI "RIPRESA" VOLETE CHE CI SIA ?

    Rispondi

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