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Opec, accordo per tagli alla produzione: in aumento il prezzo del petrolio

Dove finiremo? Forse ce lo dirà il petrolio

Foto d'archivio

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L’Opec vara il taglio della produzione di greggio, il primo da otto anni a questa parte, per riequilibrare il mercato e far risalire le quotazioni del petrolio dopo due anni di prezzi in caduta libera.
Ci sono voluti mesi di trattative (sempre tesissime), incontri formali e informali, ma al vertice di Vienna i ministri dei 14 Paesi aderenti all’Organizzazione sono riusciti ad accantonare le divergenze e scongiurare l’ennesima rottura chiudendo un’intesa che prevede la riduzione dei livelli produttivi di 1,2 milioni di barili al giorno portando il totale giornaliero a 32,5 milioni di barili.
Il nuovo corso scatterà a gennaio e nel frattempo si lavora per trovare un’intesa anche con i Paesi non-Opec.
Sui mercati, le quotazioni del greggio ieri hanno preso il volo e il rialzo dei titoli del settore ha sostenuto le piazze finanziarie con Milano che ha archiviato la prestazione migliore.
Anche questa mattina il petrolio consolida i rialzi: il greggio Wti viene scambiato così sopra i 50 dollari al barile (50,12 dollari) mentre il Brent sale dell’1,4% a 52,56 dollari al barile.

La decisione presa ieri a Vienna è un primo passo che prelude ad altri accordi con i Paesi non-Opec, Russia in primis, e già sarebbe in cantiere un incontro la prossima settimana. Stando alle indiscrezioni, l’Opec sta cercando di organizzare i colloqui il 9 dicembre a Doha, in Qatar, per chiedere ai produttori che non fanno parte del cartello di ridurre la produzione complessiva di 600mila barili al giorno. L’Oman si sarebbe già impegnato a tagliare fino a un massimo del 10%, mentre la Russia si è detta disposta ad abbassare di 300mila barili giornalieri la propria produzione che ora supera i 10 milioni di barili al giorno.
A far cadere i paletti che bloccavano i negoziati su come spartirsi i tagli produttivi, le "concessioni" fatte da Arabia Saudita, Iraq e Iran. Arrivati ieri ai ferri corti, sono scesi oggi a più miti consigli probabilmente nella consapevolezza che un nuovo buco nell’acqua avrebbe bruciato la credibilità dell’Organizzazione e soprattutto il ruolo di ago della bilancia nella fissazione dei prezzi. Punto di snodo, la disponibilità dell’Arabia Saudita verso le richieste dell’Iran che, dopo la fine delle sanzioni economiche, ha sempre vincolato un congelamento della propria quota al raggiungimento dei 4 milioni di barili al giorno, il livello pre-embargo. I Sauditi, alla fine, hanno riconosciuto all’Iran un trattamento speciale accordando di mantenere l’output a 3,8 milioni di barili al giorno. Altro "caso speciale" è l’Indonesia che è stata nuovamente sospesa dall’Organizzazione e - hanno spiegato i delegati - ora la sua quota produttiva (oltre 700.000 barili/giorno il mese scorso) deve ancora essere determinata. A sua volta, l’Arabia Saudita - maggiore produttore Opec - ha accettato il taglio di 486mila barili/giorno e l’Iraq di 210mila.

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