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Teatro Regio di Parma
venerdì 29 gennaio 2010, ore 20.00  turno A
domenica 31 gennaio 2010, ore 15.30  turno D
martedì 2 febbraio 2010, ore 20.00  turno B
sabato 6 febbraio 2010, ore 17.00  turno E
martedì 9 febbraio 2010, ore 20.00  turno C
 
Un giorno di regno
(Il finto Stanislao)
 
Melodramma giocoso in due atti su libretto di Felice Romani e Temistocle Solera
dalla farsa Le faux Stanislas di Alexandre-Vincent Pineux-Duval
 
Musica di GIUSEPPE VERDI
 
Personaggi Interpreti
Il cavaliere di Belfiore,
sotto il nome di Stanislao re di Polonia GUIDO LOCONSOLO
Il barone di Kelbar ANDREA PORTA
La marchesa del Poggio ANNA CATERINA ANTONACCI
DAVINIA RODRIGUEZ (2, 6, 9)
Giulietta di Kelbar ALESSANDRA MARIANELLI
ARIANNA DONADELLI (2, 6, 9)
Edoardo di Sanval IVAN MAGRÌ
Il signor La Rocca PAOLO BORDOGNA
Il conte di Ivrea RICARDO MIRABELLI
Delmonte, Un servo SEUNG HWA PAEK
 
Camerieri e cameriere, vassalli del barone
 
Maestro concertatore e direttore
DONATO RENZETTI
 
Regia, scene e costumi
PIER LUIGI PIZZI
 
Coreografie
LUCA VEGGETTI
 
Luci
VINCENZO RAPONI
 
Maestro del coro
MARTINO FAGGIANI
 
ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO REGIO DI PARMA
 
Allestimento del Teatro Regio di Parma e del Teatro Comunale di Bologna
 
Spettacolo con sopratitoli
 
Assistente alla regia Serena Rocco; Assistente ai costumi Lorena Marin; Responsabile servizi musicali di palcoscenico Elena Rizzo;
Direttore musicale di palcoscenico Fabrizio Cassi; Maestro al cembalo Simone Savina; Maestro di sala e alle luci Claudio Cirelli; Maestro di palcoscenico Matteo Rubiconi;
Direttore di scena Paola Lazzari
 
Scene Teatro Regio di Parma, Teatro Comunale di Bologna; Attrezzeria Carlo Rubechini (FI), Teatro Regio di Parma, Teatro Comunale di Bologna; Costumi Tirelli Costumi (Roma); Calzature Pompei 2000 (Roma); Parrucche Mario Audello (TO); Sopratitoli Prescott Studio srl (Scandicci, FI)
 
Direttore di produzione Tina Viani; Direttore tecnico Luigi Cipelli; Consulente per gli allestimenti scenici Paolo Calanchini
 
Complessi artistici e tecnici del Teatro Regio di Parma
 
Responsabile macchinisti Francesco Rossi; Responsabile elettricisti Andrea Borelli; Responsabile attrezzeria Monica Bocchi; Responsabile laboratorio costruzioni Fausto Sabini; Responsabile fonica Alessandro Marsico; Responsabile sartoria Carla Galleri; Responsabile trucco e parrucche Graziella Galassi; Ispettore di palcoscenico Learco Tiberti
 
 
 

Pier Luigi Pizzi
Una folle giornata
Melodramma giocoso è la definizione che di quest’opera reca il libretto di Felice Romani, uno specialista di questo genere che diede a Rossini i libretti per molte sue opere, tra le quali un capolavoro come Il turco in Italia. E non è un caso che ci sia la complicità di Romani in questa giovanile avventura verdiana, perché il carattere è ben chiaro sin dall’inizio: Rossini c’è stato e non è possibile non tenere conto della sua grande lezione, senza considerare la già acquisita esperienza donizettiana. Un giorno di regno è a mio parere un’opera più ‘fabbricata’ che ispirata, che mentre rivela una già considerevole natura di compositore, dimostra però nello schema generale, come si agganci in modo inequivocabile al mondo rossiniano: cosa questa da intendersi non tanto come un demerito, quanto come un limite. Un’opera che rivela che il talento del suo compositore in quel periodo così tragico della sua vita, era già presente, anche se in embrione, capace di una realizzazione se non perfettamente compiuta, senza dubbio interessante.
Da queste premesse e da queste necessarie prese di distanza, a chi si accinge a rappresentare Un giorno di regno resta il senso di un’opera che ha una sua tenuta precisa, con una storia forse convenzionale e schematica, ma con situazioni spesso brillanti, oltre tutte le riserve che si possono fare, un’opera dinamica. E su questa possibilità di movimento si è puntata la mia prima idea di regia, nel ritmo serrato di una sorta di folle journée, dove tutto avviene appunto nello spazio di un giorno.
Particolarmente interessante mi sembra la circostanza che tutti i personaggi siano trattati con la stessa cura, tutti – a cominciare dall’eroe della vicenda, il fi nto Stanislao – hanno lo stesso spazio e con una compagnia di canto giovane ed agguerrita c’è speranza si possa costruire una vera commedia di caratteri, abbandonandosi senza remore al puro divertimento, al puro gioco scenico. Per i personaggi Felice Romani ricalca in quest’opera un suo schema collaudato. Il Barone ed il Tesoriere, più degli altri, sono ancorati ai modi della commedia settecentesca, sono di casa nell’opera buffa e sono anche quelli che in un certo modo contribuiscono a retrodatare lo stile dell’opera. Al contrario, il tenore, col suo tono alto, generoso, e un’apparente mancanza di rapporto con gli altri, è più proiettato nel futuro; ed è il segno di un istinto di Verdi verso un nuovo tipo di scrittura musicale. Proprio la musica e la linea del canto danno al personaggio quel rilievo che lo stacca dagli altri i quali restano spesso legati alla convenzione dei ruoli. Il fatto stesso che l’azione sia situata all’inizio del Settecento implica già la decisione di andare verso un tipo di commedia in cui i toni più accesi, più romantici del tenore offrono un colore nuovo. I due caratteri femminili sono molto riusciti perché sono giocati con spirito ed ironia: benché molto diversi fra loro la Marchesa del Poggio e Giulietta hanno punti in comune nell’andamento drammaturgico dell’opera. Sono giovani, belle, innamorate, in situazioni diverse ma analoghe nel rapporto con la persona amata. La Marchesa ama il Cavaliere Belfi ore che si presenta sotto le mentite spoglie del re Stanislao di Polonia e quindi non può tradirsi. Lei è convinta di non essere più amata e per ingelosire il cavaliere rivolge le sue attenzioni al Conte Ivrea. Giulietta è invece una giovinetta che ha già fatto la sua scelta: vuole sposare Edoardo invece del ricco tesoriere destinatole dallo zio barone.
L’idea per quanto riguarda un’ambientazione per Un giorno di regno è stata di collocare la vicenda non necessariamente a Brest, tra Russia e Polonia, con una eventuale caratterizzazione mitteleuropea come vorrebbe il libretto, ma di dare una connotazione più italiana, anche un po’ parmigiana, con espliciti riferimenti a questa città. Mi piacerebbe che risaltasse un omaggio a questa città, alla sua eleganza, al suo tono cordiale ed insieme raffi nato, al gusto per la buona cucina, per l’ironia e il buon umore. Ho voluto che venisse fuori il tratto della gente di Parma e delle terre di Verdi in accordo con il pensiero di Verdi, che come sappiamo ha sempre tenuto in gran conto la sua terra, traendo da essa continue ispirazioni.
In quest’aria padana o forse più precisamente parmigiana, ho cercato un aspetto più riconoscibile, più legato al pubblico cui quest’opera è destinata. Questo appare in talune caratterizzazioni, nel gusto per l’abbondanza, nel culto del cibo, in alcune citazioni architettoniche e cro matiche, nel senso della stagione autunnale fredda e nebbiosa. Collocando questa vicenda “in situazione” e scegliendo Parma come luogo d’azione ho pensato ad un dispositivo scenico che consenta cambiamenti a vista, per sottolineare il ritmo, il dinamismo dello spettacolo, il senso del gioco. I costumi li ho immaginati nel tempo indicato dal libretto, ma senza connotarli storicamente, anzi interpretandoli, come la scenografi a più liberamente e fi ltrandoli attraverso un’estetica che mi appartiene, e sempre nell’intento di costruire il clima di una musical comedy.
 
Dalla presentazione pubblicata in occasione del debutto al Teatro Regio di Parma del nuovo allestimento di Un giorno di Regno
 

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