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Gianni Morandi: «Il mio affetto? Io ve lo canto»

Gianni Morandi: «Il mio affetto? Io ve lo canto»
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Vanni Buttasi


Il ragazzo di Monghidoro è sempre in splendida forma. Prima della «passeggiata» di dieci chilometri, Gianni Morandi racconta alla «Gazzetta», in anteprima, il suo spettacolo che farà tappa a Parma venerdì 13 e sabato 14 febbraio, alle 21, alle Fiere, al Teatro Tenda Lotto.  Il tour «Grazie a tutti» è infatti l'ennesimo successo per un cantante sempre adorato dal pubblico.
Gianni, perché «Grazie a tutti»?
«Ho deciso di fare un viaggio nei miei oltre quarant'anni di carriera: è stato un modo per ringraziare chi, oltre al pubblico che mi ha sempre seguito con affetto, è sempre stato vicino a me, come gli autori, i musicisti, i registi, i giornalisti. E' un grazie sincero ma non è definitivo».
Quaranta brani: tutto Morandi in una sera?
«La selezione è stata difficile, visto che ho inciso più di 500 brani. E questa scelta ricalca le due raccolte di successi, con triplo cd, che sono uscite negli ultimi mesi. Molti dei brani in scaletta sono inseriti in “Grazie a tutti” e alcune novità vengono da “Ancora... Grazie a tutti”. Ci sono tutti i titoli più importanti. Sarò da solo su un palcoscenico rotondo: è una formula in cui mi trovo a mio agio e che piace al pubblico, visto che sono già state 150 mila le persone che hanno visto lo show. Avrò un contatto diretto con gli spettatori per oltre due ore e mezza. Racconterò la mia carriera da quando vidi Domenico Modugno in tivù e mi venne la voglia di cantare. Inoltre, nel foyer del teatro tenda, ci sarà una mostra con le copertine dei miei 45 e 33 giri, alcune anche di provenienza straniera, e poi i manifesti e le locandine dei film che ho girato».
Ma c'è una canzone a cui sei particolarmente legato?
«La primissima. “Andavo a cento all'ora”, avevo 17 anni e pensavo che sarebbe stato l'unico disco, invece... E poi ricordo, con affetto, quando sulla Riviera Adriatica la ascoltai da un juke box: mi fece molto effetto».
Tu, come hai ricordato, hai avuto un grande successo da giovanissimo, poi hai vissuto un periodo di crisi, infine sei ritornato alla grande: perché il pubblico ti aveva abbandonato?
«Sicuramente la colpa non è stata del pubblico. Forse non avevo capito che il vento cambiava. Fu dato un colpo di spugna agli anni Sessanta - ora ritornati di moda - e mi ritrovai spiazzato. Sono stati dieci anni di crisi, in alcuni momenti ho pensato anche di cambiare lavoro. Poi quel periodo è finito e sono ripartito».
Quarant'anni fa con «Scende la pioggia» hai vinto «Canzonissima»: quali ricordi sono legati a questa canzone?
«Ricordo i duelli con Claudio Villa, che giunse secondo. Quella “Canzonissima” fu la più bella con Mina, Walter Chiari e Paolo Panelli. Avevo finito il servizio militare, mia moglie era incinta di Marianna e poi quella vittoria: insomma un periodo bellissimo. La rivalità con Claudio Villa metteva a confronto due generazioni: a lui piaceva la sfida e soprattutto gli piaceva combattere».
Parma è una città che ti ama e in cui ritorni spesso: perché?
«E' una città molto bella, in cui torno volentieri. Innumerevoli le volte in cui sono venuto a cantare, ricordo anche un'esibizione al teatro Ducale e infine quattro anni fa ho tenuto un concerto al palasport. E poi ci unisce l'amore per il calcio. Spesso sono venuto al Tardini: adesso stiamo soffrendo insieme. Spero che il Bologna rimanga in serie A e che il Parma ci raggiunga».
C'è un giovane che potrebbe essere il Morandi degli anni 2000?
«Tiziano Ferro, Giuliano Sangiorgi dei Negramaro e Cesare Cremonini».
Ti vedremo anche sul palco di Sanremo?
«Penso che andrò ad “aiutare” Pupo, Paolo Belli e Youssou N'dour. Il loro brano è un progetto che nasce attorno alla Nazionale cantanti. Un po' come accadde con “Si può dare di più”. In gara? Non avevo una canzone e poi ero in tour. E soprattutto ci sono già stato tante volte».
E uno spettacolo in televisione?
«Per ora non c'è nulla. Potrebbe essere ripreso dalle telecamere “Grazie a tutti”, ma non c'è nulla di concreto».
Infine parliamo del Morandi atleta: calciatore ma anche maratoneta?
«Rimane l'impegno con la Nazionale cantanti e soprattutto vorrei ritornare a fare quest'anno, per la quinta volta, la maratona di New York. Per restare sul palco due ore e mezza occorre fiato, per questo continuo ad allenarmi».
Così l'eterno ragazzo corre via verso un nuovo successo.


 

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  • Alessandro

    09 Febbraio @ 12.23

    Largo ai giovani .

    Rispondi

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