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Cinema recensioni - Il curioso caso di Benjamin Button

Cinema recensioni - Il curioso caso di Benjamin Button
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di Filiberto Molossi

Nella favola dell’uomo che visse al contrario, la traiettoria - anche dolorosa - di una nazione nata vecchia (con le speranze fasulle del primo dopoguerra, quello del '15-'18, preludio di ben altre tragedie) e morta bambina, spazzata via, insieme ai suoi peccati e ai suoi rimpianti, da un uragano con un nome di donna. E' un film sull'America e sulla caducità delle cose, ma anche sulla vita come scoperta, come avventura, lunga serie di prime volte, di numeri unici da mettere in fila, «Il curioso caso di Benjamin Button», il film, malinconico e struggente, che rilegge Fitzgerald (è ispirato a un racconto del cantore dell’età del jazz) alla luce di «Forrest Gump» (non a caso lo sceneggiatore è lo stesso, Eric Roth: che invece di una piuma qui si affida a un colibrì, restituendo una volta di più il senso epico e atemporale dei sentimenti e delle emozioni), per cogliere, nel movimento antiorario di un tempo condannato a riavvolgersi su stesso, la verità, amara, dell’amore che fugge, lampo che illumina, per pochi istanti, le ragioni misteriose dell’esistere.

Candidato a 13 Oscar, forte di un’idea di partenza originale e significante, denso di un romanticismo «urgente» e insieme esausto, la pellicola, diretta David Fincher, uno dei grandi dell’ultima Hollywood (suoi «Seven» e «Fight club») guarda negli occhi, con umanissimo timore, l’ineluttabilità del tempo che (qualunque sia la direzione) passa, divorando i nostri sogni e le nostre stupide attese, ma senza riuscire a sgretolare ciò che, più intimamente, siamo. Storia di Benjamin, bimbo abbandonato da suo padre, che nasce con le rughe e tutti i malanni di un ottantenne. Gli danno pochi giorni di vita, ma lui, invece di invecchiare, ogni anno che passa ringiovanisce: è un adolescente nel corpo di un anziano, un ventenne col fisico di un pensionato, un uomo di mezza età con la faccia imberbe di un ragazzo. Ma anche la sua vicenda terrena, prima che suoni l’ora delle streghe, si deve compiere: solo con un movimento contrario a quello di tutti gli altri... L’orrore dell’oblio, l’eccezionalità della diversità, la solitudine dell’«eroe», il gioco, a volte magico altre assurdo, del caso («non sai mai cosa c'è in serbo per te», che fa il paio con «la vita è una scatola di cioccolatini: non sai mai quello che ti capita», il più celebre dei «gumpismi»...), l’ossessione del tempo che passa, la transitorietà della felicità: c'è tutto questo nel film, bello ma sin troppo caramellato, di Fincher, che si concentra maggiormente sulle relazioni umane che non sui cambiamenti storici, raccontati con abili dettagli (basta una canzone dei Beatles o un cappello portato in una determinata maniera a racchiudere, e dare il sapore, di un’epoca), spruzzando inoltre il film di raffinati riferimenti (da «Il favoloso mondo di Amelie» a «Da qui all’eternità») cinematografici.
 
Ma, nonostante l’evidente forza produttiva dell’opera, «Il curioso caso di Benjamin Button» risulta anche lungo e un poco patinato, a tratti emozionante ma non scevro da un’idea di rappresentazione estremamente hollywoodiana. L’impianto però è solido e l’impatto assicurato: piacerà, anche perché a correre al contrario una vita degna di essere vissuta è un Brad Pitt capace di avere mille e un’età. Il divo ci sa fare: ma se è onesto deve fare un monumento al suo truccatore.

Giudizio: 3/5

Scheda
Regia: David Fincher
Sceneggiatura: Eric Roth
Con: Brad Pitt, Cate Blanchett, Julia Ormond, Taraji P. Henson, Tilda Swinton
Fotografia: Claudio Miranda
Genere: Drammatico, fantastico
Usa 2008, colore, 163 minuti
Dove: Capitol, Cinecity, Warner Village, Cristallo di Borgotaro

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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