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Thor

Luce e Buio ai ferri corti. Come vuole il copione

The dark world Angeli contro Demoni in salsa d'avventura

Luce e Buio ai ferri corti. Come vuole il copione
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Gianluigi Negri
Dai tempi della trilogia di «Guerre stellari» (la prima, ovviamente), è obbligatorio, per chissà quale regola non scritta, farsi attrarre dal «lato oscuro» in ogni secondo capitolo. Per tutte le saghe successive a quella di Lucas, negli ultimi trent’anni i critici si sono cimentati nell’ardua impresa di scrivere la stessa recensione, mettendo sempre in evidenza come il nuovo capitolo fosse «più cupo del precedente». 
Succede anche con il nuovo «Thor», chiaro come il Sole a partire dal titolo: «Thor – The dark world». E allora? Siamo sempre lì: Bene e Male che si fronteggiano (gli estremi invariabili di ogni storia fantasy e di ogni fumetto), Luce e Buio ai ferri corti. Chi preferisce la prima, chi si fa abbagliare dall’oscurità: che, in tantissimi casi, piace di più, a prescindere. Ora, il problema non è tifare per gli angeli o i demoni. La sfida di un regista è come quella di un cuoco: cucinare una storia che possa essere assaporata come un piatto d’alta scuola, deliziando il palato (o lo sguardo), senza far pensare, al momento della degustazione-visione, ai singoli ingredienti. Ciò che dovrebbe contare è l’insieme: e invece Alan Taylor (tanta tv alle spalle, compresi numerosi episodi de «Il trono di spade») sembra soltanto, in ogni momento, dosare scolasticamente gli ingredienti, senza mai tenere conto del risultato finale. Un po’ di cattivi di qua, un po’ d’ironia di là, un po’ di Asgard, un po’ di Terra, un po’ di Thor, un po’ di Loki, un po’ di battaglie perse, un po’ di battaglie vinte. Insomma, di tutto un po’. Con accademica professionalità e poca personalità. E con la classica sequenza post-titoli: qui doppia, per dare un po’ di sapore a un’operazione piuttosto scipita.
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Gianluigi Negri

 

Dai tempi della trilogia di «Guerre stellari» (la prima, ovviamente), è obbligatorio, per chissà quale regola non scritta, farsi attrarre dal «lato oscuro» in ogni secondo capitolo. Per tutte le saghe successive a quella di Lucas, negli ultimi trent’anni i critici si sono cimentati nell’ardua impresa di scrivere la stessa recensione, mettendo sempre in evidenza come il nuovo capitolo fosse «più cupo del precedente». Succede anche con il nuovo «Thor», chiaro come il Sole a partire dal titolo: «Thor – The dark world». E allora? Siamo sempre lì: Bene e Male che si fronteggiano (gli estremi invariabili di ogni storia fantasy e di ogni fumetto), Luce e Buio ai ferri corti. Chi preferisce la prima, chi si fa abbagliare dall’oscurità: che, in tantissimi casi, piace di più, a prescindere. Ora, il problema non è tifare per gli angeli o i demoni. La sfida di un regista è come quella di un cuoco: cucinare una storia che possa essere assaporata come un piatto d’alta scuola, deliziando il palato (o lo sguardo), senza far pensare, al momento della degustazione-visione, ai singoli ingredienti. Ciò che dovrebbe contare è l’insieme: e invece Alan Taylor (tanta tv alle spalle, compresi numerosi episodi de «Il trono di spade») sembra soltanto, in ogni momento, dosare scolasticamente gli ingredienti, senza mai tenere conto del risultato finale. Un po’ di cattivi di qua, un po’ d’ironia di là, un po’ di Asgard, un po’ di Terra, un po’ di Thor, un po’ di Loki, un po’ di battaglie perse, un po’ di battaglie vinte. Insomma, di tutto un po’. Con accademica professionalità e poca personalità. E con la classica sequenza post-titoli: qui doppia, per dare un po’ di sapore a un’operazione piuttosto scipita.

GIUDIZIO **

THOR – THE DARK WORLD 

REGIA:  ALAN TAYLOR

INTERPRETI: CHRIS HEMSWORTH, NATALIE PORTMAN, TOM HIDDLESTON, STELLAN SKARSGÅRD, IDRIS ELBA, CHRISTOPHER ECCLESTON, KAT DENNINGS, RAY STEVENSON, ZACHARY LEVI, RENE RUSSO, ANTHONY HOPKINS.

Usa 2013, colore, 1 h e 52’

GENERE: FANTASY 

DOVE: THE SPACE BARILLA E PARMA CAMPUS



 

 

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