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Storie di donne e della loro triste fine: ogni riferimento non era casuale

Storie di donne e della loro triste fine: ogni riferimento non era casuale
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Valeria Ottolenghi

 

Applausi a scena aperta per ogni storia/ personaggio, e poi ancora molto lunghi e sentiti, carichi di calda partecipazione, al termine di «Ferite a morte» di Serena Dandini: tanto pubblico al Teatro Regio per questi ricordi vissuti per i quali, si legge in apertura del programma di sala, «ogni riferimento a fatti e persone realmente esistenti non è affatto casuale». Perché è purtroppo la realtà a offrire materia per questi racconti di morti violente, che in scena sono solo un piccolo esempio: in uno degli schermi, utilizzati in varie forme, anche con belle immagini di volti femminili, scorreranno poi tanti nomi di donne uccise dalla violenta brutalità degli uomini. «Avevamo il mostro in casa e non ce ne eravamo accorte»: inizia così Lella Costa/ Teresa che aveva accettato ogni cosa pur di fingere la quiete familiare, anche un’altra donna in casa. Il suo ultimo bambino morto insieme a lei prima di poter venire alla luce, lei che si dice grata al marito per averle dato una vangata in testa prima di bruciarla viva. Ritorna questa sorta di «umorismo nero», un delirio di dipendenza, anche con altre figure femminili: ad interpretarle, oltre a Lella Costa, spigliate, abili nel mutare ruolo, anche Orsetta de’ Rossi, Giorgia Cardaci e Rita Pelusio. Diverse le nazionalità, le regioni italiani di provenienza, le età. Mutano il ceto sociale, l’ideologia politica, il livello culturale, il grado di libertà e di autonomia. Sembra non esista un particolare ambito sociologico indenne dal rischio morte in famiglia. Bisognerebbe imparare a difendersi presto dall’uomo geloso, possessivo, violento, incapace di vivere in condizione di parità con la donna, ossessionato dall’idea di essere abbandonato. Giustamente si parla di «Spoon River» del femminicidio: si ascoltano più voci, diversi accenti, ogni figura il proprio racconto, storie che terminano spesso con una speciale malinconia. La donna iraniana lapidata per adulterio; l’economista che era arrivata a guadagnare più del marito; la giovane sposa, picchiata già in viaggio di nozze, in fondo morta sin da allora; Amina, sgozzata dal padre e dal fratello perché voleva stare con l’uomo scelto da lei. E così via: strozzate, accoltellate, gettate dalla finestra...la casistica varia anche per le forme d’assassinio. Le attrici, abiti neri e scarpe rosse, sono quasi sempre in scena una alla volta. Ma poi anche tutte e quattro insieme per storie affini, con il persecutore che manda messaggi, si rifiuta di credere di essere stato abbandonato - e chiede un ultimo appuntamento: quello fatale!

FERITE A MORTE
di Serena Dandini (collaborazione ai testi di Maura Misiti)
REGIA: Serena Dandini
CON: Lella Costa, Orsetta de’ Rossi, Giorgia Cardaci, Rita Pelusio
PRODUZIONE: Mismaonda srl – La Contemporanea srl, con il patrocinio del Ministero degli Esteri. Partner ENI
GIUDIZIO: *****

 

 

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