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lirica

"Pagliacci" non scalda, applausi per "Gianni Schicchi"

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Una scena di Pagliacci

Una scena di Pagliacci

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<Pagliacci> non scalda, applausi per <Gianni Schicchi>: esito nettamente differente per i due titoli abbinati in occasione dell'inaugurazione della stagione lirica 2014 del Teatro Regio. 

L'opera di Leoncavallo <azzoppata> soprattutto dall'interpretazione del ruolo di Canio da parte del tenore Marcello Giordani, contestato dal loggione. Meno tesa e più divertente l'atmosfera per l'atto buffo di Puccini salutato dagli applausi, con Elia Fabbian nel ruolo del titolo. Particolarmente apprezzata la regìa <cinematografica> di Federico Grazzini, filo conduttore delle due opere, così come il direttore Francesco Ivan Ciampa. La serata è stata dedicata dal Teatro Regio alla memoria della giornalista Elena Formica scomparsa il mese scorso.

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La vigilia della "prima": dalla Gazzetta di Parma di domenica

«Pagliacci» di Ruggero Leoncavallo e «Gianni Schicchi» di Giacomo Puccini inaugurano stasera (ore 20.00, diretta su Tv Parma dalle 19.55) la Stagione lirica 2014 del Teatro Regio. Un abbinamento decisamente insolito - e per questo ancora più prezioso - di due opere comunque assenti da lungo tempo dal palcoscenico del Regio. Utile guida all'ascolto sarà la presentazione, a cura del nostro critico musicale, che proponiamo qui di seguito. (r.s.)


Accostamento libero, quanto sollecitante quello delle due opere con cui si apre la stagione lirica: da un lato «Gianni Schicchi» uscito dalla gabbia di quel «Trittico» ideato da Puccini per offrire un quadro nuovo della sua creatività, dall’altro i «Pagliacci» sciolti dalla consuetudine di quel gemellaggio con «Cavalleria rusticana» che ha avuto il sintetico suggello di marchio anglosassone nello stringato «Cav.and Pag.». Uscita dagli schemi che consente di osservare (ascoltare) le due opere da un’angolazione più aperta rispetto a certi condizionamenti che, nonostante la straordinaria popolarità che da sempre ha accompagnato le due opere, erano andati determinandosi sul terreno critico.
Innanzitutto nettissimo lo stacco tra i due compositori, un tempo accomunati troppo genericamente sotto la cappa di quel ‘verismo’ che, nella stessa correlazione con il teatro e la narrativa degli ultimi decenni del secolo, oggi ha trovato una considerazione ben più modulata ed approfondita. Senza dubbio dentro la formula «Giovane scuola» si muovono personalità differenti, come quella di Leoncavallo: troppo bistrattato, riterrà Gavazzeni, che invece ne riconoscerà la singolarità: «Strano personaggio, anche nel modo di vivere; uomo colto che va a finire a San Francisco a suonare il pianoforte nei caffè» e che tuttavia, nella varietà di esperienze compiute sul terreno operistico, firmerà un unico capolavoro.
Nati sullo sfondo illuminato dalla folgorante apparizione di «Cavalleria rusticana», «I Pagliacci» ne proiettano le suggestioni in una direzione di marcata evidenza narrativa, nel dichiarato intendimento espresso nel libretto da lui stesso redatto - «uno dei più validi che esistano» dichiarerà René Leibowitz nella sua clamorosa riabilitazione dell’opera verista - di «pingervi uno squarcio di vita», e di raccontare la storia «con vere lacrime», propositi che trovano attuazione attraverso un’elaborazione musicale e soprattutto vocale di forte segno. L’opera andrà in scena a Milano, al Teatro dal Verme, sotto la direzione di Toscanini il 21 maggio 1892, ottenendo un successo straordinario.
Anche per Puccini l’attrazione per ‘l’atto unico’, formula che appunto in «Cavalleria rusticana» aveva trovato un suggello emblematico, covava da molti anni, nell’intento di uscire da quegli schemi che lo avevano accompagnato nella sua carriera; in particolare pensava a tre atti unici, vale a dire ad una struttura tripartita che aveva avuto un esito altissimo in «Les Contes d’Hoffman» e ancor di più aveva il suo modello supremo nella «Commedia» dantesca. Nacque così, tra varie incertezze, non estraneo il clima degli anni di guerra, il «Trittico» costituito da «Il Tabarro» su libretto di Adami, da «Suor Angelica» su libretto di Gioacchino Forzano e «Gianni Schicchi» sempre su libretto di Forzano. Un polittico articolato su tre caratteri assolutamente diversi, il tragico, l’elegiaco, il comico, a comporre un’unità che Puccini intendeva rispettare chiedendo che le tre opere venissero proposte in una stessa serata. Così avverrà alla prima, al Metropolitan di New York il 14 dicembre del 1918, alla quale Puccini non poté assistere causa le difficoltà del viaggio, essendo invece presente alla prima italiana, al Costanzi di Roma l’11 gennaio 1919, direttore Gino Marinuzzi. Ma il destino del «Trittico» era quello di perdere la sua unità associandosi poi ogni opera ad altri atti unici, secondo combinazioni dettate da varie opportunità e gusto. Tra le più ricorrenti quella di associare «Pagliacci» e «Schicchi». Interessante osservare come il caleidoscopio critico nei riguardi del «Trittico» sia andato ruotando nel tempo, corrispondente anche ad una più approfondita messa a fuoco della personalità di Puccini: se «Il Tabarro» ha visto crescere le sue azioni per la sua «tinta» e così pure «Suor Angelica» è stata riscattata da un preteso eccesso di sentimentalismo, « Gianni Schicchi» ha conservato con la sua comicità – nel proposito di Puccini « di ridere e di far ridere» - una cifra nitidissima, come è stato detto «l’ultima commedia lirica italiana».
____________________

 

 

 

 

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  • Emilio

    13 Gennaio @ 07.33

    Due belle opere. Una fusione di drammaticità e ironia azzeccata. Bravi.

    Rispondi

  • Francesco

    13 Gennaio @ 07.24

    brundofrancesco@libero.it

    Ottimi i pagliacci della nostra classe politica.

    Rispondi

  • Matteo

    13 Gennaio @ 02.24

    Prima nel complesso deludente, mi aspettavo molto di più anche se " Pagliacci" è un' opera difficile. Non ha brillato Marcello Giordani nella parte di Canio (Pagliaccio) che è scivolato spesso, trascinando con sè anche gli altri interpreti. In GIanni Schicchi si rivede Elia Fabbian ( Tonio, lo scemo, nei Pagliacci) che si riprende, aiutato soprattutto dall'opera stessa, buffa, divertente e piena di umorismo. Quello che è mancato al loggione di Parma stasera, non senza ragioni.

    Rispondi

  • Stefania

    13 Gennaio @ 01.08

    SERATA MERAVIGLIOSA....!!!!!!!!!!!!!!! Due opere fantastic he in una cornice unica. ef

    Rispondi

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